Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 27 ottobre 2019

Scritto il 23 Ottobre 2019 02:08 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 27/10/2019. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Dalla alcune settimane in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia Ss. Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE), ora guidata da mons. Fabio Longoni.

Defunti: compagni di cammino

Scritto il 23 Ottobre 2019 01:52 da Don Gianni Antoniazzi

I nostri cari che hanno varcato la soglia del tempo non sono persi. Ci sono accanto nel cammino
di tutti i giorni. Bisogna capire in quale modo ci stanno vicini e come possiamo dialogare con loro.

Secondo il Vangelo, la morte non è la conclusione di tutto, ma il passaggio a un’esistenza completa. Saremo partecipi della vita del Risorto. Non andremo in un luogo fisico: spazio e tempo sono pur sempre limiti. Saremo compiuti e trasfigurati, in una situazione di affetto completo. Nessuno mancherà in quell’abbraccio. La comunione sarà piena anche fra vivi e defunti. Un genitore continuerà ad essere parte della vita dei figli e viceversa. Si tratta di un legame autentico, forte e maturo.

Questo rapporto però non si sviluppa secondo la causa e l’effetto, ma nell’intimità del bene. Vale a dire: non si può interrogare un defunto e aspettare la sua risposta. Le parole umane non sono sufficienti per chi vive di eternità. Coi defunti, però, si può stabilire una comunione vera nell’amore, come nel caso di due innamorati: si vogliono e si amano al punto da guardarsi negli occhi senza rompere il silenzio.

Più viviamo nell’amore fraterno come Cristo ci ha insegnato, più saremo uniti ai nostri cari. Questo annuncio che sgorga dal Vangelo non è razionale, cioè dimostrabile con esperimenti di laboratorio, ma è del tutto ragionevole, nel senso che corrisponde all’esperienza provata.

don Gianni

Ora solare

Scritto il 21 Ottobre 2019 08:00 da Redazione Carpinetum

Da domenica prossima, 27 ottobre, tornerà l’ora solare. Significa che si dormirà un’ora in più. Le Messe restano agli orari consueti. Dovremo soltanto ricordare di portare indietro le lancette dell’orologio di 60 minuti.

Metterci l’anima

Scritto il 20 Ottobre 2019 10:00 da Plinio Borghi

Metterci l’anima. Quante volte abbiamo usato questa espressione per significare che uno ce la mette tutta in quello che fa! E non vuol dire che gli piaccia o ci riesca: vengono soppesati la buona volontà e l’impegno profuso. È comune pure in dialetto e spesso è indirizzato proprio a chi, nonostante tutto, non ottiene ciò che si era prefisso, magari a fronte di altri che, senza tanto sforzo e a volte per pura fortuna, ottengono risultati migliori: “Poareto, e pensar ch’el ghe ga messo l’anema!”. Fan da contraltare atteggiamenti opposti, come la svogliatezza e l’inettitudine, i quali lasciano poco spazio a risultati concreti, ma, se presenti in posizioni di un certo rilievo, riescono a scombinare parecchio anche la vita altrui, oltre alla propria. Qui l’elenco dei casi emergenti, purtroppo, si farebbe molto più lungo dell’altro, forse perché i brutti esempi colpiscono di più dei buoni. E non risparmiano alcun settore o sistema. Non mi riferisco tanto alla corruzione, pur diffusa: a volte anche per delinquere qualcuno ci mette l’anima. No, il fastidio è per l’indolenza perniciosa e, chissà perché, i primi casi che mi sovvengono sono quelli dei giudici che, per non aver provveduto a stendere in tempo le motivazioni di una sentenza, hanno fatto decadere i termini di carcerazione nei confronti di criminali incalliti. Forse l’associazione di idee non è fortuita: il vangelo di oggi parla proprio di uno di questi (il vizio è atavico!) e di una vedova che gli chiedeva invano giustizia. Gesù contrappone a questo inetto Dio stesso, che invece non rimane insensibile al grido che giunge dai suoi eletti. C’è una sorta di “compensazione” in questo brano di Luca, che sembra rispondere a un anelito diffuso: il bisogno di certezza che ci sarà una Giustizia divina, specie per gli oppressi in questa vita. Ci va bene l’infinita misericordia del Padre, ma ci tranquillizza sapere che anche la giustizia farà il suo corso. Attenzione, però. Sul desiderio di rivalsa deve prevalere la fede, sennò rischiamo di cadere vittime anche noi. “Rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente” dice oggi S. Paolo a Timoteo. Appunto. Domani verremo tutti giudicati non tanto su quello che avremo o meno realizzato. Anche, ma soprattutto se “ci abbiamo messo l’anima” in quello in cui eravamo impegnati, a prescindere dai risultati. Infatti, il Salvatore finisce di rassicurare i discepoli con una frase angosciante: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.

Lettera aperta del 20 ottobre 2019

Scritto il 17 Ottobre 2019 06:39 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 20/10/2019. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Dalla scorsa settimana in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia Ss. Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE), ora guidata da mons. Fabio Longoni.

La sapienza e le opere

Scritto il 17 Ottobre 2019 06:30 da Don Gianni Antoniazzi

Col mese d’ottobre riprende per ogni ordine di studenti un impegno intenso. Perché fare tanta fatica? Non si vive solo per soddisfare bisogni ma con sapienza conoscenza e amore pienamente umano

In questo periodo dell’anno riprende l’attività dello studio. Non si compie tanta fatica soltanto per un lavoro o uno stipendio elevato. L’esercizio razionale e la ricerca culturale sono fondamentali per sviluppare le capacità umane e mantenere in allenamento la mente.

La società cambia. Fra 30 anni molti nostri figli svolgeranno un lavoro che ancora non esiste. È fondamentale far crescere la sapienza e la saggezza per affrontare le sfide future.

C’è di più. Non si può dividere la persona in anima e corpo, contemplazione e azione, studio e lavoro, cultura e azione. Sono categorie incomplete. L’uomo è un tutt’uno. La vita piena, ricca di gioia, fiorisce soltanto in chi si è sviluppato a 360 gradi.

Per esempio: vanno di moda gli spettacoli legati al cibo. Una sorta di bulimia sociale. Ma un popolo non si sazia solo col cibo, il cuore dell’uomo desidera la sapienza. Così il lavoro esige una mente vivace e sprona a una continua ricerca mentre l’attività culturale deve invece misurarsi con la concretezza di ogni giorno.

Vale anche per la nostra fede. Essa non è una questione soltanto spirituale o razionale. L’uomo saggio ascolta il Vangelo e poi lo mette in pratica. Chi si preoccupa soltanto di un aspetto della propria vita è come uno che costruisce la sua casa sulla sabbia. Davanti alle prove crolla e fallisce.

don Gianni

Dare tutto per scontato

Scritto il 13 Ottobre 2019 08:00 da Plinio Borghi

Dare tutto per scontato non è un atteggiamento corretto, perché induce o a non tenere in debito conto l’apporto determinante di chi ti può aver aiutato, magari per dovere, o a piegare la realtà solo a nostro favore. Ne abbiamo un esempio nel vangelo di oggi. Gesù incontra una decina di lebbrosi che gli chiedono di guarirli. Danno per scontato che lo sappia e lo possa fare, sentite le voci che corrono nei suoi riguardi. Chiaramente lo prendono più per un taumaturgo che non per il Messia. Infatti, di primo acchito, sembra quasi stizzito, stando a come la reazione è riportata in modo conciso: li dirotta ai sacerdoti. C’è in questo una sintonia con la risposta di Abramo al ricco epulone di due settimane fa, quando questi lo implorava d’inviare Lazzaro ai fratelli: se non credono ai profeti, neanche se uno risuscita dai morti avranno motivo per credere. Poi il Maestro sembra cambiare idea (o forse aveva già in mente di farlo) e, mentre quelli si avviano, li guarisce tutti. Cosa ci saremmo aspettati? Un rapido dietrofront di gruppo per rendere un corale ringraziamento all’autore di cotanto dono. Macché. Uno solo torna di corsa e peraltro samaritano, che è come dire miscredente o straniero. Ancora una volta viene posta in evidenza l’azione di un samaritano (come per la donna al pozzo di Giacobbe e per colui che soccorse il malcapitato bastonato per strada) rispetto all’indifferenza di chi dovrebbe ritenersi osservante. “E gli altri nove dove sono?”, si chiede anche Gesù. L’evangelista non lo racconta, ma è da presumere che non siano andati nemmeno dai sacerdoti: semplicemente avranno desunto un ravvedimento “dovuto” da parte di quell’Uomo che tutti descrivevano buono e generoso verso tutti. Quanto ci riconosciamo in quei nove? Quante volte ci sentiamo di ringraziare chi ci presta un minimo di attenzione, fosse anche obbligata? O forse siamo più propensi a pretendere, anche da chi lo fa per volontariato? Ne ho viste di scene di tal fatta, forse dettate da una sorta di complesso d’inferiorità verso chi contrappone la sua generosità alla nostra grettezza! Il Papa ha esordito nel pontificato suggerendo di adoperare nei rapporti tre parole: grazie, prego, scusa. A cominciare da chi ci sta a fianco in casa e del cui fare diamo tutto per scontato. Furono salvati i nove lebbrosi? Guariti sì, salvati no: è mancato il conseguente atto di fede. Solo quello tornato a ringraziare è congedato con: “Va, la tua fede ti ha salvato!

Lettera aperta del 13 ottobre 2019

Scritto il 9 Ottobre 2019 09:05 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 13/10/2019. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Dal questa settimana in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia Ss. Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE), ora guidata da mons. Fabio Longoni.

Il Germoglio: scuola sicura

Scritto il 9 Ottobre 2019 09:04 da Don Gianni Antoniazzi

La struttura del Centro Infanzia Il Germoglio in via Ca’ Rossa è al livello più alto di sicurezza. Le verifiche sismiche in corso nell’edificio fin dall’inizio pare non evidenzino problemi di sorta.

Si presta sempre più attenzione alla solidità degli ambienti scolastici. In effetti, anche di recente, ci sono stati crolli con vittime fra gli alunni. Per fare un esempio, solo negli ultimi giorni, le scuole di Palmi, Caravaggio, Castelnuovo e Pozzo sono state chiuse per fragilità strutturale.

Uno studio di Cittadinanzattiva registra nelle aule un cedimento ogni 3 giorni. Il fanalino di coda spetta alla Calabria dove appena il 2% degli edifici è verificato mentre il Veneto primeggia in sicurezza. Tra l’altro, la nostra Regione ha stanziato altri 3,8 milioni per l’adeguamento sismico degli edifici scolastici. Si parte da situazioni anche pesanti, dal momento che in alcuni casi mancano i requisiti di base.

Al Germoglio stiamo verificando la resistenza statica. A prima vista, però, pare che tutto sia in estrema sicurezza. Il Centro Infanzia non si sviluppa in altezza ma in estensione. Le aule sono tutte al piano terra. Il loro solaio è solido e sormontato subito da un tetto leggero, debitamente coibentato ed isolato, sistemato di recente e costruito con tecniche robuste. Solo in un caso, sopra un’aula, è edificato un altro piano. Le porte di sicurezza sono state installate di recente, sono di numero elevato così che, in caso di incendio, l’uscita sia immediata. Il personale è istruito e ogni sistema di protezione è attivo. Anche per questo abbiamo ricevuto la massima lode nel rinnovo della convenzione. Appena fatta la verifica sismica, provvederemo a dare notizia esatta di tutto.

don Gianni

Lo spirito di servizio

Scritto il 6 Ottobre 2019 10:00 da Plinio Borghi

Lo spirito di servizio è quello che dovrebbe caratterizzare le nostre prestazioni, siano esse lavorative, e quindi retribuite, che svolte in casa o a titolo di volontariato. Uso il condizionale perché se un tempo simile atteggiamento traspariva in modo pressoché generalizzato, oggi si stenta ad avvertirlo. Una volta non solo si era “orgogliosi” del proprio incarico, ma anche, qualsiasi esso fosse, si avvertiva di rappresentare l’Ente o la ditta o la persona che ce l’aveva conferito e ci si teneva a fare e a fargli fare bella figura. Oggi, vuoi per l’esasperazione delle lotte sindacali, che ha contribuito a porre steccati fra gli uni e gli altri, vuoi per una mal interpretata sorta di evoluzione culturale, l’orgoglio tende a tramutarsi in sussiego, l’incarico in prerogativa e la prestazione, anche volontaria, in esclusività. Il tutto a scapito della qualità, della collaborazione e di quel poco d’entusiasmo, e a vantaggio della burocratizzazione più becera, dell’aggressività e del disagio per chi lavora e per chi riceve il servizio. Di più. L’adeguamento della retribuzione per i lavoratori e del ruolo per i volontari apparteneva a momenti separati rispetto all’avvio del rapporto e si perfezionava strada facendo. Oggi sono quasi ovunque in premessa per avviare la collaborazione, a prescindere dall’esperienza che si possa addurre. Anzi, si tende a rifiutare in prima battuta un lavoro che non sia “consono” alle aspettative, magari basate sul titolo di studio acquisito. Siamo ben distante da quello spirito di servizio cui si accennava all’inizio e del quale il vangelo di Luca ci offre oggi uno spaccato. Pur se il contesto è un po’ estemporaneo, il messaggio è chiaro: se facciamo il nostro dovere, ciò per cui siamo pagati o ciò per cui ci siamo impegnati siamo stati “servi inutili”, laddove “inutili” non significa affatto che il nostro apporto è stato vano, bensì che non abbiamo agito per il nostro tornaconto o per secondi fini. Quindi ci siamo comportati bene, abbiamo fatto quello che andava fatto e nulla ci spetta da rivendicare o da recriminare. È chiaro che l’allegoria è rivolta soprattutto al modo di vivere la fede, che, dice San Paolo nella seconda lettura, è un dono che va ravvivato e vissuto con forza, amore e saggezza, affinché, quando ci presenteremo a rendere il conto, abbia prevalso in noi quello spirito di servizio che ci consenta di vantarci con il Padre di essere stati “servi inutili”. Intanto non resta che rivolgerci a Lui con le parole degli apostoli: “Signore, accresci in noi la fede!”.

« Articoli precedenti