Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 28 agosto 2016

Scritto il 24 agosto 2016 07:43 da Redazione Carpinetum

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Villa Flangini: un successo

Scritto il 24 agosto 2016 07:32 da Don Gianni Antoniazzi

Molti giornali hanno titolato che durante l’estate gli anziani sono rimasti soli in città. Per loro la parrocchia di Carpenedo ha organizzato i soggiorni ad Asolo con risultati straordinari

In questa settimana si concludono i soggiorni ad Asolo per gli adulti e gli anziani organizzati dalla parrocchia presso Villa Flangini. Giornali radio e televisione hanno più volte parlato del problema degli anziani rimasti soli in città durante l’estate. Su lettera aperta di questa settimana pubblichiamo la sintesi di una lettera che ci è stata segnalata su questo argomento. L’Auser ha cercato di porre rimedio al problema della solitudine con un numero di telefono al quale rivolgersi: 800-995988, attivo tutti i giorni dalle 8.00 alle 20.00.

La parrocchia ha proposto di riprendere i soggiorni ad Asolo e il bilancio è più che positivo. Hanno partecipato circa 90 persone. L’esperienza è stata sostenuta da cuochi impeccabili e da animatori straordinari. Per tutto il mese di agosto c’è stato il fresco e il ventilato tipico del celebre microclima di Asolo: notti fresche e giornate ariose e miti. Diciamo grazie alle cuoche Rita ed Emanuela B. con Emanuela R., che hanno deliziato gli ospiti con abilità meritevoli da 5 stelle. Grazie  alle coppie di adulti Flavia e Sandro Stella, Marta e Roberto Pagotto, che sono stati punti di riferimento costanti per ogni bisogno ed hanno animato le tre settimane. Grazie ai giovani Emma e Matteo che hanno portato una folata di freschezza e hanno lavorato sia nel servizio mensa sia nella cura delle pulizie. Grazie a don Claudio che per 3 settimane si è fermato ad Asolo e ha offerto amicizia e sapienza spirituale agli ospiti. Grazie a Vallì che, gettando il cuore oltre l’ostacolo, da mesi ha preparato con cura ogni cosa. E grazie di cuore ai molti ospiti che hanno creato un clima famigliare, festoso, sereno, pieno di vitalità. I cuochi, i giovani e gli staff di animatori hanno riferito che mai si sarebbero aspettati una tale soddisfazione.

È stato prezioso far rivivere Villa Flangini come luogo di attività famigliare per la crescita e lo sviluppo della vita parrocchiale! Molti già ci hanno chiesto di tornare il prossimo anno e ci hanno rimproverato di non aver fatto un’adeguata pubblicità per quest’estate. È vero: abbiamo usato un profilo sempre molto prudente. D’altra parte era il primo anno e dovevamo capire se gli obiettivi erano stati tarati in modo corretto. Ora che abbiamo sperimentato con successo la formula speriamo di poterla sviluppare, ampliare e riproporre moltiplicata per l’anno venturo. Confidiamo che quelli che sono venuti ci aiutino a diffondere la notizia e incoraggino amici e conoscenti a provare l’esperienza durante l’estate del 2017.

don Gianni

Orario ordinario Messe Festive

Scritto il 22 agosto 2016 07:55 da Redazione Carpinetum

Da domenica 4 settembre 2016 riprende l’orario ordinario delle Messe Festive:

  • ore 8
  • ore 9 (messa del fanciullo)
  • ore 10.30
  • ore 12
  • ore 18.30

La vita è uno sforzo continuo…

Scritto il 21 agosto 2016 11:44 da Plinio Borghi

La vita è uno sforzo continuo, da quando veniamo alla luce fino al momento in cui siamo chiamati a lasciarla. Della serie: chi si ferma è perduto. Non ci sono ambito o condizione che ci esimano dal farci largo tra mille sfide, mille difficoltà, mille peripezie. Poi, per taluno ce ne potranno essere un po’ meno e per tal altro qualcuna in più a seconda delle agevolazioni o dei “talenti” di cui è in possesso, ma la tensione e l’impegno non possono flettere se vogliamo darci degli obiettivi e migliorare. Non credo ci sia chi tende a peggiorare o a fallire. Anche uno che ha molto deve faticare, forse più degli altri, per mantenere una certa quota: non farlo significa essere già in perdita, qualsiasi possa essere il livello (economico o altro) su cui poggia. Chi non è su questa lunghezza d’onda, ha già rinunciato a priori a vivere e difficilmente potrà trovare porte aperte o strade in discesa. E stiamo parlando solo di questa vita, quella terrena, così breve, così effimera, così volatile, un battito di ciglia rispetto al tempo finito in cui la nostra esistenza è inserita. Figurarsi per conquistare quella eterna se vale il contrario! Anche una logica semplice arriverebbe alla conclusione che non può essere così. Infatti, Gesù oggi, disattendendo una domanda mirata a quantificare coloro che si salveranno, risponde decisamente: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno”. In sostanza il Maestro ne fa una questione di qualità: quanto più ci saremo concentrati nella giusta direzione e quanto più ci saremo impegnati nella sequela della sua parola, tanto più beccheremo la porta aperta per accedere al banchetto che ci attende. Attenzione, il termine sforzo non è sinonimo di fatica fisica, né si tratta di adempiere a pure formalità: è tensione mentale e risposta concreta. Il cap. 25 di Matteo a tal proposito è molto chiaro: quando mai ti abbiamo visto nudo o affamato ecc. ecc.?; ogni volta che l’avrete fatto al più diseredato di voi l’avrete fatto a me. Anche stavolta siamo in sintonia. Se busseremo alla porta che il Padrone ci avrà chiuso in faccia, richiamandogli come gli siamo sempre stati “formalmente” fedeli, Egli ci risponderà: “Non vi conosco!”. Proviamo a ripercorrere quella semplice canzone che spesso cantiamo ai funerali “Quando busserò alla tua porta”: non ha niente di clamoroso o trascendentale, ma è una buona sintesi per un esamino di coscienza.

Lettera aperta del 21 agosto 2016

Scritto il 17 agosto 2016 05:52 da Redazione Carpinetum

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I desideri dell’uomo moderno

Scritto il 17 agosto 2016 05:29 da Don Gianni Antoniazzi

Negli Stati Uniti qualcuno ha stilato la classifica dei dieci desideri più importanti per l’uomo d’oggi

Al primo posto c’è il desiderio di restare giovani, al secondo di essere felici, poi diventare immortali, tornare indietro nel tempo, e non perdere la persona amata. Al sesto posto c’è il desiderio di essere sani, poi innamorarsi, essere famosi, e viaggiare per il mondo. Solo al decimo posto c’è il desiderio di diventare ricchi. Tra i primi dieci non c’è quello di fare del bene.

Tre dei primi desideri per l’uomo moderno riguardano il tempo: restare giovani, diventare immortali, e poter tornare indietro nel tempo. Il tempo è la ricchezza più desiderata: ci è dato gratis, ma è impagabile. La sua qualità dipende dall’uomo. Einstein scriveva così: “Quando un maschio siede vicino ad una ragazza carina per un’ora sembra sia passato un minuto, ma fatelo sedere su una stufa accesa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora”.

Il saggio coglie il senso del tempo e lo riempie di vita. Al rovescio, Luigi XIV, re di Francia, la sera del 14 luglio 1789 (Rivoluzione Francese) scriveva nel suo diario: “Oggi niente di nuovo”.

Un cristiano capisce che questo è un tempo di passaggio e mentre invecchia tiene lo sguardo sul “giorno senza tramonto”. Lì c’è la nostra speranza per stare nella giovinezza di Dio.

don Gianni

Gesù come Nerone?

Scritto il 14 agosto 2016 12:01 da Plinio Borghi

Gesù come Nerone? Non mi si dia del blasfemo per l’accostamento, ma di primo acchito oggi il Maestro dà l’impressione di anelare ad un fuoco distruttore: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso!”. Sappiamo che è in cammino verso Gerusalemme, per l’epilogo della sua missione, e l’abbiamo sentito strada facendo catechizzare i suoi con vari riferimenti. Ma, oggi sembra interrompere il flusso normale del suo dire e quasi mordere il freno affinché si compia al più presto il progetto che il Padre ha disegnato su di lui e di converso per noi. “C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!”, aggiunge subito. Fatto uno più uno, mi sono balzate alla mente le parole di Giovanni Battista: “… Costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Ecco l’aggancio ed ecco la necessità di arrivare presto alla croce, il vero battesimo di fuoco cui Gesù è chiamato. Rimane comunque un fuoco distruttivo, perché, lo direbbe meglio San Paolo, la salvezza passa attraverso la morte dell’uomo vecchio (e il Vangelo ci sta insegnando come) e l’uomo nuovo verrà generato dalla Resurrezione. A questo punto chi c’è c’è e chi nicchia si autoesclude; per ciò lo “sfogo” del Salvatore, continua in modo deciso: “Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione” e a scanso di equivoci esemplifica pure. D’altronde, non c’è legame di sangue che tenga: l’essere di Cristo lo supera e semmai lo rafforza.
Alla vigilia della festa di Maria assunta in cielo, il mio pensiero non può che rivolgersi quindi a Colei che del battesimo di fuoco non ha avuto bisogno, perché lo Spirito Santo l’ha generata priva del peccato originale per essere degna di diventare anche con tutto il suo corpo tempio del Creatore. Lei, che si è consegnata a Dio in piena fiducia e la cui Assunzione è stato pertanto un fatto puramente conseguente, ci sia di aiuto, come mamma, a capire tutto e ci tenga chiara la prospettiva di quella che sarà anche la nostra strada. (Ah, dimenticavo Nerone. La rivisitazione storica di quello stravagante imperatore ce lo consegna come vittima del Senato rispetto ad una sua idea innovatrice dell’Urbe decadente, per cui l’aver appiccato il fuoco, accusando poi del fatto i cristiani, gli ha consentito una bella ripulita e la messa in opera di ciò che la sua fantasia creativa aveva partorito. Forse, tenute le debite differenze e distanze, non è così peregrina l’affinità fra i due tipi di fuoco).

Lettera aperta del 14 agosto 2016

Scritto il 10 agosto 2016 05:51 da Redazione Carpinetum

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Assunzione di Maria

Scritto il 10 agosto 2016 05:36 da Don Gianni Antoniazzi

Nel cuore dell’estate, i nostri bisnonni, facevano festa per rafforzare i legami di fraterni-tà. L’Assunta si sposava con le tradizioni locali della campagna per promuovere la vita

Lunedì prossimo, 15 agosto, celebreremo la solennità dell’Assunzione di Maria. I nostri vecchi, soprattutto nelle campagne, profittavano di questa festa per rafforzare la fraternità. L’Assunta si sposava con le tradizioni locali per promuovere la gioia dello stare insieme. La situazione contemporanea è molto cambiata e si punta ad un riposo più personale. Noi cristiani capiamo bene la radice della festa. Da una parte l’Assunzione di Maria “in cielo” garantisce che l’uomo è sempre amato da Dio. Siamo noi a chiamare qualcuno “lontano”, ma questa parola esprime la nostra distanza dal fratello, non la sua da Dio. Dall’altra parte questa solennità annuncia che la morte non ha l’ultima parola sulle vicende umane. «Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti» (1Cor 15,20).

Forse non crediamo fino in fondo alla completezza della risurrezione. Ecco alcune parole di Enzo Bianchi: «La grande Tradizione della Chiesa ha gradualmente proclamato Maria al di là della morte, in quella dimensione altra dell’esistenza che non sappiamo chiamare se non “cielo”, una parte della “terra” nel “cielo”. In Maria è anticipata la meta che attende ogni essere umano, “Dio tutto in tutti” (cf. 1Cor 15,28), è primizia e immagine degli uomini presso Dio».

don Gianni

Il florilegio paolino…

Scritto il 7 agosto 2016 12:38 da Plinio Borghi

Il florilegio paolino, proposto dalla liturgia di oggi per dimostrare la forza della fede e quanto si arrivi a fare se ci si crede, induce a trarne conclusioni valide anche sul piano “laico”. Se andassimo a spulciare tutti i risultati ottenuti in ogni campo o ad analizzare tutte le conquiste che l’uomo è riuscito a perseguire, ci accorgeremmo che il minimo comun denominatore è costituito da una convinzione incrollabile e da una determinazione granitica di farcela. Sicuramente i procedimenti o i percorsi saranno stati costellati di dubbi, e guai se così non fosse, ma questi non hanno fatto che incrementare e incentivare il cammino verso il risultato. La differenza fra queste impostazioni e la nostra fede sta “solo” nel fatto che noi sappiamo qual è l’epilogo, anche se non lo conosciamo, in senso etimologico, perché la conoscenza è proprio il premio finale. Sembra una contraddizione, un controsenso, ma in realtà non è così, dato che l’occhio della fede va oltre la logica. Per questo chi non ha questo dono, se è un laico onesto, ce lo invidia. Ne ho conosciuti di persone e personaggi sedicenti non credenti che mi hanno dato conferma di ciò, anche se ne ho incontrati altrettanti che catalogavano tout court come mistificanti i motivi e pertanto le azioni conseguenti al nostro credo. Per la cronaca fra questi ultimi non ho mai annoverato ricercatori di qualsivoglia spessore, perché questa sì è una logica stringente: chi è onesto nella ricerca, vuoi del risultato scientifico, vuoi della verità, non può non ammettere che la fede costituisce una marcia in più. Certo, non basta pensare di averla e di custodirla gelosamente, come il servo infingardo della parabola dei talenti; bisogna investirla e il vangelo di Luca, da domenica scorsa, continua a dirci come: accumulando con le risorse terrene un tesoretto utile al regno dei cieli. Oggi è in evidenza l’elogio al servo sempre preparato all’arrivo del padrone: chi si lascia andare approfittando dell’assenza sarà sopraffatto dall’improvvisa comparsa e ne pagherà le conseguenze; chi invece avrà atteso “attivamente” e avrà continuato ad amministrare bene sarà depositario di una fiducia illimitata e avrà molto più di prima. Bella la conclusione del brano, anche questa apparentemente illogica, ma oggetto di profonda riflessione per tutti, specie per chi riveste incarichi di responsabilità: “A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà chiesto molto di più”.

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