Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

L’amore muove il mondo

Inserito il 31 Maggio 2020 alle ore 10:01 da Plinio Borghi

L’amore muove il mondo: è un principio sul quale siamo d’accordo tutti, senza distinzione di specie, di razza, di etnia, di pensiero, d’ideologia, di religione. Poi i materialisti ne danno un significato puramente legato alla fisicità, alla semplice azione del riprodursi, relegando l’eventuale sentimento a mezzo sociale e di stimolo. Gli altri, secondo i casi, sviluppano tutta una serie di valutazioni fino a coinvolgere l’essenza stessa della vita e a sublimarne lo stretto legame con lo spirito che agisce in ciascuno. Per noi invece è la discendenza diretta di quello stesso Spirito di Dio che ci è stato infuso alla creazione, scaturito dall’amore del Padre verso il Figlio. In questo quadro si realizza un’armonia inimitabile, dove quello stesso amore che ci unisce in tutti i nostri rapporti interpersonali, ivi compresi quelli destinati alla procreazione, è riflesso dell’Amore trinitario che celebreremo proprio domenica prossima. E siccome in Dio tutto è infinitamente sublime, è chiaro e conseguente che a maggior ragione a muovere il mondo sia proprio l’Amore. Se poi aggiungiamo che lo Spirito Santo è anche portatore di una serie di doni che coprono totalmente ogni potenziale umano e quindi sociale, figuriamoci se guidati da simile potenza il mondo può andar male. Certo, se rimuoviamo da noi l’elemento portante è conseguenza logica che tutto vada alla rovescia, che l’amore si trasformi in odio, che l’odio scateni guerre e quanto di peggio possa rovinare i rapporti umani, insomma che il male abbia la meglio, e che il mondo vada alla deriva. Ecco perché è importante “coltivare” la presenza dello Spirito che è in noi e che, per fortuna, mai ci abbandona. Ecco perché dobbiamo valorizzarne i doni e il vivere bene la Pentecoste è essenziale per ravvivare “il fuoco” e arginare ogni deriva maligna. A tal proposito ci soccorre bene la seconda lettura della Messa del giorno, tratta dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi: “Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri … (e) diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”. Quando dice “tutti” vuol dire che non riguarda pochi eletti e ci fa capire che non vi sarà contrasto se rispetteremo l’azione di ognuno come mossa dallo stesso Spirito, al di là dei singoli percorsi o ruoli. Infatti il brano così conclude: “… Giudei o greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito”.

Una festa senza vino

Inserito il 27 Maggio 2020 alle ore 17:58 da Don Gianni Antoniazzi

Abbiamo completato una settimana di Messe coi fedeli. Grazie ai cristiani della parrocchia, la presenza è stata superiore alle attese. Ci sono ancora molti posti liberi. Si può crescere

Un re diede una festa e invitò al castello la gente vicina. Il sovrano dispose tavoli e sedie, musiche e spettacoli, cibo, dolci e frutta in abbondanza. Gli invitati avrebbero dovuto portare del vino: le cantine del castello, pur generose, non sarebbero bastate per tutti. “Metteremo al centro del cortile una botte maestosa – disse il sovrano – chi porta il vino lo versi dentro. Attingeremo tutti da lì e ci sarà da bere in abbondanza”. Neanche a dirlo: vi accorse una folla. Prima di partire un contadino si procurò un orcio e lo riempì d’acqua pensando: “Nessuno si accorgerà del mio gesto in una botte tanto grande…”. Arrivato alla festa, versò il contenuto nel tino e sedette a mangiare. Tutti riempirono i calici d’oro dal tino maestoso ma, al momento del primo brindisi, si accorsero di bere acqua sporca. In troppi avevano fatto il ragionamento del contadino. (liberamente tratto da Cerchi nell’Acqua, LDC di Bruno Ferrero).

Altro è “esistere” e altra cosa “vivere con gioia”. Viene il momento in cui chiederemo al tino della comunità cristiana di darci il buon vino della festa. Cristo ha fatto la sua parte e invita noi a completare l’opera. In questi mesi qualcuno ha imparato a fare lo spettatore senza più mettere in gioco tempo ed energie. Quando chiederemo una mano alla comunità non potremo che riceverne una risposta grama. Se non torniamo in fretta alla condivisione, perderemo la bellezza della vita.

don Gianni

È andato a prenotarci il posto…

Inserito il 24 Maggio 2020 alle ore 10:01 da Plinio Borghi

È andato a prenotarci il posto. Ce l’ha promesso. Noi non abbiamo bisogno delle pandemie per operare in tutta sicurezza: da sempre l’azione salvifica del nostro Messia ha come obiettivo finale quello di portarci tutti a partecipare al banchetto che corona la fine di questo evento importante, dove saremo ospiti proprio del nostro Creatore, alla destra del quale siederà Gesù, morto, risorto e ora asceso al cielo. Non vi saranno assembramenti, ma la prenotazione è comunque obbligatoria; se qualcuno pensa di presentarsi all’ultimo minuto, tanto perché passava di là per caso, si troverà la porta sbattuta in faccia: Dio non ha alcun bisogno di farsi clienti raccogliticci. C’è una strada da seguire, non preclusa ad alcuno, per avere diritto di occupare il posto ed è quella che è segnata nel Vangelo e che prevede la sequela del Cristo. Addirittura non occorre nemmeno rispettare tempi e scadenze per incamminarsi, ce l’ha ripetuto tante volte, come nella parabola del padrone della vigna, e se qualcuno incappa in qualche deviazione c’è sempre Qualcuno che su quella strada lo aspetta, come ha dimostrato nel racconto del figliol prodigo. C’è di più: non si rischia nemmeno di percorrerla da soli, perché il nostro Maestro ha promesso di accompagnarci sempre. Lo dice anche oggi a conclusione della sua avventura terrena: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Non ci manca alcun punto di riferimento e nemmeno tanta indulgenza per le nostre intemperanze. È vero, si avverte, come nei discepoli, un po’ di smarrimento nel realizzare questo cambiamento, pur se lo Spirito Consolatore ci ha già fatto capire tutto e ci guida. Solo all’inizio dell’Avvento pregavamo: “O cieli, piovete dall’alto, o nubi mandateci il Santo” e oggi quelle stesse nubi avvolgono il Salvatore tanto reclamato e i cieli lo riaccolgono. Ci rimane “solo” la speranza annunciata dai due uomini in bianche vesti agli apostoli che se ne stavano con lo sguardo fisso verso l’alto: come l’avete visto salire al cielo, così il Signore un giorno ritornerà, e stavolta non sarà più per salvare, bensì per giudicare. È quello che cantiamo oggi nell’Antifona d’ingresso, tratta dagli Atti degli Apostoli. Stiamo attenti, però, che non è una speranza da poco, non ci viene venduto un prodotto farlocco, come quelli di cui abbondano le nostrane pubblicità o i vari discorsi sul virus che girano sui social in questo periodo. Qui c’è un certificato di garanzia e per di più inconfutabile!

Lettera aperta del 24 maggio 2020

Inserito il 20 Maggio 2020 alle ore 15:53 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 24/5/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Pentecoste respiro di Dio

Inserito il alle ore 15:46 da Don Gianni Antoniazzi

Domenica prossima, 31 maggio, Gesù propone a chi crede in Lui di accogliere la sua stessa Vita. Non è un fatto magico, ma un dono d’amore che esige la libera partecipazione di ogni uomo

Nulla si improvvisa. Per celebrare bene Pentecoste saremmo in ritardo. Quest’anno non abbiamo fatto Quaresima e abbiamo “ricordato” la Risurrezione ciascuno per proprio conto. Nelle ultime domeniche abbiamo “ascoltato” Messa ma non abbiamo compiuto un pieno cammino comunitario.

Grazie a Dio, tra mille cautele, ora riprende la vita ordinaria. Subito c’è Pentecoste, pilastro della fede. L’Italia è un popolo di “santi, poeti e navigatori”. Manca però la profondità del pensiero orientale e tanto in fretta abbiamo messo in soffitta lo Spirito di Gesù. In una settimana non è facile ricuperare l’itinerario mancato.

Per fortuna la Pentecoste non va pagata con meriti particolari. È l’Agnello immolato a santificare il gregge, a renderci fratelli. È Gesù e non la nostra bravura a darci la Vita dello Spirito. Si può sperare allora di prendere il treno in corsa. Il buon ladrone incontra lo sguardo di Gesù all’ultimo respiro. Mio padre, che certo non era un monaco di clausura, ha fatto un cammino di fede e sapienza anche negli ultimi giorni.

Chi fra noi ha piacere, faccia il possibile per prepararsi in questi e ci sarà una Pentecoste degna, per tutti.

don Gianni

Chi mi ama mi segua!

Inserito il 17 Maggio 2020 alle ore 10:01 da Plinio Borghi

Chi mi ama mi segua! Era il grido d’incitamento che ogni condottiero, dotato di un certo carisma, lanciava ai suoi adepti se era in procinto di sferrare un attacco impegnativo o d’intraprendere un’azione rischiosa. Certo, doveva averne di peso e d’influenza per essere sicuro di guidare persone entusiaste e disponibili a “gettare il cuore oltre l’ostacolo”! Se la risposta fosse stata fiacca o incerta, una figuraccia alla Brancaleone da Norcia non gliel’avrebbe risparmiata nessuno. Gesù non aveva di questi problemi e sul suo ascendente non v’era allora, come non c’è adesso, alcun dubbio. Tuttavia, la mano sul fuoco per i suoi non l’avrebbe messa tanto decisamente, anche se poi non solo la mano, ma la vita stessa ha sacrificato nella certezza che lo avrebbero seguito. E così è stato e quelli che non hanno mollato nemmeno di fronte al martirio non si contano. Qual è la strada per seguire il Salvatore? Ce l’ha detto tante volte: l’amore e, come ben sappiamo, la gittata dell’amore è talmente ampia che nessun pezzo d’artiglieria può eguagliarla. In questa sesta domenica di Pasqua, alla vigilia della sua ascensione, Egli specifica come si esplicita questo sentimento nei suoi confronti: osservando i suoi comandamenti. Non ci chiede di compiere atti di eroismo speciali, bensì di vivere eroicamente la nostra fede, senza deflettere né scendere a compromessi con chi volesse smorzare la speranza che è in noi. “Tutto questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza”, ci avverte San Pietro nella sua prima lettera, “perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo”. Purtroppo sono molti i cristiani che scambiano l’amore per un’arma da brandire e la fermezza nella verità per protervia; troppi errori del passato lo stanno a dimostrare. Il vero amore non ha bisogno di questo, è già contagioso di suo. Quante volte ce lo ripete anche il Papa, che ha ereditato il compito di guidare la Chiesa e ha il suo bel daffare nel contenere l’esuberanza di qualche suo alto rappresentante! Anche l’obbedienza civile espressa con correttezza rientra in quel comportamento che esprime un amore che chissà quanti sedicenti condottieri vorrebbero riscuotere dai loro governati. Colui che accoglie e osserva i comandamenti, conclude Gesù, questi mi ama. Anche l’emergenza che stiamo vivendo ci offre un’opportunità di verifica: non sprechiamola, magari pensando di fare i furbi.

Lettera aperta del 17 maggio 2020

Inserito il 14 Maggio 2020 alle ore 14:47 da Redazione Carpinetum

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Di nuovo a Messa

Inserito il alle ore 14:40 da Don Gianni Antoniazzi

La “Messa” non è un rito, una recita, una sceneggiata. Per chi ha fede si tratta dell’incontro vero e personale col Signore Gesù. Per questo incontro val la pena mettersi in gioco e uscire dalle proprie case.

A Dio piacendo, a partire da lunedì sera, 18 maggio, tutti potranno tornare in chiesa per la Celebrazione della S. Messa. Nelle pagine interne di lettera aperta daremo alcune indicazioni concrete. Ma in questo articolo ricordiamo qualche punto fermo.

Il filosofo francese Marcel Gauchet sostiene che ogni religione si fonda su una liturgia, un credo e una morale. Secondo questa mentalità, sembra che siamo preoccupati di tornare a fare una cerimonia, ripetendo il nostro credo per tenere buona la divinità. Che miseria.

Il Vangelo però non propone una religione ma la fede, cioè un incontro personale con Gesù, nostro Redentore. La notte in cui fu tradito, Egli ci ha lasciato la sua Pasqua: chi ha fede, vede nel pane spezzato e nel vino versato la sua morte e risurrezione.

La Messa non è recita. È unione al Signore che si dona per la salvezza dell’uomo. E usciti di chiesa si lavora per la salvezza dei fratelli. Per questo è importante vincere la diffidenza, lasciare la propria abitazione e, col rispetto di tutte le norme, tornare a celebrare l’Eucaristia, insieme.

don Gianni

“I soliti ignoti”

Inserito il 10 Maggio 2020 alle ore 10:01 da Plinio Borghi

“I soliti ignoti” è il giochino condotto da Amadeus che va in onda tutte le sere su Rai 1 dopo il Tg. Si tratta di assegnare a otto personaggi altrettante attività, anche non professionali, con alcuni indizi a disposizione e si conclude abbinando un paio di persone, legate da parentela, sulla base di caratteristiche fisionomiche. Chissà perché il vangelo di oggi mi ha richiamato questo format. Siccome ci si sta avviando a conclusione dell’avventura terrena di Gesù, il liturgista avrà pensato bene di riprendere una parte del lungo testamento che secondo l’evangelista Giovanni il Maestro fece ai suoi nell’orto del Getsemani prima d’essere arrestato. In buona sostanza vuol essere una verifica di quanto abbiano ben compreso tutti gli indizi che ha seminato lungo i tre anni di predicazione, ma soprattutto se hanno colto il nesso di correlazione tra lui e il Padre, dato che è proprio lassù che lo seguiranno un giorno, in quella definitiva dimora che egli si accinge ad andare a preparare per ciascuno di loro. E li provoca e loro ci cascano, con domande da bambini del catechismo agli inizi. “Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?”, attacca Tommaso; “Signore, mostraci il Padre e ci basta”, incalza Filippo. Non meravigliamoci, siamo pure noi ancora a quel livello, con l’aggravante che noi lo Spirito Santo l’abbiamo già ricevuto e loro invece ancora no. A ogni modo la risposta di Gesù non poteva essere che “magistrale” ed esaustiva, per loro e per noi: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Si rammarica il Messia: dopo tanto tempo trascorso insieme ancora non hanno (abbiamo) capito che Lui riassume tutti i fondamentali dell’uomo e dà la risposta certa alle sue prospettive. E rivolto a Filippo aggiunge: “Chi ha visto me ha visto il Padre”. Ecco la soluzione del quesito finale, però, se saremo intuitivi, il nostro “format” non prevede una valanga di soldi, bensì la via impervia del martirio, che è poi quella che preconizza ai suoi e che lui stesso sta per intraprendere. Ancora oggi molti nel suo nome lo subiscono letteralmente, altri lo vivono affrontando le avversità della vita in modo propositivo, comunque il più delle volte derisi se esprimono una fede salda nel Risorto e nella resurrezione. San Paolo dice che saremo anche noi pietra d’inciampo, il che significa che se saremo “operativi” non sarà possibile eluderci. L’atteggiamento della Chiesa nel momento drammatico che stiamo vivendo la dice tutta!

Lettera aperta del 10 maggio 2020

Inserito il 6 Maggio 2020 alle ore 18:27 da Redazione Carpinetum

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