Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 3 settembre 2017

Scritto il 30 Agosto 2017 07:52 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 3/9/2017. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Tornare rigenerati

Scritto il 30 Agosto 2017 07:07 da Don Gianni Antoniazzi

Ormai nei prossimi giorni ricomincia la vita ordinaria: il lavoro, la scuola, le attività in parrocchia. La ripresa, talvolta non facile, per altri aspetti è il momento più carico di speranze e più fecondo.

La vacanza è un tempo prezioso per il riposo. Non è facile, però, tornare alla vita quotidiana: la prospettiva di un anno a ritmi frenetici, circondati da persone talora inopportune, non è propriamente felice. Eppure la ripresa contiene opportunità feconde e il Signore non ci abbandona nella fatica quotidiana.

Le ferie e il riposo possono aiutarci a cambiare la visuale e a osservare la realtà con gli occhi stessi di Dio per trovare nel lavoro, nella scuola, nella famiglia e negli affetti non delle continue fatiche, ma addirittura delle esperienze rigeneranti.

A pensarci bene, tutto sta nel modo in cui si scruta la realtà. La fede ci consegna lo sguardo di Dio e non c’è modo migliore e più vero per osservare la storia intorno a noi. Con gli occhi del Vangelo tutto diventa leggero, fecondo, quasi riposante.

La vacanza, quella vera, non dev’essere un episodio custodito in 15 giorni di svago. Prendiamo troppo sul serio la vita. Dovremmo imparare a non smettere mai di investire sul nostro tempo: Dio è il più appassionante compagno di gioco e con Lui la vita diventa una partita avventurosa.

don Gianni

Dal 3 settembre riprende l’orario regolare delle Sante Messe

Scritto il 27 Agosto 2017 06:05 da Redazione Carpinetum

Da domenica prossima, 3 settembre, ripristiniamo l’orario ordinario per le celebrazioni festive.

Le Sante Messe avranno dunque il seguente orario:
ore 8.00, 9.00, 10.30 e 12.00.

Resta invariato l’orario della sera con l’Eucarestia delle 18.30.

Da lunedì 4 settembre riprende anche la Santa Messa feriale ogni mattina alle 7.00.

Che fatica, Papa Francesco!

Scritto il 27 Agosto 2017 11:23 da Plinio Borghi

Che fatica, Papa Francesco! Non passa giorno che qualche grattacapo non arrivi ad assillare i già gravosi impegni del nostro Pontefice, specie in riferimento a comportamenti poco ortodossi di taluni suoi prelati, anche di alto lignaggio. E lui sempre lì, a cospargersi il capo di cenere per le colpe altrui e a pretendere, giustamente, maggiore rigorosità da tutti: tolleranza zero. Bontà e fermezza gli sono compagne. Diciamocelo francamente: non è facile e forse in ciò risiede una delle ragioni principali per cui il suo predecessore Benedetto XVI, avvenimento storico, ha rassegnato le dimissioni. Per governare una Chiesa bisogna prima di tutto che ci sia una Chiesa da governare, una Chiesa che sia fedele, specie in chi la rappresenta, al mandato ricevuto da Cristo e che proprio oggi il brano del Vangelo in lettura ci ricorda. Il troppo soggettivismo nel regolare il proprio comportamento e il troppo relativismo nell’interpretazione delle verità fondamentali stroppiano e minano alla radice la credibilità dell’Istituzione stessa. Quanto mi piacerebbe che oggi Gesù ripetesse a ognuno la domanda rivolta agli apostoli, dopo aver chiesto che ne pensasse di Lui la gente: “E tu chi dici che io sia?”! L’imbarazzo sarebbe palpabile, perché non basterebbe una risposta qualsiasi, alla quale verrebbe fin troppo facile ribadire: “E allora perché non ti comporti di conseguenza?”. Nell’affermazione spontanea e profonda di Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!” ci sta tutto l’impegno di incarnare in sé il Verbo, cosa che gli ha fruttato quel po’ po’ di investitura. Non per questo da quel momento egli ha dimostrato una coerenza inoppugnabile, anzi. Tuttavia la sua fede gli ha fornito tutta la capacità di recupero che poi ha dimostrato. È vero che il nostro Maestro ci ha garantito che le porte degli inferi non prevarranno contro la sua Chiesa, ma è anche vero che l’unione fa la forza ed entrambe ci sono date dalla coerenza. È bene che tutti, clero in testa, si dia una significativa sterzata, intanto con un bel bagno di umiltà. Sant’Agostino oggi ci fornisce una preghiera di colletta che vale la pena di recitare con convinzione: “O Dio, che unisci in un solo volere le menti dei fedeli, concedi al tuo popolo di amare ciò che comandi e di desiderare ciò che prometti, perché fra le vicende del mondo là siano fissi i nostri cuori dove è la vera gioia”. Già disporci con questo stato d’animo, sarebbe un buon salto di qualità.

Lettera aperta del 27 agosto 2017

Scritto il 23 Agosto 2017 07:08 da Redazione Carpinetum

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Subire non è virtù

Scritto il 23 Agosto 2017 04:27 da Don Gianni Antoniazzi

Negli ultimi due mesi in provincia di Venezia quattro donne sono state uccise per mano di compagni, mariti, ex coniugi o addirittura un figlio. Sono Sabrina, Mariarca, Anastasia e Sonia. Proviamo a riflettere.

Secondo una cattiva lettura del testo di Genesi, Eva sarebbe la causa del “peccato originale” e, per punizione, il Signore l’avrebbe sottomessa al maschio: “Verso il marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà”. Qualcuno dunque immagina che il “femminicidio” sia favorito dall’insegnamento di sottomissione, inculcato per secoli.

Di certo mia nonna viveva l’obbedienza al marito come una virtù, tuttavia il Vangelo indica sempre la pari dignità fra maschio e femmina: anche rischiando la vita, Gesù ha difeso una donna da chi prima l’ha usata e poi l’ha condannata (Gv 8). O forse qualcuno, leggendo qualche versetto di Paolo agli Efesini (Ef 5,21-33), immagina di costruire una famiglia prevaricando sul coniuge. Sia invece chiaro che la Chiesa suggerisce di mettersi al riparo dall’aggressività, fin dal primo gesto di violenza. La teologia biblica non permette alcuna violenza contro la donna.

Suggerisco di riflettere invece sui risultati di una certa educazione sessuale, poco improntata ad edificare l’amore come dono di sé e ancora molto succube degli istinti naturali. Durante la rivoluzione culturale del ’68 si citava lo psicologo Wilhelm Reich, considerato il profeta del liberismo sessuale. Insegnava che la repressione subita da bambini nella sfera della sessualità genera impulsi distruttivi negli adulti: “La repressione sessuale è alla base di una civiltà patriarcale e autoritaria, in tutte le sue forme” (Psicologia di massa del fascismo). Meglio dunque lasciare libertà alle tendenze naturali. Tuttavia l’istinto porta l’uomo alla prevaricazione, all’egoismo, al dominio dell’altro.

Forse è necessario riconoscere che quegli adulti, oggi così violenti, non sono stati educati a sufficienza negli affetti e a vivere l’amore come dono di sé, sempre.

don Gianni

Il rapporto con lo straniero…

Scritto il 20 Agosto 2017 11:07 da Plinio Borghi

Il rapporto con lo straniero ha sempre rappresentato un problema. A dirla tutta è un problema anche quello tra regioni diverse dello stesso Paese, vuoi per ragioni etniche o sociali, vuoi per ragioni storiche. Per questo secondo, tutto sommato, un certo equilibrio si riesce a imporre per legge, anche se, alla prima avvisaglia di scollamento, le conseguenze diventano dirompenti: i recenti esempi dell’ex Jugoslavia e dell’ex URSS ne sono la conferma. Per il primo invece c’è poco margine, nonostante tutti gli organismi internazionali che ci peritiamo di mettere in atto, e la questione non sta tanto a livello intercontinentale: basti vedere quali tensioni vengono percepite negli stessi Paesi europei, fra i quali serpeggia ancora l’eco dei motivi conflittuali che furono alla base della seconda guerra mondiale e ne vigono le relative conseguenze. Un paio di millenni fa le cose non erano tanto diverse e su di un fazzoletto di terra, che andava dall’attuale Israele ai dintorni, “convivevano” tribù fra le quali dire che correva buon sangue sarebbe puro eufemismo. Né sembra che i sacri testi tendessero a lenire certe intolleranze, anzi. Lo stesso Gesù, nel Vangelo di oggi, appare non solo indifferente al dolore della cananèa, ma addirittura sottolinea di essere venuto solo per le pecore della casa di Israele; usa addirittura una frase antipatica: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. Risulterà chiaro che voleva soltanto mettere alla prova la fede di quella donna, perché conosciamo la valenza universale della lieta novella, tanto è vero che il mandato finale sarà poi quello di evangelizzare tutto il mondo e di ricondurre a Lui tutti i popoli della terra. Allora a che pro quell’atteggiamento? Penso che pure il Maestro doveva “subire” lo stato delle cose, senza passare per sovvertitore, se voleva veicolare il nuovo concetto di fratellanza. Fino a quel momento l’apertura allo straniero aveva i limiti che si leggono nella prima lettura: doveva convertirsi ed osservare le leggi del Signore, depositate presso il popolo eletto. Il guaio è che ancor oggi, dopo duemila anni di cristianesimo, interpretiamo l’apertura e l’accoglienza come si intendeva nel Vecchio Testamento, più che in ossequio al Nuovo. E San Paolo pare non aiutare molto, se sostiene che “Dio ha racchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti”. Ma forse è uno stimolo a darci una mossa e smettere una volta per tutte di crearci problemi col diverso.

Lettera aperta del 20 agosto 2017

Scritto il 17 Agosto 2017 08:21 da Redazione Carpinetum

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Abbiamo perso la lettura

Scritto il 17 Agosto 2017 08:12 da Don Gianni Antoniazzi

Secondo l’Istat gli italiani prendono in mano un giornale o un buon libro sempre di meno. I più giovani lo fanno per stretta necessità e preferiscono testi brevi. C’è più qualcuno che consulti la Scrittura Divina?

Secondo le ricerche (Istat) nell’ultimo anno la metà abbondante degli italiani non ha letto neppure un testo. La situazione peggiora al Sud e per i maschi. La tecnologia non aiuta: Internet è occupata da immagini, video e musica mentre la scrittura sta diventando marginale. Anche i brevi sms potrebbero cedere il passo ai messaggi vocali, più semplici da comporre.

Stiamo dunque tornando analfabeti. Pensiamo alle conseguenze per la fede. Il Cristianesimo è la “religione del libro”, ma chi prende più in mano la Bibbia? Secoli prima di Cristo, quando ancora Venezia era una palude, gli ebrei di 12 anni dovevano saper leggere e scrivere a memoria la Torah. Rispetto a loro siamo regrediti.

In linea generale la lettura nutre la mente, approfondisce i pensieri, apre lo sguardo. Un libro spalanca gli orizzonti quanto un viaggio. Per noi credenti c’è di più. L’ignoranza della Scrittura non è solo incomprensione del passato letterario e artistico. Il Dio di Abramo parla attraverso la natura, agisce attraverso i fatti quotidiani, ma chiede di essere riconosciuto attraverso la lente della Bibbia, così che l’ignoranza della Scrittura diventa ignoranza di Dio (S. Ignazio).

Come possiamo capire le nostre vicende se non abbiamo nel cuore le parole di Cristo? Costa poco leggere un Vangelo: quello di Marco domanda un’ora e mezzo al massimo. Perché non provare?

don Gianni

Scommettere con Dio…

Scritto il 13 Agosto 2017 10:41 da Plinio Borghi

Scommettere con Dio non è conveniente e men che meno provocarlo. Tralasciando la questione di Lucifero, ci ha provato all’inizio dei tempi Adamo e siamo ancora qui a pagarne le conseguenze; nel corso dei secoli le sacre scritture ci ricordano altri episodi finiti male, come, per dirne uno, quello della torre di Babele. Alla base di tutto sta l’eterna tentazione dell’uomo di scambiare la “somiglianza” per “eguaglianza”, vizietto che stiamo coltivando anche nell’era moderna, quando manovriamo la scienza fino a sostituirci al Creatore nell’essere arbitri della vita e della morte non solo nei confronti del creato (che Egli ci ha consegnato perché lo custodissimo), ma addirittura dell’uomo stesso. C’è poco da fare, è sempre in ballo lo spessore della fede che ci ritroviamo, che magari fosse almeno come il famoso granello di senapa: non ci sarebbero problemi di comportamento e potremmo spaccare il mondo! Oggi a darcene l’esempio c’è ancora Pietro, l’apostolo che più ci è affine, mediante la spavalda provocazione al Maestro che è in arrivo alla sua barca camminando sulle acque, con grande apprensione dei compagni che lo prendono per un fantasma: “Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”. Conosciamo l’epilogo: è bastato un soffio di vento più forte per farlo vacillare. Per fortuna Dio ci conosce fin troppo bene e la sua riserva di misericordia è infinita, purché abbassiamo le ali e ristabiliamo le distanze. “Signore salvami!”, ha subito gridato il povero Pietro che stava affondando: non c’erano più dubbi su chi fosse quella sagoma. Questo episodio mi ha fatto tornare alla mente una significativa barzelletta che, visto che è ferragosto, vi voglio riproporre. Un tale si avvicina ad un crocchio di persone che assisteva ai continui lanci dal ventesimo piano del grattacielo di una persona che, giunta a terra, si fermava rimbalzando: plinnn, pilinn, plin.. Avvicinatosi al protagonista gliene chiede ragione. «Semplice – rispose questi – è solo questione di auto convincimento. Al momento del lancio scendi ripetendo a te stesso: “Io sono una palla” e, quando arrivi, ti fermi a piccoli balzi. Vieni con me e vedrai». I due salgono al ventesimo piano e il performer ripete l’operazione invitando l’altro a imitarlo. Questi si decide e si butta ripetendo, piano dopo piano, “io sono una palla, io sono una palla..”. Tuttavia, giunto al terzo piano lo assale un dubbio: “E se fossi un budino?” e subito dopo.. s-ciack. Ogni commento è superfluo.

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