Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Presso i Maya e gli Aztechi…

Inserito il 16 Agosto 2015 alle ore 12:23 da Plinio Borghi

Presso i Maya e gli Aztechi i sacrifici umani non erano solo una ritualità, che noi non abbiamo esitato a definire macabra e truculenta, ma necessari alla sopravvivenza e a rinvigorire i popoli stessi. C’era infatti la credenza che, cibandosi del proprio simile, se ne acquisiva lo spirito e la forza. Addirittura nel gioco della pelota erano i vincenti ad essere sacrificati, perché il sacrificio costituiva per loro una sorta di premio. Non è facile condensare in poche righe la complessa struttura di queste società millenarie, ma ne ho accennato per mettere in evidenza come da sempre siamo consapevoli che c’è una simbiosi tra noi e quello che mangiamo, che si traduce palesemente nelle varie differenze della nostra conformazione fisica, da un continente all’altro come da un passato remoto al giorno d’oggi, e nella durata stessa della vita media. Tornando ai popoli cui si accennava, immaginarsi quanto fu facile nella fase di conversione far acquisire il concetto di un Figlio di Dio che si è sacrificato fino alla morte per la nostra salvezza, che il pane che lui portava era la sua carne per la vita del mondo, che “se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue non avrete in voi la vita”, che “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”, ecc. ecc.! Era più difficile non cadere noi in contraddizione cercando di dissuaderli dalle pratiche cui erano avvezzi. Certo che se noi abbiamo trovato una strada di fede per aderire a queste verità, per gli ebrei di allora non doveva essere così facile e il vangelo lo fa infatti notare. Non cadiamo però nella tentazione del pressappochismo relegando tutto il discorso che Gesù ci sta facendo in queste domeniche ad un livello meramente allegorico. Quando parla di carne e sangue, così è letteralmente, come cantiamo nell’inno “Pane della vita”: vero corpo e vera bevanda. Cibarsene comporta effettivamente un processo di simbiosi che ci deve trasformare e conformare e non tanto per questo corpo mortale o questa vita transitoria, bensì per quella eterna e definitiva; vuol dire credere che solo così e da subito Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, si insedia dentro di noi. Per il momento, se siamo in difficoltà, guardiamo a Maria già assunta al banchetto celeste, proprio per mostrarci il certificato di garanzia della prospettiva che ci attende.

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