Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

A me non capiti di vantarmi se non nella croce del Signore Gesù

Inserito il 4 Luglio 2010 alle ore 08:00 da Don Danilo Barlese

Per San Paolo l’unico vanto possibile è la Croce. Ogni altro vanto è vanagloria. La Croce è la gloria stessa di Dio, vertice del suo Amore. Amore totale che sconfiggerà la morte e si manifesterà nella Risurrezione.
La croce “gloriosa” è il «criterio» della vita cristiana, pace per chi l’accoglie, e misericordia per gli altri. Paolo vive nella sua carne questo “criterio”, come testimoniano i segni delle sue sofferenze apostoliche. Gesù, il Crocifisso Risorto, e la sua Grazia costruiscono l’uomo nuovo, la vita cristiana.
La conclusione della lettera ai Galati torna a ricordare che ci sono “coloro che vogliono far bella figura nella carne”. Paolo definisce così gli avversari del Vangelo: gente in cerca del proprio io, che vuol far bella figura. L’umiltà è il versante soggettivo della verità. Chi non è umile, piega la verità e la usa a proprio vantaggio.
Chi cerca “discepoli di se stesso”, tradisce sempre la verità. Anche se dice il vero, compie la massima falsità: si erge a maestro, ponendo al centro il proprio io invece di Dio.
Vanagloria, coercizione, paura, incoerenza e ricerca di successo: questi sentimenti sono la radice di ogni divisione e settarismo, e, ancor peggio, portano a tradire la verità dell’evangelo e a svendere la libertà dei figli.
Ci possono essere comunità piccole e non settarie – come Paolo voleva dai suoi cristiani – e comunità grandi e pur settarie, se sono centrate su di sé. Non è il numero, ma la mentalità che distingue tra comunità ecclesiale e setta.
L’essere in Cristo ci fa uomini nuovi, figli di Dio, che vivono del suo Spirito. È il compimento della profezia di Isaia: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?».
Questa “cosa nuova” è il “cuore nuovo”, capace di amare come è amato (come io ho amato voi) e di compiere il comandamento, insieme nuovo e antico: amerai il Signore Dio tuo con tutte le tue forze e il prossimo come te stesso.
La croce gloriosa è “criterio di verità”: rivela chi è Dio e chi siamo noi. In essa si compie la legge: è portato tutto il peso della debolezza del mondo. La norma della croce è la libertà di amare e servire senza condizione, vero volto di Dio e dell’uomo.
L’agire e il pensare cristiano si misura sempre sulle coordinate della croce, in un costante “incontro-scontro”. La croce, congiunzione perfetta tra cielo e terra, tra oriente e occidente, unisce tutti gli uomini, sollevandoli in un unico abbraccio verso Dio.
Il «criterio» della croce distrugge in sé ogni inimicizia e riconcilia gli uomini tra di loro e con Dio in un solo corpo, in un solo uomo nuovo.
San Paolo infine è dispiaciuto non del proprio male, bensì del male che si fa chi gli fa del male. Anche per questo Paolo porta nel suo corpo le stesse ferite (stigmate) del Crocifisso che annuncia. Le sue ferite nella carne testimoniano la sua appartenenza a Cristo.

Don Danilo

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