Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Ora legale

Scritto il 23 marzo 2017 08:11 da Don Gianni Antoniazzi

Immagino che tutti siamo già al corrente di questa notizia. Dal momento però che c’è sempre qualche distratto giova ricordare che in questa domenica, 26 marzo, c’è il cambio dall’ora solare a quella legale. L’orologio va portato avanti di un’ora (dalle 2 alle 3) con la conseguenza di perdere un po’ di sonno durante la notte. Raccomando dunque di prendere nota: capita ogni anno che qualcuno si presenti in chiesa col vecchio orario e si meravigli per la Messa ormai conclusa.

Lettera aperta del 26 marzo 2017

Scritto il 22 marzo 2017 08:28 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 26/3/2017. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Rifiorisce il fidanzamento

Scritto il 22 marzo 2017 08:12 da Don Gianni Antoniazzi

I giovani tornano a considerare il fidanzamento e il matrimonio come valori per la vita di coppia. Non ritengono più queste tappe un evento privato e coinvolgono parenti, amici e conoscenti

Domenica 2 aprile ci sarà un fatto nuovo. Abbiamo proposto alle coppie che si preparano al matrimonio cristiano di fare il loro “fidanzamento” in modo pubblico davanti all’assemblea della Messa delle 12.00.

In questo periodo storico, infatti, si rischia di vivere il Sacramento del matrimonio in modo alquanto privato. La liturgia è celebrata generalmente di sabato e vi partecipano soltanto le persone invitate dagli sposi.

È bene capire invece che l’amore di coppia rigenera tutto il territorio: dona freschezza, entusiasmo e calore al tessuto sociale e civile. Chi vuole, dunque, il 2 aprile alle 12.00, con parole proprie, farà la “promessa di fidanzamento” e in questo modo si pensa di attenuare la distanza fra i sentimenti privati e la vita pubblica.

don Gianni

Non c’è verso: la sete è sete…

Scritto il 19 marzo 2017 10:16 da Plinio Borghi

Non c’è verso: la sete è sete. Ed è inevitabile di non poter pensare ad altro, se non a come calmarla. Chi di noi non ha provato a soffrirne un po’? Magari in automobile costretti ad una coda estenuante sotto il sole (quando non c’era l’aria condizionata) o durante una passeggiata in montagna dopo aver faticato e sudato e via dicendo: è il secondo dei bisogni urgenti e ineludibili (il primo sappiamo tutti qual è!). E quando riesci finalmente a sedarla, tutto ti appare in una dimensione diversa, ogni cosa riprende il suo posto nell’ordine delle priorità. Però non esiste solo la sete fisica: come si è più volte ribadito, l’uomo deve attendere alle necessità del corpo e dello spirito e quindi abbeverare l’uno e l’altro. A conferma, si è anche detto che è la curiosità a tenerci vivi e pertanto, di contro, senza detto stimolo la vita si ridurrebbe allo stato vegetale. È quella che ci introduce alla conoscenza e allarga la nostra ottica mentale, culturale, spirituale, ecc., tutte cose indispensabili ad abbeverare lo spirito. Guardiamo ora cosa succede a Gesù oggi: anch’egli ha sete, ovvio, e si avvicina al pozzo, senza disdegnare, coerentemente con la sua predicazione, il contatto con la Samaritana che vi giunge per attingere. In lei scatta subito la curiosità: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me..?”. Nel Maestro la sete fisica è soppiantata da un altro meccanismo più impellente: trasformare quella donna, provata dalla sua esistenza disordinata, in profeta, in testimone. L’evangelista non riferisce più se sia avvenuto o no lo scambio dell’acqua materiale, bensì emerge, nel crescendo del dialogo, la scoperta di “un’altra acqua”, quella che ti fa passare ben altra sete e una volta per tutte. Nella Samaritana cresce la voglia di abbeverarsene e riconosce il Messia, lo riconosce fonte viva ed avviene la trasformazione: corre a raccontare ai conterranei e a rendere testimonianza. Tutti, mossi dal desiderio che la lunga attesa aveva alimentato, superano il divario fra Giudei e Samaritani e riconoscono in Gesù il Salvatore. Bella la conclusione nelle parole da essi rivolte alla donna: “Non è per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”. Da allora, la sorgente inesauribile continua a sgorgare e chi vi si approccia calma l’arsura dell’anima. Se avete qualche dubbio, approfittate di questo tempo giusto per provare e poi mi saprete dire se non è così.

Il compleanno di don Armando

Scritto il 15 marzo 2017 05:14 da Redazione Carpinetum

Don Gianni, don Mario, don Claudio, il diacono Franco, il Consiglio Pastorale e tutti i parrocchiani fanno i migliori auguri a don Armando per il suo 88° compleanno e pregano il Signore perchè gli conceda buona salute e tanti altri di questi giorni per continuare nel suo ministero e nei numerosi progetti caritativi aperti.

Lettera aperta del 19 marzo 2017

Scritto il 15 marzo 2017 05:06 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 19/3/2017. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

La primavera del Vangelo

Scritto il 15 marzo 2017 05:01 da Don Gianni Antoniazzi

è un annuncio sempre gioioso. Peccato che non sempre lo testimoniamo con la necessaria vitalità e magari siamo più attenti ai problemi riguardanti il fine vita

In questo periodo dell’anno la primavera mette entusiasmo: è luminosa fin dal mattino presto, melodiosa per gli uccelli, piena di fragranza. In questo clima festoso ci prepariamo alla Pasqua, che garantisce la vittoria sulla morte. E mentre il Vangelo offre questa certezza, la vita sociale scorre col suo grigiore. Per esempio: lunedì 13 marzo, la Camera doveva discutere il disegno di legge sul testamento biologico. Su 630 deputati, pagati per rappresentarci, appena 20 erano seduti sui banchi di Montecitorio. Durante il dibattito sono rimasti in 10. Uno di quelli usciti a prendere il caffè si è rivolto ai cronisti dicendo: “È lunedì e non sono previste votazioni. Non fate circolare le immagini dell’aula vuota, è normale quando c’è la discussione generale. È sempre stato così”. Come se in aula si stesse parlando non del “fine vita” ma del commercio di banane fra Burundi e Guatemala. Ogni primavera ha le sue gelate e per la fede ne dovremo sopportare molte: noi credenti non ci perdiamo d’animo. Basta tenere a mente che la vita è sempre feconda mentre la morte porta soltanto rovina.

don Gianni

Non è sempre facile capire…

Scritto il 12 marzo 2017 11:31 da Plinio Borghi

Non è sempre facile capire i messaggi che ci arrivano dalle sacre scritture e dal Vangelo in particolare, nonostante nei secoli gli esegeti abbiano cercato di approfondirne i risvolti. Un po’ è senz’altro colpa nostra, perché abbiamo la mente obnubilata da input che ci arrivano da ogni parte, incrostata di idee e filosofie svianti che impediscono alla Verità di penetrare. C’è inoltre l’incapacità di ritornare ad essere ricettivi come i bambini, malgrado il Maestro continui a dirci che la lieta novella è stata rivelata ai piccoli, perché solo su una tabula rasa la si può intendere. Ritengo tuttavia che ci siano anche delle ragioni oggettive e ce lo dice lo stesso Gesù, quando, in una circostanza come quella di oggi, raccomanda ai discepoli di non parlarne finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti. Altro dilemma, come se non bastasse quello appena vissuto: e che cosa vuol dire risorgere dai morti? L’avessimo capito almeno noi, saremmo tutti cristiani convinti! Quando il Cristo si stava avviando alla morte, nel lungo discorso tenuto all’orto del Getsemani, disse pure che aveva tante altre cose da dire agli apostoli, ma che non era il caso, perché non avrebbero potuto sopportarne il peso (Gv 16,12). Promise però l’invio dello Spirito Paraclito, che li avrebbe aiutati a capire di più, ma evidentemente non tutto e comunque non senza la fede, solo attraverso la quale penetriamo il mistero, che tale tuttavia rimane. Così ogni seconda domenica di Quaresima, il sei di agosto e ogni volta che recitiamo nel Rosario il quarto dei misteri della luce ci ritroviamo a contemplare la Trasfigurazione di Gesù: altro grande momento di rivelazione da parte del Padre, rappresentazione di quella che sarà anche la nostra futura gloria, ecc. ecc. Ma perché solo con tre apostoli? Perché tutto lo scenario? Perché quella partita di chiacchiere con Mosè ed Elia, quasi una rimpatriata fra profeti non creduti? Perché proprio sulla cima del monte? Perché il dover tenere tutto segreto fino alla resurrezione? E avanti di questo passo, anche noi impacciati più di quei tre coinvolti e con l’aggravante che stiamo ragionando a Resurrezione avvenuta e a Spirito Santo ricevuto. Certo, il clima deve essere stato bello, se a qualcuno è venuta l’idea di piantarvi anche le tende. Forse è proprio ciò che serve anche a noi, almeno in Quaresima: sostare e contemplare. E forse le risposte arriveranno da sole. E forse saranno più semplici di quel che si pensava.

Lettera aperta del 12 marzo 2017

Scritto il 8 marzo 2017 08:27 da Redazione Carpinetum

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Vivere il tempo presente

Scritto il 8 marzo 2017 08:23 da Don Gianni Antoniazzi

Per il Vangelo il tempo è il talento che si moltiplica quando viene donato. Perder tempo “a chi più sa, più spiace”, ricorda Dante. “Non sprecarlo – ripeteva Steve Jobs – “vivendo la vita di altri”

Un racconto ebraico narra che Dio voleva fare all’uomo il dono immenso del “tempo presente”. Chiede dunque al suo angelo di portare il regalo in terra. Quello gira il pianeta e torna dal creatore col dono in mano. “Perché non l’hai consegnato?”, gli chiede Dio. “Perché nessuno aveva tempo per riceverlo: stavano con un piede nel passato e l’altro nel futuro”.

In effetti bisogna riconoscere che il presente, pur decisivo, è il tempo più difficile: quando se ne parla, dice Agostino, è già passato e già siamo protesi a ciò che diremo.

Nel presente si giocano le decisioni: esso domanda una viva “presenza” a se stessi. Quando il presente è rivestito di bene il tempo profuma d’eterno. Così l’innamorato, quando sta con l’amata, spera che il tempo si fermi. Questa è l’eternità: non un futuro infinito ma un punto presente, rivestito di pienezza.

Certo, il presente può diventare gioia o croce, può fermare o rialzare la persona. Il Qoelet racconta di un vecchio che si sveglia il mattino, guarda i suoi mesi ed esclama: “Non ne provo alcun gusto”. Al rovescio Gesù vive le sue giornate come fossero un grembo fecondo.

La Quaresima è il momento giusto per tornare a ri-assumere in pienezza il nostro tempo.

don Gianni

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