Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Offrite i vostri corpi e lasciatevi trasformare

Scritto il 28 Agosto 2011 08:03 da Don Danilo Barlese

Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. (Rm 12, 1-2)

Il fondamento dell’offerta di se stessi a Dio è l’ascolto della sua volontà, l’incontro con la sua misericordia. è la misericordia di Dio ciò che mette in movimento l’agire dell’uomo. Tutto dipende dall’amore di Dio e tutto tende a ritornarvi. La risposta alla misericordia di Dio non è dare o fare “qualcosa”, ma è l’offerta della vita, l’offerta della vita in tutte le sue dimensioni, in tutta la sua ampiezza. Con l’espressione “Vi esorto ad offrire i vostri corpi” Paolo non intende riferirsi solo alla parte materiale/fisica della persona, ma indica tutta la concretezza della persona, con le sue relazioni, i sentimenti e i ragionamenti, il vivere in un luogo e in un tempo.

Questa “offerta totale di sé” che abbraccia tutta la vita (le sue gioie, i suoi dolori, la preghiera, gli amici, la famiglia, il lavoro e lo studio…) è chiamata da Paolo “culto spirituale” o, traducendo letteralmente dal greco, “culto logico”…

… Questa strana espressione ci aiuta però a comprendere meglio:
tutte le espressioni della vita sono “luogo” in cui Dio si rivela e “luogo” dove io offro me stesso per la forza del suo amore: questa sacralità di ogni momento della vita dà senso, dà logica alla vita.
Culto “logico” perché così tutto trova senso e orientamento.
Culto “logico” anche perché riconoscere questo senso implica anche un’attività mentale, una riflessione profonda sui fatti interiori ed esteriori che mi permette di concretizzare “qui ed ora” l’invito “generico” di offrire la vita a Dio.

Paolo sottolinea dunque che tutta la vita, creata, salvata e liberata da Dio, è immersa nel mistero dell’amore di Dio, in qualunque luogo e in qualunque tempo: è una visione unificante, capace di unificare tutti gli aspetti della vita.

Come realizzare concretamente, in termini di comportamento, questa sacralità totale e radicale della vita? Volete veramente che la vostra vita diventi tutta una vita offerta a Dio?
San Paolo ci dice che si richiedono due condizioni. La prima condizione:
non conformatevi alla mentalità di questo secolo. Non assumete, così com’è, lo schema di questo mondo. Non significa vivere isolati, sappiamo quanto San Paolo amava l’incontro, il contatto, il confronto: non si tratta di vivere in un mondo a sé.

Significa ricordare ai discepoli che il seguire Cristo spesso comporta delle scelte contro corrente e ciascuno deve difendersi,  realisticamente, da tutto quell’insieme di proposte e influssi contrari che giungono dall’ambiente.

Non è la stessa cosa andare di qua o di là. Non è la stessa cosa concepire la famiglia, l’amore, la vita in un modo o in un altro…

Ma “difendersi” non basta, anzi non porterebbe a nulla, se non puntasse a trasformarsi, per rinnovare la mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. E’ un percorso che immette in un impegno coinvolgente, positivo: lasciarsi trasformare in continuazione. L’azione dello Spirito di Dio porta ad un rinnovamento della mente, della “capacità di pensare”. Il rinnovamento della “capacità di pensare” fa cogliere in modo rinnovato anche tutto il mondo dei sentimenti, per giungere infine alla “decisione del cuore” secondo il disegno di Dio.

L’atteggiamento di fondo del discepolo di Gesù è un dinamismo continuo che coinvolge tutte le capacità della persona.
E’ una responsabilità indelegabile, scavare in profondità coinvolgendo il nostro meglio, la nostra logica, la nostra sensibilità, fino a riconoscere i disegni d’Amore dello Spirito Santo, fino ad individuare i sentieri di Dio. Individuare “la via” chiede perciò di essere profondamente “consegnati” alla misericordia di Dio, chiede di invocare il dono della Sapienza, di rimanere in ginocchio davanti a Lui, di ascoltare la sua Parola, di pregare sempre, senza stancarci.

Abbandonare uno stile superficiale nel giudicare dove sembra che tutto va bene, tutto è lo stesso. Non è proprio possibile essere “sacrificio vivente” senza purificare il cuore. Il discernimento e le scelte più “potenti” nascono da un cuore puro.

Don Danilo

Don Armando su Bepi

Scritto il 27 Agosto 2011 04:03 da Redazione Carpinetum

Segnaliamo il bellissimo intervento scritto da don Armando Trevisiol in ricordo di Bepi Pistolato.

Saluto a don Danilo, ingresso del nuovo parroco don Gianni e avvio dell’Anno Pastorale

Scritto il 19 Agosto 2011 01:50 da Redazione Carpinetum

ORARIO ESTIVO SANTE MESSE DOMENICALI FINO AL 30 SETTEMBRE
Le Sante Messe della Domenica manterranno l’orario estivo fino a tutto il mese di settembre.
(Sabato 18.30. Domenica 8.30 / 10.00 / 11.30 e 18.30  –  Monastero 9.30).

SALUTO A DON DANILO
Le Sante Messe delle ore 10 e delle 11.30 di DOMENICA 18 SETTEMBRE
saranno particolarmente dedicate al saluto di don Danilo. Alle ore 10 saranno particolarmente invitati i bambini e i ragazzi con le loro famiglie, alla messa delle 11.30 i giovanissimi e i giovani con tutta la comunità adulta.

INGRESSO DEL NUOVO PARROCO DON GIANNI ANTONIAZZI
La Santa Messa dedicata all’inizio del ministero del nuovo parroco don Gianni Antoniazzi sarà celebrata SABATO 24 SETTEMBRE 2011 alle ore 16 (anticipata rispetto all’orario annunciato in precedenza).

INCONTRI E PREPARATIVI
Nei prossimi giorni saranno fissati gli incontri per preparare insieme questi momenti importanti della vita della comunità. Ogni realtà prenda contatto con don Danilo e/o con don Stefano sia per gli aspetti organizzativi, per abbozzare il calendario pastorale 2011-2012 e anche per alcuni incontri con la presenza del parroco uscente e di quello entrante per una prima conoscenza dei volti e dei nomi di ciascuno. Il momento di sintesi e di saluto/accoglienza convergerà nella convocazione del Consiglio Pastorale Parrocchiale. A breve le date e le modalità degli incontri.

INCONTRO EDUCATORI AD ASOLO
Sono in corso di raccolta le adesioni per partecipare a Villa Flangini dal pomeriggio di Venerdì 26 alla serata di Sabato 27 alla due giorni educatori con la presenza di don Danilo, don Stefano e don Gianni, il nuovo parroco. Catechiste, animatori, capi scout, amici del patronato e giovanissimi aiuto catechisti che desiderano essere presenti lo comunichino ai sacerdoti entro martedì 23 agosto.

Da loro proviene Cristo secondo la carne

Scritto il 7 Agosto 2011 08:00 da Don Danilo Barlese

“Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen” (Rm 9, 1-5)

Paolo s’introduce nel problema d’Israele manifestando la sua sofferta, partecipazione, personale. Non mancano neppure toni patetici. In realtà, egli vive nella sua carne la contraddizione che obiettivamente dilacera l’esistenza del popolo amato da Dio. La esprime seguendo da vicino lo schema letterario giudaico dei canti di lamento.

All’espressione dei sentimenti Paolo premette un giuramento: gli si deve credere; è la pura verità quello che sta per dire. Come testimoni invoca non solo la voce della coscienza, che potrebbe pure dimostrarsi fallace, ma anche Cristo e lo Spirito, garanti assoluti.

Tristezza e sofferenza caratterizzano il suo stato d’animo. Gli aggettivi “grande” e “continua” ne specificano il grado d’intensità. Tale è la forza del dolore che lo angustia da essere spinto a ipotizzare scelte estreme e paradossali. Vorrebbe addirittura attirare su di sé la maledizione divina e sperimentare così la separazione definitiva da Cristo, se questo potesse giovare a coloro che costituiscono la causa della sua angoscia. In realtà, il suo è un desiderio irrealizzabile, ma dice quanto gli stia a cuore la sorte dei connazionali. Li chiama fratelli, con lo stesso appellativo che esprime la comunione cristiana tra i credenti in Cristo. L’appartenenza alla chiesa non esclude la sua appartenenza al mondo giudaico.

Ma qual è il motivo di tanta dedizione? Che valore hanno i giudei rimasti increduli? Non è il patriottismo nazionalistico che lo muove, né la voce del sangue. L’irrevocato e irrevocabile sì al suo popolo si spiega con il sì ancor più irrevocabile di Dio. L’ebreo conta e vale per la sua storia contrassegnata dalla presenza divina. E qui egli elenca i privilegi religiosi dei connazionali.

Il catalogo si apre con il titolo di israeliti, la cui ricchezza storico-salvifica è esplicitata dalle altre caratterizzazioni menzionate, e trova il suo vertice nella origine ebraica di Cristo.

“Israeliti” è il nome che qualifica i discendenti di Giacobbe come interlocutori di Jahvé nella storia della rivelazione (Gen 32,29). L’adozione a figli esprime l’appartenenza dei liberati dalla schiavitù egiziana al Dio liberatore. La gloria è la presenza maestosa del Signore che ha accompagnato il popolo nel cammino attraverso il deserto e ha preso dimora nel tempio di Gerusalemme. Le “alleanze” e le promesse significano la continuità della storia all’insegna del patto stretto da Jahvé con Abramo, con Isacco e Giacobbe e con il popolo al Sinai. Israele possiede la legge, rivelatrice della volontà di Dio, e il culto, cioè il complesso della realtà liturgica fatta di sacrifici e di preghiere.

Infine, ultimo privilegio religioso, Paolo riconosce agli israeliti di aver dato origine a Cristo, quanto alla sua esistenza terrena e storica. Lo presenta quindi quale punto di arrivo della storia di grazia dell’Antico Testamento. La logica sottesa al lungo cammino storico percorso da Israele, a partire da Abramo, conduce alla sua persona. Egli infatti è il sì di tutte le promesse divine.

Con un brusco cambio di tono San Paolo conclude passando dal lamento doloroso al canto di lode: «Egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto per sempre! Amen!».

Don Danilo