Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera Aperta del 1° settembre 2013

Scritto il 28 Agosto 2013 07:06 da Redazione Carpinetum

Pubblicata anche online Lettera Aperta del 1°/9/2013. Come sempre aspettiamo i vostri commenti via email!

Dicono che i divorziati siano esclusi

Scritto il 25 Agosto 2013 08:00 da Don Gianni Antoniazzi

(16 agosto 2013) «Caro don Gianni ho scritto al Papa e mi ha fatto rispondere. Sono felice». Sono parole di una divorziata e col suo consenso pubblico i testi. La Chiesa non abbandona i divorziati.

Gent.mo papa Francesco, sono la mamma di una bella ragazza, schizofrenica da molto tempo: era la festa del papà e all’improvviso mia figlia ha sentito le voci, ha avuto deliri e allucinazioni. Da allora abbiamo faticato molto tutte e due. Non Le scrivo per questo, ma solo perché mia figlia ama andare in chiesa. E ci andrebbe di più. E vorrebbe che io andassi con lei. E che facessi la comunione. Ma io non posso. Sono divorziata da suo padre. Quando tempo fa mi sono confessata in un paesino di montagna, il parroco mi ha detto che per lui la comunione la potevo fare, tanto non mi conosceva nessuno. Ma quando mi sono confessata a Padova, il frate non mi ha dato l’assoluzione perché convivevo con un uomo. Sono molto devota a Madre Teresa di Calcutta… Ho accettato molto e ho fatto tante cose soprattutto per gli altri. Adesso mi piacerebbe poter affiancarmi a mia figlia nel sacramento dell’Eucarestia. Questa mia lettera è solo una riflessione sulla sua frase detta in aereo al ritorno dal Brasile sui divorziati. Nient’altro. lo non voglio certamente risposarmi. Lei è un bel Papa. Mi ricorda quello che mi ha cresimato quando sono arrivata dalla Francia: papa Giovanni. La ringrazio e Le auguro ogni bene.

Lettera firmata

Gentile Signora, con recente lettera, Ella ha voluto esprimere al Santo Padre Francesco devoti sentimenti e, presentando alcune considerazioni circa la propria vicenda matrimoniale, ha manifestato un particolare desiderio. Il Sommo Pontefice, grato per il gesto cortese, invoca la luce dello Spirito Santo per una continua ricerca del bene e della verità e, mentre chiede una preghiera per Lui e per il Suo servizio alla Chiesa, di cuore Le imparte la Benedizione Apostolica, volentieri estendendola a sua figlia e alle persone care. Per quanto riguarda la questione da Lei evocata, suggerisco di rivolgersi con fiducia ad un sacerdote al fine di avere ogni utile chiarimento in merito ed essere guidata ad accogliere le disposizioni della Chiesa in proposito. Con sensi di distinta stima.

Mons. Peter B. Wells, assessore

  1. La gente dice che i divorziati sono esclusi dalla Chiesa. Di fatto il Vaticano trasmette la benedizione del Papa e manifesta sensi di stima. Mi sembra una Chiesa molto materna e preoccupata di accogliere.
  2. La risposta è precisa: bisogna usare il rapporto personale per indicare la linea da seguire. A livello generale la Chiesa infatti desidera restare una maestra che indica linee comuni a tutti, soprattutto per le scelte dei più giovani. A livello personale è sempre stata una madre che cerca le strade adatte a consolare i propri figli.
  3. Prendo atto di un fatto: una volta c’erano confessori che avevano la fama di essere indulgenti. Oggi sembrano i più rigidi.
  4. Riconosco bene che Papa Bergoglio fa correre la Chiesa incontro alla gente e mi fa piacere. Questa lettera delicata e serena è però indipendente dal ruolo immediato del Pontefice. Da molto tempo, dunque, la Chiesa cerca il modo giusto per esprimere l’amore di Dio verso tutti, anche per chi ha avuto ferite negli affetti.

Lettera Aperta del 25 agosto 2013

Scritto il 22 Agosto 2013 01:16 da Redazione Carpinetum

Pubblicata anche online Lettera Aperta del 25/8/2013. Come sempre aspettiamo i vostri commenti via email!

La preghiera non è la magia degli incapaci

Scritto il 15 Agosto 2013 08:00 da Don Gianni Antoniazzi

Giovedì 15 Agosto la chiesa celebra Maria Assunta in Gloria. È la fine ordinaria di una vita straordinaria. Fu una donna in continuo ascolto di Dio.

Nel contesto dell’Assunta rifletto sulla preghiera di Maria. Tante volte il Vangelo la coglie in silenzio, mentre riflette sui fatti e sulle parole ascoltate. In passato ci hanno abituato ad una preghiera fatta di lunghe parole: io stesso educo i ragazzi alle preghiere della tradizione cristiana e, convinto, chiedo alle famiglie di recitarle mattina e sera. Questo momento è come il letto di un fiume nel quale la nostra anima è condotta ad ascoltare Dio.

La nostra fede però nasce non dalle nostre parole, ma dall’ascolto (fides ex auditu) e Maria ne è l’esempio principe. La preghiera non è anzitutto una continua ripetizione di un linguaggio fonetico: è entrare in intimità con Dio. E lo si fa perché Dio per primo parla e noi, suoi servi, ascoltiamo (vedi l’esperienza del piccolo Samuele). Sarebbe interessante fare un’analisi della Scrittura divina: quante volte Dio comanda di pregare e quante Lui prega noi. Prevale certamente il secondo caso. La preghiera è ascoltare Dio che ci domanda di scegliere la vita e l’amore. Troppo spesso, al contrario, abbiamo ridotto la preghiera cristiana ad un atteggiamento arrogante, quasi a dire: ora ascolta, Signore, perché parla il tuo servo. Giovanni descrive Dio con queste parole: in principio era il Logos, la Parola. Se dovessimo parlare dell’uomo dovremmo invece dire: in principio è l’ascolto. Ciascuno poi scelga il mezzo per pregare che più gli corrisponde.

Da parte mia, sempre più sono legato alla S. Messa e alla preghiera del Breviario. Comunque sia, il frutto sarà la carità fraterna, non l’arroganza e il rancore; la pace profonda, come mi ha fatto ben notare una signora in questi giorni, non la soluzione ad ogni problema. Nella preghiera si rafforza la nostra responsabilità: Dio ci tratta da uomini, non da burattini. Queste cose Maria ha vissuto.

don Gianni

Lettera Aperta del 18 agosto 2013

Scritto il 15 Agosto 2013 12:35 da Redazione Carpinetum

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Pur con tanti mezzi parliamo da cani

Scritto il 11 Agosto 2013 08:00 da Don Gianni Antoniazzi

Sempre più spesso arrivano mail, sms, comunicazioni e informazioni con contenuti rabbiosi. Urge un lavoro sulla comunicazione. Il Vangelo è l’esempio.

In questo periodo tutti chiedono sincerità e spontaneità. Ma comunicare è un’arte lunga decenni e la verità è frutto di ricerca appassionata. Anzitutto è necessario far chiarezza sulle emozioni, i sentimenti e i pensieri che custodiamo nell’intimo. Abbiamo bisogno talvolta di settimane, se non mesi o anni prima di capire quali siano le nostre opinioni più profonde. Per comunicare serve dunque pazienza ed esercizio, preparazione e competenza. È poi necessario prevedere le conseguenze del nostro linguaggio, perché quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur (ciò che si recepisce lo si riceve secondo le capacità e le precomprensioni del ricevente): c’è dunque tutto lo spazio per la prudenza saggia ed equilibrata dell’uomo maturo, capace di calcolare l’esito del proprio intervento. Fino a qualche tempo fa si scriveva a carta e penna, prima in brutta e poi in bella grafia. Era poi necessario prendere un francobollo e imbucare una lettera. Un tempo piuttosto lungo e nel quale c’era la possibilità di farsi chiarezza sulle emozioni e correggersi un poco. Chi leggeva aveva un’immagine chiara della persona. Oggi il messaggio è immediato: non specchia la mente, ma riflette lo sfogo dell’istinto, talora rabbioso. Non edifica chi lo riceve e non testimonia la maturità di chi lo compone. Non è un linguaggio spontaneo ma istintivo, se non addirittura animalesco. I nuovi mezzi poi hanno un aspetto tremendo: ciò che è detto resta per sempre. E anche dopo decenni dimostrano il poco cervello dell’autore. Per questo la nostra società genera solitudini: il linguaggio è un urlo, nato senza i tempi della riflessione. Poco per volta ci si rende conto che un buon silenzio non fu mai scritto, e per questa ragione, nei 14 anni di seminario, prima di tutto si insegna al futuro sacerdote l’arte del silenzio, così rara nella polis attuale.

don Gianni

Lettera Aperta dell’11 agosto 2013

Scritto il 10 Agosto 2013 05:16 da Redazione Carpinetum

Pubblicata anche online Lettera Aperta dell’11/8/2013.

Il leggero ritardo nella pubblicazione su web, di cui ci scusiamo, è stato dovuto a gravi problemi nell’infrastruttura informatica parrocchiale risolti con competenza dal prezioso e sempre disponibile don Stefano.

Sempre attuale il caro Darwin

Scritto il 4 Agosto 2013 08:00 da Don Gianni Antoniazzi

Questo argomento delicato meriterebbe più sviluppi. In un articolo di “lettera aperta” è possibile indicare solo un’opinione personale esposta con umiltà.

Qualcuno oppone Darwin al cristianesimo ma da molto tempo la Chiesa insegna che il libro della Genesi non è un testo di scienza: usa linguaggi sapienziali, simbolici e mitici per spiegare il senso della vita. Non va inteso come una relazione di cronaca. Nulla vieta che Dio, origine di ogni essere, abbia creato l’uomo attraverso le leggi dell’evoluzione previste da Lui stesso.

Ma la questione è un’altra. Credo molto nelle tesi di Darwin che sintetizzo in questo modo: chiunque va contro la vita è destinato ad estinguersi. Non soltanto gli animali o le piante ma anche l’uomo e le sue idee. Una selezione della specie vale per tutti e chi non corrisponde alla vita si estingue perché l’esistenza è più forte di chi la maltratta. Sono tramontate, per esempio, le ideologie del ʼ900, fonte di dittature tiranniche e causa di milioni di morti. Ma anche alcune mentalità sessantottine hanno ormai conosciuto un epilogo. Non è solo frutto del caso. Ciò corrisponde ad una selezione dove, chi ha idee meno consoni alla vita, finisce per non riprodursi e non trasmette la propria mentalità.

Ma bisogna parlare di noi cristiani. Il discepolo di Cristo rimane orientato alla realtà. Non vive di opinioni costruite nella propria mente o di pareri artificiosi. Noi professiamo la fede in un Dio che ha preso corpo nella realtà. La nostra intelligenza si sviluppa in obbedienza alla vita che guardiamo con gli occhi di Dio, senza cinismo, rassegnazione o spirito di condanna. E ancora. Non preoccupiamoci di chi va contro la vita. Di costoro non resterà pietra su pietra. Preoccupiamoci invece di vivere fedeli al Vangelo. Questa è la molla vera di un’evoluzione compiuta.

don Gianni

Lettera Aperta del 4 agosto 2013

Scritto il 1 Agosto 2013 09:31 da Redazione Carpinetum

Pubblicata anche online Lettera Aperta del 4/8/2013. Aspettiamo i vostri commenti!