Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

È andato a prenotarci il posto…

Scritto il 24 Maggio 2020 10:01 da Plinio Borghi

È andato a prenotarci il posto. Ce l’ha promesso. Noi non abbiamo bisogno delle pandemie per operare in tutta sicurezza: da sempre l’azione salvifica del nostro Messia ha come obiettivo finale quello di portarci tutti a partecipare al banchetto che corona la fine di questo evento importante, dove saremo ospiti proprio del nostro Creatore, alla destra del quale siederà Gesù, morto, risorto e ora asceso al cielo. Non vi saranno assembramenti, ma la prenotazione è comunque obbligatoria; se qualcuno pensa di presentarsi all’ultimo minuto, tanto perché passava di là per caso, si troverà la porta sbattuta in faccia: Dio non ha alcun bisogno di farsi clienti raccogliticci. C’è una strada da seguire, non preclusa ad alcuno, per avere diritto di occupare il posto ed è quella che è segnata nel Vangelo e che prevede la sequela del Cristo. Addirittura non occorre nemmeno rispettare tempi e scadenze per incamminarsi, ce l’ha ripetuto tante volte, come nella parabola del padrone della vigna, e se qualcuno incappa in qualche deviazione c’è sempre Qualcuno che su quella strada lo aspetta, come ha dimostrato nel racconto del figliol prodigo. C’è di più: non si rischia nemmeno di percorrerla da soli, perché il nostro Maestro ha promesso di accompagnarci sempre. Lo dice anche oggi a conclusione della sua avventura terrena: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Non ci manca alcun punto di riferimento e nemmeno tanta indulgenza per le nostre intemperanze. È vero, si avverte, come nei discepoli, un po’ di smarrimento nel realizzare questo cambiamento, pur se lo Spirito Consolatore ci ha già fatto capire tutto e ci guida. Solo all’inizio dell’Avvento pregavamo: “O cieli, piovete dall’alto, o nubi mandateci il Santo” e oggi quelle stesse nubi avvolgono il Salvatore tanto reclamato e i cieli lo riaccolgono. Ci rimane “solo” la speranza annunciata dai due uomini in bianche vesti agli apostoli che se ne stavano con lo sguardo fisso verso l’alto: come l’avete visto salire al cielo, così il Signore un giorno ritornerà, e stavolta non sarà più per salvare, bensì per giudicare. È quello che cantiamo oggi nell’Antifona d’ingresso, tratta dagli Atti degli Apostoli. Stiamo attenti, però, che non è una speranza da poco, non ci viene venduto un prodotto farlocco, come quelli di cui abbondano le nostrane pubblicità o i vari discorsi sul virus che girano sui social in questo periodo. Qui c’è un certificato di garanzia e per di più inconfutabile!

Lettera aperta del 24 maggio 2020

Scritto il 20 Maggio 2020 03:53 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 24/5/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Pentecoste respiro di Dio

Scritto il 20 Maggio 2020 03:46 da Don Gianni Antoniazzi

Domenica prossima, 31 maggio, Gesù propone a chi crede in Lui di accogliere la sua stessa Vita. Non è un fatto magico, ma un dono d’amore che esige la libera partecipazione di ogni uomo

Nulla si improvvisa. Per celebrare bene Pentecoste saremmo in ritardo. Quest’anno non abbiamo fatto Quaresima e abbiamo “ricordato” la Risurrezione ciascuno per proprio conto. Nelle ultime domeniche abbiamo “ascoltato” Messa ma non abbiamo compiuto un pieno cammino comunitario.

Grazie a Dio, tra mille cautele, ora riprende la vita ordinaria. Subito c’è Pentecoste, pilastro della fede. L’Italia è un popolo di “santi, poeti e navigatori”. Manca però la profondità del pensiero orientale e tanto in fretta abbiamo messo in soffitta lo Spirito di Gesù. In una settimana non è facile ricuperare l’itinerario mancato.

Per fortuna la Pentecoste non va pagata con meriti particolari. È l’Agnello immolato a santificare il gregge, a renderci fratelli. È Gesù e non la nostra bravura a darci la Vita dello Spirito. Si può sperare allora di prendere il treno in corsa. Il buon ladrone incontra lo sguardo di Gesù all’ultimo respiro. Mio padre, che certo non era un monaco di clausura, ha fatto un cammino di fede e sapienza anche negli ultimi giorni.

Chi fra noi ha piacere, faccia il possibile per prepararsi in questi e ci sarà una Pentecoste degna, per tutti.

don Gianni

Chi mi ama mi segua!

Scritto il 17 Maggio 2020 10:01 da Plinio Borghi

Chi mi ama mi segua! Era il grido d’incitamento che ogni condottiero, dotato di un certo carisma, lanciava ai suoi adepti se era in procinto di sferrare un attacco impegnativo o d’intraprendere un’azione rischiosa. Certo, doveva averne di peso e d’influenza per essere sicuro di guidare persone entusiaste e disponibili a “gettare il cuore oltre l’ostacolo”! Se la risposta fosse stata fiacca o incerta, una figuraccia alla Brancaleone da Norcia non gliel’avrebbe risparmiata nessuno. Gesù non aveva di questi problemi e sul suo ascendente non v’era allora, come non c’è adesso, alcun dubbio. Tuttavia, la mano sul fuoco per i suoi non l’avrebbe messa tanto decisamente, anche se poi non solo la mano, ma la vita stessa ha sacrificato nella certezza che lo avrebbero seguito. E così è stato e quelli che non hanno mollato nemmeno di fronte al martirio non si contano. Qual è la strada per seguire il Salvatore? Ce l’ha detto tante volte: l’amore e, come ben sappiamo, la gittata dell’amore è talmente ampia che nessun pezzo d’artiglieria può eguagliarla. In questa sesta domenica di Pasqua, alla vigilia della sua ascensione, Egli specifica come si esplicita questo sentimento nei suoi confronti: osservando i suoi comandamenti. Non ci chiede di compiere atti di eroismo speciali, bensì di vivere eroicamente la nostra fede, senza deflettere né scendere a compromessi con chi volesse smorzare la speranza che è in noi. “Tutto questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza”, ci avverte San Pietro nella sua prima lettera, “perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo”. Purtroppo sono molti i cristiani che scambiano l’amore per un’arma da brandire e la fermezza nella verità per protervia; troppi errori del passato lo stanno a dimostrare. Il vero amore non ha bisogno di questo, è già contagioso di suo. Quante volte ce lo ripete anche il Papa, che ha ereditato il compito di guidare la Chiesa e ha il suo bel daffare nel contenere l’esuberanza di qualche suo alto rappresentante! Anche l’obbedienza civile espressa con correttezza rientra in quel comportamento che esprime un amore che chissà quanti sedicenti condottieri vorrebbero riscuotere dai loro governati. Colui che accoglie e osserva i comandamenti, conclude Gesù, questi mi ama. Anche l’emergenza che stiamo vivendo ci offre un’opportunità di verifica: non sprechiamola, magari pensando di fare i furbi.

Lettera aperta del 17 maggio 2020

Scritto il 14 Maggio 2020 02:47 da Redazione Carpinetum

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Di nuovo a Messa

Scritto il 14 Maggio 2020 02:40 da Don Gianni Antoniazzi

La “Messa” non è un rito, una recita, una sceneggiata. Per chi ha fede si tratta dell’incontro vero e personale col Signore Gesù. Per questo incontro val la pena mettersi in gioco e uscire dalle proprie case.

A Dio piacendo, a partire da lunedì sera, 18 maggio, tutti potranno tornare in chiesa per la Celebrazione della S. Messa. Nelle pagine interne di lettera aperta daremo alcune indicazioni concrete. Ma in questo articolo ricordiamo qualche punto fermo.

Il filosofo francese Marcel Gauchet sostiene che ogni religione si fonda su una liturgia, un credo e una morale. Secondo questa mentalità, sembra che siamo preoccupati di tornare a fare una cerimonia, ripetendo il nostro credo per tenere buona la divinità. Che miseria.

Il Vangelo però non propone una religione ma la fede, cioè un incontro personale con Gesù, nostro Redentore. La notte in cui fu tradito, Egli ci ha lasciato la sua Pasqua: chi ha fede, vede nel pane spezzato e nel vino versato la sua morte e risurrezione.

La Messa non è recita. È unione al Signore che si dona per la salvezza dell’uomo. E usciti di chiesa si lavora per la salvezza dei fratelli. Per questo è importante vincere la diffidenza, lasciare la propria abitazione e, col rispetto di tutte le norme, tornare a celebrare l’Eucaristia, insieme.

don Gianni

“I soliti ignoti”

Scritto il 10 Maggio 2020 10:01 da Plinio Borghi

“I soliti ignoti” è il giochino condotto da Amadeus che va in onda tutte le sere su Rai 1 dopo il Tg. Si tratta di assegnare a otto personaggi altrettante attività, anche non professionali, con alcuni indizi a disposizione e si conclude abbinando un paio di persone, legate da parentela, sulla base di caratteristiche fisionomiche. Chissà perché il vangelo di oggi mi ha richiamato questo format. Siccome ci si sta avviando a conclusione dell’avventura terrena di Gesù, il liturgista avrà pensato bene di riprendere una parte del lungo testamento che secondo l’evangelista Giovanni il Maestro fece ai suoi nell’orto del Getsemani prima d’essere arrestato. In buona sostanza vuol essere una verifica di quanto abbiano ben compreso tutti gli indizi che ha seminato lungo i tre anni di predicazione, ma soprattutto se hanno colto il nesso di correlazione tra lui e il Padre, dato che è proprio lassù che lo seguiranno un giorno, in quella definitiva dimora che egli si accinge ad andare a preparare per ciascuno di loro. E li provoca e loro ci cascano, con domande da bambini del catechismo agli inizi. “Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?”, attacca Tommaso; “Signore, mostraci il Padre e ci basta”, incalza Filippo. Non meravigliamoci, siamo pure noi ancora a quel livello, con l’aggravante che noi lo Spirito Santo l’abbiamo già ricevuto e loro invece ancora no. A ogni modo la risposta di Gesù non poteva essere che “magistrale” ed esaustiva, per loro e per noi: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Si rammarica il Messia: dopo tanto tempo trascorso insieme ancora non hanno (abbiamo) capito che Lui riassume tutti i fondamentali dell’uomo e dà la risposta certa alle sue prospettive. E rivolto a Filippo aggiunge: “Chi ha visto me ha visto il Padre”. Ecco la soluzione del quesito finale, però, se saremo intuitivi, il nostro “format” non prevede una valanga di soldi, bensì la via impervia del martirio, che è poi quella che preconizza ai suoi e che lui stesso sta per intraprendere. Ancora oggi molti nel suo nome lo subiscono letteralmente, altri lo vivono affrontando le avversità della vita in modo propositivo, comunque il più delle volte derisi se esprimono una fede salda nel Risorto e nella resurrezione. San Paolo dice che saremo anche noi pietra d’inciampo, il che significa che se saremo “operativi” non sarà possibile eluderci. L’atteggiamento della Chiesa nel momento drammatico che stiamo vivendo la dice tutta!

Lettera aperta del 10 maggio 2020

Scritto il 6 Maggio 2020 06:27 da Redazione Carpinetum

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Non sempre il mare è piatto

Scritto il 6 Maggio 2020 06:12 da Don Gianni Antoniazzi

Con navigazione tranquilla c’è tempo per riflettere e consultarsi: un capitano saggio ascolta i suoi uomini. Talvolta bisogna affrontare le emergenze: se la nave è a rischio la manovra dev’essere concreta e rapida

Ci sono molti modi per prendere decisioni. Esistono per esempio i Concili Ecumenici. I vescovi legati al Vangelo si raccolgono e, discutendo anche animatamente, maturano decisioni sinodali. Quando c’è il tempo per riflettere, le scelte maturano lentamente e portano un risultato prezioso. Poi esistono le emergenze. Talvolta il mare è agitato e la nave rischia di affondare. Serve allora che qualcuno sappia muoversi con rapidità e competenza. Certo, è più rischio. Conosciamo Schettino che di più non poteva sbagliare. Ha portato l’imbarcazione nel pericolo, ha ritardato l’allarme, è scappato fra i primi e, dopo i richiami, non è tonato nella Costa Concordia. Ma c’è anche Gennaro Arma, comandante della Diamond Princess: ha avuto a bordo il Covid-19 e non ha perso il controllo.

Questo momento storico somiglia al mare in tempesta più che al porto sicuro. Di certo cerchiamo di muoverci insieme. Non sempre però si possono declinare i massimi principi e fare valutazioni trascendentali. Meglio studiare le soluzioni concrete e attuarle velocemente. È rischioso, certo, ma il fallimento sarebbe garantito se per ogni questione ne facessimo un affare di stato e muovessimo un passo solo dopo aver ricevuto una garanzia firmata in carta bollata.

don Gianni

Le situazioni di emergenza

Scritto il 3 Maggio 2020 06:53 da Plinio Borghi

Le situazioni di emergenza sono la prova del nove per misurare la capacità di un pastore nel far da guida al suo gregge. Ogni riferimento al comportamento dei vari governi nel mondo sul modo col quale hanno affrontato la pandemia in atto è puramente casuale, ma non più di tanto. In questa quarta domenica di Pasqua, in cui si celebra come sempre la figura del Buon Pastore, il vangelo sciorina una serie di caratteristiche che qualificano un ruolo così importante e che vanno dal conoscere le proprie pecore ad una ad una, le quali a loro volta conoscono la sua voce, nel saperle condurre fuori, nel camminare sempre davanti ad esse, nell’essere egli stesso la porta delle pecore, nel salvarle dal pericolo, fosse anche il caso di lasciare le altre per provvedere ad una sola, nel dare la propria vita per loro. Quanti di quelli che si ergono a guide possono ritenere in tutta tranquillità di rivestire siffatte doti? La domanda è retorica e lascio ad ognuno la risposta che in coscienza pensa di poter fornire. C’è anche il rovescio della medaglia: quanti di noi si sentono rinfrancati dalla voce dei propri governanti? Quanti sono in grado di intendere e agire per il bene di tutti, a prescindere dagli obblighi, o non si cerca piuttosto di affrancarsi dal gregge ritenendo di essere più intelligenti o più furbi degli altri? E anche qui l’esito è appannaggio di ciascuno. Attenti, però, che Gesù mette in guardia dai cattivi pastori, da chi entra nel recinto da un’altra parte che non sia la porta principale; addirittura li definisce ladri e briganti. Costoro avranno la meglio proprio su chi si arroga il diritto di non sentirsi pecora, di non appartenere al gregge e finisce poi per cadere dalla padella alla brace. Di millantatori, di esperti raffazzonati e di politologi abbiamo un florilegio inesauribile. Basta aprire la tv e se ne affacciano continuamente, senza contare chi imperversa su facebook, whatsapp, youtube o altri social similari; aggiungiamoci coloro che, in crisi di astinenza dal calcio, si sono improvvisati virologi o epidemiologi e il quadro è perfetto. Ci sfugge in genere un particolare: che essere pecora o appartenere al gregge non significa portare il cervello all’ammasso, bensì saper riconoscere la voce della verità e affidarvisi, nonché, parimenti, saper rifuggire da voci che non quagliano. Noi cristiani sappiamo qual è, perché è chiara e dà vita. Nell’impegno sociale, chi guida cerchi almeno di non far confusione, altrimenti è finita.