Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 20 agosto 2017

Scritto il 17 agosto 2017 08:21 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 20/8/2017. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Abbiamo perso la lettura

Scritto il 17 agosto 2017 08:12 da Don Gianni Antoniazzi

Secondo l’Istat gli italiani prendono in mano un giornale o un buon libro sempre di meno. I più giovani lo fanno per stretta necessità e preferiscono testi brevi. C’è più qualcuno che consulti la Scrittura Divina?

Secondo le ricerche (Istat) nell’ultimo anno la metà abbondante degli italiani non ha letto neppure un testo. La situazione peggiora al Sud e per i maschi. La tecnologia non aiuta: Internet è occupata da immagini, video e musica mentre la scrittura sta diventando marginale. Anche i brevi sms potrebbero cedere il passo ai messaggi vocali, più semplici da comporre.

Stiamo dunque tornando analfabeti. Pensiamo alle conseguenze per la fede. Il Cristianesimo è la “religione del libro”, ma chi prende più in mano la Bibbia? Secoli prima di Cristo, quando ancora Venezia era una palude, gli ebrei di 12 anni dovevano saper leggere e scrivere a memoria la Torah. Rispetto a loro siamo regrediti.

In linea generale la lettura nutre la mente, approfondisce i pensieri, apre lo sguardo. Un libro spalanca gli orizzonti quanto un viaggio. Per noi credenti c’è di più. L’ignoranza della Scrittura non è solo incomprensione del passato letterario e artistico. Il Dio di Abramo parla attraverso la natura, agisce attraverso i fatti quotidiani, ma chiede di essere riconosciuto attraverso la lente della Bibbia, così che l’ignoranza della Scrittura diventa ignoranza di Dio (S. Ignazio).

Come possiamo capire le nostre vicende se non abbiamo nel cuore le parole di Cristo? Costa poco leggere un Vangelo: quello di Marco domanda un’ora e mezzo al massimo. Perché non provare?

don Gianni

Scommettere con Dio…

Scritto il 13 agosto 2017 10:41 da Plinio Borghi

Scommettere con Dio non è conveniente e men che meno provocarlo. Tralasciando la questione di Lucifero, ci ha provato all’inizio dei tempi Adamo e siamo ancora qui a pagarne le conseguenze; nel corso dei secoli le sacre scritture ci ricordano altri episodi finiti male, come, per dirne uno, quello della torre di Babele. Alla base di tutto sta l’eterna tentazione dell’uomo di scambiare la “somiglianza” per “eguaglianza”, vizietto che stiamo coltivando anche nell’era moderna, quando manovriamo la scienza fino a sostituirci al Creatore nell’essere arbitri della vita e della morte non solo nei confronti del creato (che Egli ci ha consegnato perché lo custodissimo), ma addirittura dell’uomo stesso. C’è poco da fare, è sempre in ballo lo spessore della fede che ci ritroviamo, che magari fosse almeno come il famoso granello di senapa: non ci sarebbero problemi di comportamento e potremmo spaccare il mondo! Oggi a darcene l’esempio c’è ancora Pietro, l’apostolo che più ci è affine, mediante la spavalda provocazione al Maestro che è in arrivo alla sua barca camminando sulle acque, con grande apprensione dei compagni che lo prendono per un fantasma: “Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”. Conosciamo l’epilogo: è bastato un soffio di vento più forte per farlo vacillare. Per fortuna Dio ci conosce fin troppo bene e la sua riserva di misericordia è infinita, purché abbassiamo le ali e ristabiliamo le distanze. “Signore salvami!”, ha subito gridato il povero Pietro che stava affondando: non c’erano più dubbi su chi fosse quella sagoma. Questo episodio mi ha fatto tornare alla mente una significativa barzelletta che, visto che è ferragosto, vi voglio riproporre. Un tale si avvicina ad un crocchio di persone che assisteva ai continui lanci dal ventesimo piano del grattacielo di una persona che, giunta a terra, si fermava rimbalzando: plinnn, pilinn, plin.. Avvicinatosi al protagonista gliene chiede ragione. «Semplice – rispose questi – è solo questione di auto convincimento. Al momento del lancio scendi ripetendo a te stesso: “Io sono una palla” e, quando arrivi, ti fermi a piccoli balzi. Vieni con me e vedrai». I due salgono al ventesimo piano e il performer ripete l’operazione invitando l’altro a imitarlo. Questi si decide e si butta ripetendo, piano dopo piano, “io sono una palla, io sono una palla..”. Tuttavia, giunto al terzo piano lo assale un dubbio: “E se fossi un budino?” e subito dopo.. s-ciack. Ogni commento è superfluo.

Lettera aperta del 13 agosto 2017

Scritto il 9 agosto 2017 06:22 da Redazione Carpinetum

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L’Assunzione della Beata Vergine Maria

Scritto il 9 agosto 2017 06:19 da Don Gianni Antoniazzi

La festa del 15 agosto ha un valore profondo: la fede di Maria tiene il nostro sguardo orientato al Cielo, la sua assunzione al Padre assicura che il progetto di Dio giunge sempre a compimento

Nell’Antico Testamento il re Ezechia, gravemente malato, precipitò nello sconforto quando ricevette dal profeta l’annuncio della sua morte imminente. Per sfogare poi la propria desolazione ed esprimere la sfiducia verso Dio e il futuro incerto cominciò a dire: “i miei occhi sono stanchi di guardare in alto”. Anche i libri del Qoélet e di Giobbe attestano che talora la fede può diventare ambigua e illusoria. Succede quando l’uomo non adora il Signore ma, di fatto, un proprio idolo costruito ad immagine dei propri pensieri.

Bisogna riconoscere che, se a guardare male il cielo si può stare delusi, anche fissando la terra non si trova molta consolazione. In questo periodo il nostro paese è deturpato, inondato e incendiato; l’economia sembra in ripresa ma non dà lavoro. La politica si mostra gretta, protesa ai voti, senza ideali; l’informazione appare povera se non imbavagliata, lontana dai vertici del passato. La nostra Chiesa è ancora indolenzita dalle sue stesse ferite e non riesce a riprendersi.

Maria Assunta è immagine della persona che, nonostante l’esperienza aspra della croce vissuta in prima persona e fino in fondo, continua a tenere elevato lo sguardo a Dio in modo concreto e luminoso al contempo. Non ha permesso che la sua fede divenisse illusoria o ideale. Capiva che Dio benedice tutto, fino in fondo e non è mai venuta meno. In lei vediamo la storia umana redenta e portata a compimento. Contemplando lei ritorna la speranza di un futuro pieno, per tutti.

don Gianni

La compassione va rispolverata…

Scritto il 6 agosto 2017 11:39 da Plinio Borghi

La compassione va rispolverata e riattualizzata, anche da chi è convinto d’averla sempre praticata. Perché? Per il semplice motivo che l’abitudine e i luoghi comuni sono una trappola, che è fin troppo facile confonderla con la pietà spicciola a senso unico, che si può incappare nell’inganno di pseudo soggetti passivi, che la gente non sempre afferra la qualità di attenzione che le riserviamo e in definitiva che noi non siamo Gesù Cristo, vero fautore di questa virtù, che siamo tenuti ad imitare, ma che non riusciremo mai ad eguagliare. Infatti, nel Vangelo sono diversi i momenti nei quali il nostro Maestro è mosso a compassione ed il noto brano in lettura oggi, relativo appunto alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, è uno di quelli. È un fatto importante, perché prefigura in qualche modo il grande dono dell’Eucaristia e ce ne sarebbe da dire su questo, ma preferisco fissarmi sulla molla che ha fatto scattare il miracolo e che da un lato manifesta il volto più vero di Dio Padre nei confronti dell’umanità, volto che abbiamo imparato a conoscere tramite il Figlio; dall’altro indica anche a noi il modo più genuino per vivere il rapporto con il prossimo: soffrire assieme a chi soffre, condividere i motivi della sofferenza, saper dare una risposta di effettiva compassione a chi non aspetta altro che un po’ di attenzione. Quando rifletto su ciò, fra le tante figure che mi vengono in mente emerge quella di Madre Teresa di Calcutta, che della compassione ha fatto la chiave di volta della sua vita. Tuttavia ha dovuto ben combattere, e anche all’interno della Chiesa, per poter realizzare appieno l’indirizzo del nostro Salvatore. Il che significa che troppo spesso non concepiamo un compatimento in modo ampio e risoluto, ma riflettiamo le imperfezioni che dicevo all’inizio, quando non lo riduciamo a mero atteggiamento, vuoto di impegno e di contenuti. Solo immergendosi nei problemi non si fa la figura dei babbei e si sfugge agli immancabili inganni cui accennavo. Anche il Messia ha sbugiardato più di qualche provocatore, ma non per questo ha limitato la sua compassione. La colletta di oggi è una sintesi perfetta del tema e vale ripercorrerla: “O Dio, che nella compassione del tuo Figlio verso i poveri e i sofferenti manifesti la tua bontà paterna, fa che il pane moltiplicato dalla tua Provvidenza sia spezzato nella carità, e la comunione ai tuoi santi misteri ci apra al dialogo e al servizio verso tutti gli uomini.” Ottimi paletti all’interno dei quali muoverci!

Lettera aperta del 6 agosto 2017

Scritto il 2 agosto 2017 08:19 da Redazione Carpinetum

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Aiutiamo i poveri sempre

Scritto il 2 agosto 2017 07:43 da Don Gianni Antoniazzi

La Bottega solidale è stata trasferita ai magazzini del Centro don Vecchi perché è necessario creare fin d’ora le sinergie del futuro supermercato solidale. L’obiettivo è rafforzare gli aiuti ai poveri tutti i giorni dell’anno

I poveri non vanno in vacanza e, noi, ci siamo anche d’estate, con il solleone e il caldo torrido di questi giorni, per cercare di dar loro il sostegno che cercano.

Già da qualche mese abbiamo portato la Bottega solidale ai Centri don Vecchi di via Dei Trecento Campi, un passo che abbiamo compiuto perché lì operano già altre realtà caritative, destinate a far parte del nostro ipermercato solidale. Fare rete, infatti, non è un vezzo ma una scelta strategica per rendere più efficace l’intervento in favore dei poveri e dei bisognosi.

Come di fronte a tutte le novità, spesso ci vuole un po’ di tempo per abituarsi e forse possono esserci stati alcuni intoppi. Chi veniva a fare la spesa al chiosco di fianco alla chiesa ha imparato presto la nuova strada. Coloro ai quali portavamo noi qualche alimento, possono aver subito qualche disagio. Me ne scuso personalmente sottolineando che siamo decisi a non cambiare nulla rispetto all’organizzazione che c’era in passato e che ci stiamo impegnando con tutte le nostre energie per il necessario assestamento.

Le opere caritative vanno avanti anche durante le ferie, così come a Natale e Pasqua o in altre feste perché ben sappiamo che i poveri hanno bisogno dell’aiuto di tutti noi senza soluzione di continuità.

don Gianni

Go fato un afar!

Scritto il 30 luglio 2017 11:51 da Plinio Borghi

Go fato un afar! Quante volte nell’effettuare compravendite abbiamo pronunciato questa frase! D’altronde è nella logica della trattativa che, nel concluderla, entrambe le parti siano convinte d’aver fatto un affare. Il libero scambio è nato con l’uomo, anche se nel corso dei tempi ha assunto modi e forme diversi, tali da lasciare talvolta perplessi. Come m’è capitato di considerare durante un viaggio in Sud Africa, quando osservavo tutti spendere e spandere per acquistare dagli indigeni paccottiglia di loro produzione. Pensai tra me e me: «Nel passato fummo noi a conquistarli e a “barattare” il loro oro in cambio di perline di vetro e quant’altro. Oggi loro ci vendono quelle perline e noi gli diamo in cambio il nostro “oro”!». E quante volte ci capita di girare e mangiare chilometri per riuscire a trovare quel che ci serve ad un prezzo conveniente e poi ci accorgiamo o che lo vendevano a meno sotto casa o che, tra benzina e spuntini strada facendo, abbiamo annullato il vantaggio! Io ho lavorato per parecchio tempo nella zona mercato di Mestre (c’erano un tempo gli uffici dell’Anagrafe) e ne ho viste di scene simili, a tutto vantaggio degli esercizi pubblici del posto! Nel vangelo di oggi Gesù esalta la tendenza all’affare con un paio di esempi, mettendo però a fuoco l’enorme valore della posta in gioco: un tesoro nel campo e una perla preziosa, cose per le quali valeva la pena di vendere tutti i propri averi pur di entrarne in possesso. Come al solito non lo fa a caso: se i due hanno agito così per qualcosa di materiale, quanto più dovremmo farlo noi per ciò che è molto più prezioso e duraturo! È un invito a non sottovalutare le nostre disponibilità, purché indirizzate alla conquista di un bene superiore, conquista che passa già qui, ora, attraverso l’equa distribuzione e l’aiuto ai più diseredati (ricordiamo la vicenda del giovane ricco, in cerca di fare qualcosa di più per la vita eterna: va’, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri e poi seguimi). Che non succeda invece che, trascurandolo, svendiamo il bene superiore per andare alla conquista della nostra paccottiglia, come esemplificavo più sopra, il che sarebbe ridicolo. Vale la pena di comportarci come Salomone (prima lettura) e perorare dal Signore soprattutto tanta, tanta saggezza, per non incorrere nel terzo esempio portato da Gesù sul regno dei cieli, quello del pescatore che, tirata su una rete abbondante, raccoglie nel canestro i pesci buoni e getta via i cattivi.

Lettera aperta del 30 luglio 2017

Scritto il 26 luglio 2017 07:37 da Redazione Carpinetum

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