Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 4 marzo 2018

Scritto il 28 Febbraio 2018 06:28 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 4/3/2018. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Notizia veloce e vita lontana

Scritto il 28 Febbraio 2018 06:10 da Don Gianni Antoniazzi

Domenica scorsa, dopo le 11.00, è caduto il pilone sul Ponte della Libertà. In 30 minuti molti fra noi già conoscevano la situazione. L’informazione è sempre più veloce e personale, ma anche puerile e banale.

La notizia del pilone caduto a Venezia è arrivata sui cellulari in un attimo. Prima che radio e TV diffondessero l’evento molti, tramite foto e video, sapevano che il ponte era bloccato. Tutto grazie al passaparola sui social.

Siamo così catturati dai fatti di rilievo che resta poco spazio per osservare la vita ordinaria. Nel 1940 il sacerdote e teologo Romano Guardini si lamentava perché la cultura rivolgeva l’attenzione alle “opere” e trascurava l’essere vivente dell’uomo. In effetti quest’epoca porta a compimento i timori di Guardini. Disponiamo degli eventi mondiali: notiamo i fatti eccezionali e trascuriamo l’incessante evoluzione dell’esistenza.

Le macro-notizie prendono il sopravvento nello sport, nella scienza e nelle realtà sociali. Noi diventiamo incompetenti dell’uomo: non capiamo il momento favorevole per una decisione, non accettiamo un rimprovero saggio, abbiamo meno forze di concentrazione e di quiete, di raccoglimento e di rinnovamento interiore.

Come faremo a crescere nel nostro ambiente quotidiano, come potremo ricercare la sapienza del vivere se siamo continuamente bombardati dagli spot di cronaca? È urgente rispondere al “paradosso” di Guardini.

don Gianni

Un assaggio di Paradiso…

Scritto il 25 Febbraio 2018 10:01 da Plinio Borghi

Un assaggio di Paradiso: questa per me è sempre stata l’idea della Trasfigurazione, che Marco ci propone in questa seconda domenica di Quaresima e che poi si festeggia ogni anno il sei agosto. Non è secondario che anche a tale aspetto della Rivelazione sia riservata una giornata particolare, com’è per l’Epifania e il Battesimo di Gesù, non tanto perché ancora una volta si faccia udire la voce del Padre (“Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!”), quanto per le sensazioni che “il fenomeno” ci trasmette. Il fatto di collocare il richiamo proprio in Quaresima, poi, subito dopo che ci è stato indicato come viverla e in che modo ottenere la nostra ricompensa (vedi il vangelo del mercoledì delle Ceneri), sembra quasi volerci mostrare qual è la ricompensa che ci è stata riservata. Se non fosse questo il motivo, per parlare con Mosè ed Elia avrebbe avuto bisogno il Messia di compiere la faticaccia di salire il Tabor con soli tre apostoli, ai quali poi imporre il silenzio momentaneo su quanto avevano vissuto? C’è tutta una simbologia nella ritualità adottata, che sarebbe interessante sviscerare, ma al momento conta per noi la sintesi che ne traggono i tre spettatori, pur spaventati da quanto stava accadendo davanti a loro, e che si traduce nelle parole di Pietro: “Maestro, è bello per noi stare qui”. Ecco come saremo quando entreremo nel Regno dei Cieli (le sue vesti divennero splendenti) e quale sarà l’epilogo se avremo percorso il sentiero giusto, elevandoci dal mondo, al quale in effetti apparteniamo, ma che è pronto a fagocitarci in ogni momento. Sapendo quel che ci aspetta, la nostra forza consiste nel continuare caparbiamente la ricerca della voce che ci indica la strada, nel rendere partecipi gli altri dei risultati ottenuti e in che cosa consiste la Verità che la lieta novella contiene, senza timore di essere sopraffatti. è San Paolo stesso oggi a rassicurarci: “Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?”. D’altronde, basta leggere l’episodio di Abramo e Isacco riportato nella prima lettura per constatare con quale abbandono Abramo mette in atto gli ordini di Dio: segno che la forza della verità non teme confronti. Guai però adagiarsi! Chi ha imparato a sciare o a suonare uno strumento, non smette di allenarsi o di studiare perché tanto ormai sa quello che deve fare. La Quaresima è la nostra palestra, alla quale è bene ricorrere periodicamente; è il nostro auditorio, dove non deve mancare la presenza giornaliera e assidua.

Lettera aperta del 25 febbraio 2018

Scritto il 21 Febbraio 2018 07:16 da Redazione Carpinetum

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Serve un uomo forte?

Scritto il 21 Febbraio 2018 06:11 da Don Gianni Antoniazzi

L’Istituto di ricerca Demos ha pubblicato l’indagine annuale sul rapporto fra italiani, istituzioni e politica. Alla crisi dei riferimenti democratici tradizionali corrisponde la richiesta di leadership carismatiche al comando.

Sono nato nel ‘67, quando la democrazia era il marchio della civiltà. Da pochi giorni, l’Istituto di ricerca Demos, ha svolto un’indagine con risultati singolari. Nel 2017 appena il 60% degli italiani ritiene che la democrazia sia ancora efficace. Il resto non esclude l’opportunità di forme autoritarie. In ogni caso la maggioranza degli italiani pensa che, per superare la fatica di questo momento, serva un uomo forte al governo (65%). In effetti la fiducia sui partiti è scesa al 5% e l’11% dà credito al Parlamento.

È scesa anche la stima per la “Chiesa”: negli ultimi 10 anni siamo passati dal 54% al 42%. Drammatica l’opinione su vescovi e cardinali. Anche in questo ambiente però spicca la speranza in una guida giusta e determinata: papa Francesco quest’anno è al 77%, nonostante la posizione scomoda sugli immigrati (l’anno scorso era all’82%).

C’è dunque il crollo delle istituzioni partecipative. Anche la nostra parrocchia ne risente: 40 anni fa i giovani correvano a “fare gruppo”, oggi preferiscono la vita isolata e delegano ad altri la discussione sui problemi. Un confratello sacerdote, che giudico saggio, mi riferisce che l’ascesa del Duce è maturata in un contesto del tutto analogo. Che ci sia da temere?

don Gianni

“Non di solo pane vive l’uomo”

Scritto il 18 Febbraio 2018 10:07 da Plinio Borghi

Non di solo pane vive l’uomo è la prima parte della frase proferita da Gesù in risposta a una delle tentazioni del demonio nel deserto. Di fatto è diventata una sorta di principio che ha trovato la più ampia diffusione nel mondo, se non in termini quantitativi, sicuramente sotto l’aspetto concettuale, con uno spettro di applicazione a 360 gradi. Dal più materialista al più credente, infatti, ci si affranca dai condizionamenti proprio prendendo le distanze dall’appiattimento su una vita di sopravvivenza. Senza scomodare come al solito gli atleti o coloro che si dedicano a imprese straordinarie, diciamo che tutti ci diamo obiettivi e ideali da raggiungere: in famiglia, nel lavoro, nello studio, nella ricerca, nell’educazione dello spirito e via dicendo; per raggiungere i quali conveniamo che ci vuole rinuncia, sacrificio e determinazione, senza lasciarsi portar fuori o sopraffare da tendenze rinunciatarie. È un po’ la sintesi di quanto il Messia è andato a fare nel deserto, richiamo a quel deserto che dovremmo predisporre dentro di noi se vogliamo mantenere la rotta prefissata. Quindi all’insegna del “non di solo pane vive l’uomo” dovremmo darci la carica, trovare la forza necessaria e, di quando in quando, rivedere la nostra vita per porre rimedio a crepe e falle subentrate, umanamente, nel frattempo. Ognuno può scegliere modi e forme che ritenga più confacenti alle proprie necessità. Per noi credenti uno dei momenti più favorevoli è la Quaresima, periodo forte per eccellenza, durante il quale tutto favorisce l’avvio di questo processo, la liturgia in primis, rivolta al grande evento finale, risolutore di ogni nostro cruccio, di ogni nostra difficoltà, dei limiti che abbiamo, del male da cui siamo circondati, della caducità della vita stessa: la Resurrezione, una Pasqua del tutto speciale, che oltre a far piazza pulita delle debolezze e degli assalti subiti di qua, apre anche una prospettiva ambiziosa e ambita per l’aldilà. Solo che bisogna che una cosa sia chiara da subito: qual è l’alimento alternativo e integrativo per l’uomo? Ogni parola che esce dalla bocca di Dio. È la seconda parte della frase iniziale e che oggi ripetiamo proprio nel Canto al Vangelo. E la parola che è uscita dalla bocca di Dio è Gesù Cristo, il “Verbo” che si è fatto carne. Ne consegue che ripercorrere e assimilare nella nostra vita il Vangelo è il nutrimento completo ed essenziale per riuscire a essere appieno Uomini, affrancati dal mondo, e conseguire gli alti traguardi che ci attendono.

Lettera aperta del 18 febbraio 2018

Scritto il 14 Febbraio 2018 08:20 da Redazione Carpinetum

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Piena libertà di voto

Scritto il 14 Febbraio 2018 06:44 da Don Gianni Antoniazzi

Il Gazzettino scrive che la Curia non fornisce indicazioni di voto per il 4 marzo, ma che nelle parrocchie si starebbe suggerendo un partito specifico. Smentisco per Carpenedo. Il cristianesimo domanda un pensiero libero e responsabile.

Il cristianesimo propone un pensiero libero e responsabile, anche per il voto politico del 4 marzo. Qui in parrocchia, pur con tutte le nostre fragilità, da una parte cerchiamo il Vangelo e lo proponiamo con coraggio, dall’altra lasciamo che ciascuno voti per chi crede opportuno. Non ci sono preclusioni, anzi: siamo lieti che chiunque si metta al servizio del bene comune. Ci farebbe piacere se in ogni partito ci fosse qualche cristiano, capace di incarnare la proposta del Vangelo.

Guardiamo con una certa diffidenza chi ha la pretesa di rappresentare in modo esclusivo il Cristo. In passato, col pretesto di “difendere” la croce, qualche partito ha impedito l’alternanza di governo e ha trasformato l’Italia in un bidone di debiti. Certi principi li capisco anch’io che pure non ho una vista di falco: che senso ha votare un politico paracadutato da fuori in cerca di voti a Venezia? Come potrà risolvere i nostri problemi se neppure li conosce? E un politico, sposato più volte (anche a Las Vegas) e schiavo della gola fino a star male, come può esibirsi davanti alla gente con il volto della semprevergine austera, paladino del Vangelo? Desta il sospetto di cercare interessi, o no?

Per tutti ci sarebbe da eccepire, a cominciare da me, che non sono mai stato degno della chiamata al sacerdozio. Non si possono trasformare i politici in angeli e demoni: in ciascuno c’è del buono insieme a tante fragilità. A noi servono persone oneste e competenti, che conoscano bene il territorio. Ciascuno voti liberamente, e, se possibile, dia poi una mano a edificare un po’ di vita nella nostra realtà.

don Gianni

Non ditemi dissacrante…

Scritto il 11 Febbraio 2018 10:02 da Plinio Borghi

Non ditemi dissacrante, ma quando m’imbatto nel vangelo di oggi non riesco a fare a meno di ricordare quella ormai nota barzelletta di Gesù che, vista inefficace la sua prima venuta sulla terra, tanto l’umanità è deviata, decide di ritornare ad incarnarsi. Senza rifare la trafila, sceglie direttamente una figura adatta, che ritiene sia quella del medico di base e immediatamente la sua fama di guaritore si diffonde. Un tale, cui un amico confida di essere incappato in un male incurabile, lo induce a rivolgersi a questo portentoso medico e così avviene. All’uscita dall’ambulatorio, il tale nota che l’amico è molto sollevato. Ansioso, gli chiede se avesse ottenuto la guarigione. “Certo!”, risponde l’interessato, “Prima mi ha parlato così bene da sollevarmi il morale e poi mi ha guarito!” “E non sei contento?” “Sì, però..” “Però?” “Nemmeno questo ti visita!”. Fuor di battuta, carica di sarcasmo sul metodo, ben diverso è l’epilogo del brano evangelico, che stavolta ha per protagonista un lebbroso. Prima di tutto Gesù non solo lo visita, ma gli legge nel profondo e coglie nella supplica del malcapitato “Se vuoi, puoi guarirmi!” non tanto una strumentale sviolinata quanto una fiducia incondizionata: a quell’epoca chi mai riusciva lontanamente a pensare di poter uscire dal “tunnel” della lebbra? Si era talmente convinti dell’irreversibilità del processo che si diventava ipso facto dei reietti sociali. In secondo luogo la guarigione, com’è stato per l’indemoniato dell’altra settimana e come sarà per tutti gli altri casi, deve diventare affermazione di una scelta di campo (non sono venuto per i sani ma per gli ammalati), dimostrazione di un’attenzione per i più deboli ed emarginati e soprattutto testimonianza di una fede tanto forte da spostare le montagne: va’, dirà spesso Gesù, la tua fede ti ha salvato. Aveva voglia il Maestro che colui se ne stesse zitto e si limitasse a un’offerta formale al tempio! Ha fatto una caciara tale da metterlo in difficoltà. Altro che la perplessità di quello della barzelletta! Oggi, guarda caso, festeggiamo anche la Madonna di Lourdes, una figura particolarmente collegata alle guarigioni. Chi ha avuto modo di andarci si è reso conto che già la tensione di fede che si percepisce colà costituisce di per sé un miracolo costante. Solo questa, unita alla preghiera, ha poi innescato e il florilegio di miracoli “fisici” che conosciamo. Supplichiamo Maria affinché, nella nostra fragilità, abbiamo a poter sempre contare sulla forza della fede.

Lettera aperta dell’11 febbraio 2018

Scritto il 7 Febbraio 2018 07:12 da Redazione Carpinetum

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