Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 30 aprile 2023

Inserito il 26 Aprile 2023 alle ore 20:28 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 30/4/2023. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

La Festa del Lavoro

Inserito il 26 Aprile 2023 alle ore 20:06 da Don Gianni Antoniazzi

La Festa del Lavoro (1° maggio) è legata alla vita di fede. I cristiani sanno che l’attività umana non è un peso o una maledizione, ma esprime la personalità di ciascuno ed edifica il bene secondo il Vangelo.

San Benedetto, nella sua regola, scrive che: “I monaci sono veramente tali, quando vivono del lavoro delle proprie mani, così come han fatto i nostri padri e gli Apostoli” (cap 48). Il santo abate scrive per i religiosi ma le sue indicazioni valgono per i laici.

In effetti, il lavoro non è una maledizione, ma una parte costitutiva della vita. Certo, l’esistenza è più ampia di ogni nostro impiego ed è necessario un grande equilibrio perché non accada mai che il lavoro diventi oppressivo: si lavora per vivere e non viceversa.

C’è poi da fare i conti con la fragilità umana, graffiata dalla pigrizia. Quando si apre la porta all’ozio, ogni impegno, per quanto lieve, appare gravoso. Così qualcuno prova a vivere senza lavorare. La sua vita allora risulta incompiuta e sterile. Nessuno, infatti, può realizzarsi se non donando qualcosa.
Anche San Paolo usa parole dure: “Chi non vuol lavorare neppure mangi” (2Tes 3,7-12).
Per questo risulta distante dal Vangelo qualunque tipo di intervento, anche dello Stato, che permetta alle persone di esonerarsi dal compiere un’opera.

Com’è bella invece la Costituzione italiana quando dice che la nostra vita civile è fondata “sul lavoro” (art 1).

don Gianni

Lettera aperta del 23 aprile 2023

Inserito il 19 Aprile 2023 alle ore 20:15 da Redazione Carpinetum

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25 aprile: storia e memoria

Inserito il 19 Aprile 2023 alle ore 19:36 da Don Gianni Antoniazzi

A Venezia, il 25 aprile è la Festa del patrono, San Marco. A livello nazionale la data ricorda anche la fine del Nazifascismo. Per certi versi è una ricorrenza problematica che crea ancora divisioni mentre servirebbe unità.

La “memoria” celebra un evento del passato. Il 17 gennaio, per esempio, si ricorda la shoah e lo sterminio degli Ebrei; il 10 febbraio l’esodo degli Istriani; il 4 novembre l’unità nazionale, il 9 maggio le vittime del terrorismo e via dicendo.

Spesso la memoria è confusa con la storia, mentre invece ha ragione Barbara Kingslove, quando scrive che “la memoria è parente della verità ma non è la sua gemella”. In effetti ciascuno ricorda partendo dal suo punto di vista. Milioni di persone hanno vissuto la Seconda Guerra mondiale, ciascuno però con le proprie esperienze: ci sono stati i combattenti e le famiglie a casa, i vincitori e i vinti, chi ha avuto lutti e chi s’è ritrovato. C’è chi ha trattato i partigiani da eroi e chi da terroristi.

Togliamo il dubbio: è bene che il popolo italiano abbia ritrovato sé stesso; il Duce non ha espresso i valori della Nazione; la Repubblica è nata dalla Resistenza; la ripresa degli anni 1950, la crescita, il boom demografico e la storia seguente sono frutto del “25 aprile”.

In molte famiglie, però, è rimasto, quasi nascosto, un desiderio di rivalsa. Che fare? Serve il passaggio dalla memoria alla storia che consiste nel guardare gli eventi dal punto di vista di tutti. È lo sforzo di ricostruire la verità perché dentro la verità tutti trovino casa. Serve onestà intellettuale, coraggio e competenza. Partire sempre dalla visione di uno o dell’altro partito non serve. La storia è frutto di riconciliazione e di pace. Varrà anche nella vita della nostra Chiesa.

don Gianni

Lettera aperta del 16 aprile 2023

Inserito il 12 Aprile 2023 alle ore 17:03 da Redazione Carpinetum

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Forte davvero

Inserito il 12 Aprile 2023 alle ore 16:31 da Don Gianni Antoniazzi

La liturgia della Pasqua è stata particolarmente vissuta. Non è facile stabilire un confronto col passato. Di certo una ripresa di notevole entusiasmo dopo il lungo periodo del Covid. Ringraziamo il Signore

Dal 2020 il Covid ha segnato in modo pesante la nostra fede. La Pasqua di quell’anno, il 2020 appunto, per la prima volta nella storia cristiana non è stata celebrata, almeno non insieme con l’assemblea dei battezzati. L’anno seguente è stata fatta una liturgia molto snella per “salvare la sostanza”. Ma la festa aveva il sapore di un appuntamento “in punta di piedi”, senza alcuna serenità. Lo scorso anno dominavano comunque le mascherine ed era molto difficile riconoscersi gli uni gli altri: molto entusiasmo veniva bloccato anche per questo.

Nell’ultima Pasqua, soprattutto durante la Veglia delle 22:00 c’è stato un entusiasmo, una partecipazione e una solennità che non avevamo memoria di aver visto in passato. Da una parte c’era la sensazione di essere usciti da un periodo faticoso. Dall’altra si poteva toccare con mano la fermezza e la maturità della fede di molti. Per completezza si dovrebbe purtroppo ricordare i tanti assenti ma, se si considera il numero di chi è andato in vacanza e le presenze numerosissime alle liturgie del mattino di Pasqua, è giusto rendere grazie al Signore e riconoscere la bellezza del suo dono che fortifica la fede di tutti. Chi è venuto sa queste parole sono un tentativo sincero di sintesi.

don Gianni

Lettera aperta del 9 aprile 2023 (Santa Pasqua)

Inserito il 6 Aprile 2023 alle ore 09:13 da Redazione Carpinetum

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Risolto per pochi o molti?

Inserito il 6 Aprile 2023 alle ore 09:01 da Don Gianni Antoniazzi

La Pasqua è il fatto decisivo per la fede. La vita cristiana proviene dall’incontro con Gesù Signore. Se ci chiediamo “per chi” è risorto il Cristo, capiremo qual è anche il volto della Chiesa e della parrocchia.

Le nostre parrocchie devono diventare una casa per tutti o un luogo di pochi eletti? Sembra che, passati gli entusiasmi degli anni ’70, ora prevalga la prudenza e la voglia di chiusura. La tentazione sempre più forte è di polarizzare la vita in piccoli gruppi eletti.

Bisogna però osservare che il Signore ha vissuto la sua Pasqua per “molti”, anche lontani. L’evangelista Marco racconta che il centurione sotto la croce fu il primo credente; testimoni della Risurrezione sono state le donne che non contavano nel numero legale della preghiera e non erano ammesse alla testimonianza giuridica; altro protagonista fu Tommaso, da principio lontano dal Cenacolo.

Ecco: la Pasqua impone di tenere le porte aperte e le parrocchie devono somigliare al pozzo del villaggio dove anche la gente di passaggio possa prendere acqua fresca. A mio modesto parere la Risurrezione non è per “tutti”, nel senso che non può raggiungere chi è chiuso nella propria autosufficienza arrogante. Per quanto però compete alle comunità cristiane, serve una proposta di fede compiuta insieme alla capacità di accogliere chi è in ricerca seria e umile. La sera di Pasqua, per prima cosa, il Risorto ha cercato i delusi che andavano a Emmaus. Ecco la Chiesa in cui credere.

don Gianni