Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 2 agosto 2015

Scritto il 29 Luglio 2015 09:27 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 2/8/2015. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Che neanche ci venga in mente

Scritto il 29 Luglio 2015 07:21 da Don Gianni Antoniazzi

La Corte di Cassazione ha deciso che le scuole parificate di Livorno dovranno pagare l’ICI arretrato e poi l’IMU per importi davvero importanti. Sarà così anche da noi?

Spieghiamoci. Da un secolo la parrocchia ha il Centro Infanzia “Il Germoglio”. È nato per l’educazione dei bambini quando qui lo Stato dormiva. Oggi è una scuola parificata, conosciuta e amata nel territorio. Segue in tutto e per tutto le regole delle scuole pubbliche e, posti permettendo, accoglie chiunque faccia domanda, senza escludere chi si dovesse trovare in difficoltà. Segue i programmi ministeriali e cerca di avere qualche attenzione in più per le famiglie: orari alquanto flessibili, cura del cibo fatto in casa, attività facoltative e via dicendo. Non ha scopi di lucro: tutti sanno che qualche anno fa era in passivo (immaginavo addirittura di dover chiudere) ed ora, con immensi equilibri, è in pareggio ferreo. Il Centro Infanzia offre un servizio alla gente in nome di Cristo, cercando di sopperire a quei casi che il Comune non riesce ad accogliere. Le scuole (sia pubbliche che parificate) non pagano IMU. Lo stesso avviene per immobili di attività pubblica, politica, previdenziale, assistenziale, sanitaria, di ricerca, didattica, culturale, ricreativa e sportiva. Ebbene il Comune di Livorno ha imposto che le sue scuole parificate pagassero la vecchia ICI, sostenendo che uno scopo di lucro ce l’avevano, dal momento che una retta era pur pagata. Nei primi due gradi di giudizio ha avuto torto. Ma è andato in Cassazione e quella corte di giudici gli ha dato ragione: su quale base non è molto chiaro, dal momento che i colleghi precedenti avevano pur giudicato diversamente. I vescovi dicono che si tratta di una sentenza segnata dall’ideologia. Comunque sia, allo stato delle cose le scuole di Livorno dovrebbero pagare arretrati, multe, interessi e quant’altro: qualcuna avrà un importo di mezzo milione di euro. Come potranno fare? Cari amici anche un bambino mi capisce. Sono d’accordo che la scuola statale è migliore di quella parificata. Quando mai le cose pubbliche non sono migliori delle private? Tuttavia una scuola parificata costa all’Italia 600 euro per alunno all’anno.
Gli stessi alunni, nella scuola pubblica costano ai cittadini 13 (tredici!) volte di più. Se una scuola chiude chi ci guadagna? Prendiamo il nostro caso. Se dovessi pagare 40.000 euro in più all’anno non saprei come fare.

Col tempo dovrei pensare a chiudere. Il Comune di Venezia, per gestire i nostri 160 bambini avrebbe la spesa dei dipendenti, dell’amministrazione, ma anche l’onere di trovarsi uno spazio adeguato in questo territorio. Gli affitterei l’immobile dell’Asilo (l’unico a norma di legge e adeguato allo scopo nella zona). Statene certi però che saprei fare due conti. In fondo: perché la sede di un partito non paga IMU? Perché non è a scopo di lucro e tutti capiamo che i politici hanno una vita austera. Perché gli asili delle suore devono pagare l’IMU? Perché ci guadagnano e tutti sappiamo bene che le nostre suore fanno un vita da “ricco epulone”. Queste cose le scrivo solo per ipotesi. Conosco la saggezza del nostro Sindaco e della sua giunta. So quale sia la fatica del momento presente e sono qui a dare una mano per il bene comune, se serve. È bene però che queste cose siano scritte nero su bianco a mio disappunto per il Comune di Livorno e per le decisioni di una Corte Costituzionale che evidentemente non sa fare i conti e finge di non vedere quello che un’infinita schiera di cristiani sta cercando di fare, a livello di volontariato, per questa amata Italia.

don Gianni

La fame è una brutta bestia…

Scritto il 26 Luglio 2015 12:22 da Plinio Borghi

La fame è una brutta bestia, certo, su questo non c’è dubbio e il fatto che stia falcidiando ancora milioni di persone al mondo, soprattutto bambini, la rende tutt’oggi il peggior nemico da combattere. Scendendo dai massimi sistemi e guardando in casa nostra, constatiamo appunto che l’intervento assistenziale di primo livello è proprio quello di fornire cibo e di seguito vestiario, medicine, alloggio e così via; tanto vale anche per la ventata di immigrati che in questo periodo stanno agitando il nostro Paese e il Nord Est in particolare. L’altro giorno leggevo che ad Eraclea, pur col subbuglio che si riscontra, un barista, impietosito da un giovane di colore che sembrava affamato, gli ha comunque servito un cappuccino e una brioche gratis. Sarà stata fame vera o capacità di finzione? Non importa, fatto sta che rimane un’ottima leva per ottenere un minimo di attenzione; per il resto gli “addetti ai lavori” sapranno regolarsi in merito, tenuto conto che spesso (lo ricordo bene quando dovevo interessarmene per lavoro) i veri bisognosi tendono a nascondersi e non ad ostentare, quindi vanno scovati. Ciò premesso, notiamo che anche nel Vangelo fa sovente capolino l’aspetto della fame, come oggi: poteva la grande umanità di Gesù disattendere il richiamo di quella enorme folla che lo stava seguendo da un pezzo e che, gli fanno notare, cominciava a sentire lo stomaco che reclamava? Oh, se li avesse mandati tutti a casa, non c’era rischio che alcuno soccombesse, ma dare una risposta a questo bisogno primario avrebbe rafforzato la credibilità della sua azione e domenica prossima avremo l’occasione di vedere perché. Infatti anche Giovanni, descrivendo gli eventi, sottolinea che “sapeva quello che stava per compiere” e quindi tutta la manfrina con Andrea e il ragazzo con i cinque pani e i due pesci serviva ad introdurre il miracolo più eclatante e conosciuto. Un fatto analogo, pur in sedicesima, succede pure con Eliseo nella prima lettura e anche in questo caso il duplice scopo era di dimostrare sia l’attenzione di Dio per il suo popolo sia la sua potenza. Per quanto ci riguarda, intanto, il nostro compito non è quello di “analizzare la casistica” per assumere gli atteggiamenti più consoni. La direttiva comportamentale ce la dà proprio San Paolo nella seconda lettura: “Comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni dolcezza e magnanimità…”. Tutto il resto è specioso.

Lettera aperta del 26 luglio 2015

Scritto il 22 Luglio 2015 09:06 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 26/7/2015. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

La questione per la Vita

Scritto il 22 Luglio 2015 06:48 da Don Gianni Antoniazzi

Si discute a lungo se accogliere forme di famiglia diverse da quella tradizionale. Noi cristiani abbiamo a cuore la vita, ma qui la società, nel suo complesso, sembra stanca.

Qual è il problema della vita nel nostro paese? Si tratta di togliere i libri gender? Si tratta di vietare i matrimoni fra omosessuali? No cari amici: si tratta anzitutto di guardare la realtà nel suo insieme senza continuare a discutere di dettagli. Le questioni ricordate sopra riguardano sì e no un abitante su 1.000. Altri paesi in Europa hanno già accolto le nuove forme di famiglia e le hanno regolate. Noi italiani non abbiamo ancora fatto questo passo (concordo!). Eppure bisogna avere il coraggio di riconoscere che le nazioni, apparentemente più lontane di noi dai valori tradizionali, hanno una natalità ben superiore alla nostra. E noi ci stiamo estinguendo mentre filosofeggiamo.

L’ostacolo alla vita non sono le forme di famiglia diverse dalla tradizione. Magari, basterebbe poco per porre rimedio. La questione è ben più vasta. Stiamo qui a filtrare le pagliuzze e intanto ingoiamo il cammello di una realtà durissima: i nostri giovani non hanno più figli. Nonostante l’ingresso di immigrati stia arginando il buco anagrafico, noi, in quanto stirpe di italiani, non ci riproduciamo più. Quando un popolo non ha più speranza lascia il passo ad altre civiltà più fresche. Dov’è il problema? È sempre successo così anche in passato.

Il nostro popolo sta morendo, ma viva Dio chiamiamo le cose col loro nome: questo non avviene per quattro scalmanati che rivendicano il matrimonio gay, ma per i 4.000.000 e più di giovani che potrebbero mettere al mondo dei figli e non lo fanno. Non ci sono condizioni opportune, si dice. Eppure questo momento non è peggiore della fine della seconda guerra mondiale. Eppure i nostri nonni han messo al mondo dei figli mentre a noi importa solo l’ultimo cellulare, la vacanza di pregio, e poco altro ancora. La mancanza di vita è nel seno della nostra vita di cristiani. Da noi ripartiamo a costruire.

don Gianni

L’attrazione di Papa Francesco su tutti…

Scritto il 19 Luglio 2015 12:31 da Plinio Borghi

L’attrazione di Papa Francesco su tutti, non solo appartenenti alla Chiesa cattolica, è innegabile e lo dimostrano i continui riferimenti che gli sono rivolti da ogni direzione. È la dimostrazione che è il Pastore di cui avevamo bisogno, da un verso per rispondere ad ansie e aspettative dei fedeli e dall’altro per ridare al cristianesimo lo smalto di credibilità che lo ha reso elemento fondante e caratterizzante di questa società. Le scene cui abbiamo assistito durante il viaggio del Pontefice in America latina sembrano collimare con quanto il vangelo di oggi ci racconta: una folla che non ne vuol sapere di dare tregua al Maestro, nemmeno quando avrebbe bisogno di appartarsi un po’ con i suoi discepoli, stanchi e reduci dalla missione loro affidata. E Gesù, ancora una volta, ha compassione di quella folla, perché “erano come pecore che non hanno pastore”. Purtroppo, da che mondo è mondo, coloro che si sentono deputati a guidarci fuori dalle secche nascono come i funghi e il più delle volte non è proprio il nostro bene quello che sta loro a cuore. L’ovvia conseguenza è che il popolo finisce per non sentirsi più rappresentato e non sa più dove sbattere la testa. La gente ha bisogno di punti di riferimento, sia in campo amico che in campo avverso: gli uni per sostenerla nel raggiungimento degli obiettivi, gli altri per avere un nemico o un concorrente ben identificato. Quando in entrambi i campi si manifesta solo incertezza, incapacità e confusione di ruoli, prevalgono il disorientamento e la sfiducia. Il pensiero esemplificativo, in questo momento, va alla Grecia e ai suoi cittadini: tutte le vicende che l’hanno stravolta in questi ultimi anni non hanno fatto che incrementare il buio totale su qualsiasi tipo di prospettiva. Le elezioni che si sono susseguite a tamburo battente si sono rivelate inconcludenti, nessuno riesce più a riscuotere un minimo di fiducia incondizionata, la disperazione serpeggia ovunque. Apparisse qualcuno che riuscisse a fornire prospettive concrete e a parlare toccando il loro cuore, lo seguirebbero in capo al mondo e a qualsiasi costo! È una comunità alla deriva, che avrebbe bisogno accadesse quello che Dio promette nella prima lettura, dal libro di Geremia. A noi, a fronte di siffatto sbandamento, spetta come minimo di provare, come Gesù, tanta compassione e solidarietà, sperando che sorga chi possa infondere fiducia, orgoglio, determinazione e senso del sacrificio.

Lettera aperta del 19 luglio 2015

Scritto il 15 Luglio 2015 07:54 da Redazione Carpinetum

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Dov’è il cuore del messaggio?

Scritto il 15 Luglio 2015 06:58 da Don Gianni Antoniazzi

Il viaggio di Papa Francesco in America Latina è fra i gesti significativi del pontificato moderno. Sempre accanto agli ultimi. Molti hanno cercato di mitigare questo evento.

Chi va in internet trova le parole di Papa Bergoglio in America Latina. Tanto profondi questi testi quanto superficiali le interpretazioni di certi uomini, anche di Chiesa. C’è chi ha provato a trasformare il Pontefice in un filomarxista e chi invece ha tentato di semplificare il suo pensiero per accusarlo poi di distanza dal Vangelo. Da una parte o dall’altra il desiderio è lo stesso: sminuire il pontefice e la forza del suo messaggio. Ma non ci preoccupiamo: i critici passano, le parole pronunciate per Cristo restano. Emblematico per esempio fu il regalo del crocifisso “falce e martello”, definito “sconveniente” dalla stessa radio Vaticana che forse in modo sbrigativo non ha compreso la ricchezza storica del gesto. è necessario capire l’annuncio del Santo Padre.

Certo: ha posto al centro gli ultimi e ha ricordato che una fede  senza solidarietà è falsa. C’è però di più: ha mostrato che la Chiesa è vicina a chiunque cerca di cambiare, anche se la sua vita non coincide col Vangelo. Non ha avallato posizioni estreme, ha teso una mano a chi è in cammino, anche fra noi.

don Gianni

Sono piuttosto sconcertato…

Scritto il 12 Luglio 2015 12:19 da Plinio Borghi

Sono piuttosto sconcertato nel mettere a confronto le nostre partenze con le direttive che Gesù, come riferisce il vangelo di oggi, impartisce ai suoi. Specialmente in questo periodo di grandi manovre per le vacanze, vedi transitare automobili riempite di tutto, dentro e fuori, e magari con traino di carrelli, roulotte e quant’altro. Sarei spinto a chiedere per quanti giorni dovrebbe servire tutta quella roba! So per esperienza personale che, nemmeno se ti sforzi, arrivi ad usarne la metà, ma il timore di non avere appresso qualcosa che poi ti potrebbe servire è troppo forte, per cui ogni partenza si trasforma in un mezzo trasloco. L’unico deterrente, a volte, diventa l’aereo, che ti impone limiti di peso, pena rincari salatissimi per ogni chilo in più; ma anche qui tenti il massimo, non un grammo di meno, giostrando la distribuzione tra il bagaglio spedito e quello a mano, nel peso del quale tenti disperatamente di far escludere dal novero macchina fotografica, telecamera, obiettivi, ricambi, magari anche il treppiede.. E allora, perché il Maestro invia quei poveri discepoli inibendo loro una seconda tunica, un po’ di pane, una sacca e addirittura un po’ di denaro per fornirsi strada facendo di quel che serve? Era sottinteso che dovessero vivere “a scrocco”? Evidentemente il loro bagaglio era dentro di loro, era tutto ciò che avevano appreso e che ora si accingevano a trasmettere, era la buona novella, erano le guarigioni che avrebbero avuto il potere di compiere, era la fede che avrebbero profetizzato. In cambio potevano tirare avanti di carità e ospitalità, ma senza adagiarvisi: quand’era ora dovevano proseguire senza indugi. Sapremmo fare altrettanto? Mah! Eppure anche noi siamo chiamati a fare i “profeti”, che, stando al senso etimologico del termine, vuol dire solo dare il buon esempio affinché gli altri ne vengano stimolati, come è successo all’Amos descritto nella prima lettura, al quale, semplice pastore, il Signore disse: “Va’, profetizza al mio popolo Israele”. Altrimenti, se non partecipato, il nostro patrimonio interiore non serve e si inaridisce. Una cosa non ho capito: se tutti i profeti hanno sempre agito singolarmente, Giovanni Battista e Messia compresi, perché Gesù li invia a due a due? Una risposta plausibile potrebbe essere il senso dell’umiltà e quindi del reciproco sostegno, in attesa di avere come compagno lo Spirito Santo, che consentirà loro di essere più autonomi, come dopo in effetti avverrà. Qualche biblista o esegeta me ne dia conferma e gliene sarò grato.

Lettera aperta del 12 luglio 2015

Scritto il 9 Luglio 2015 07:10 da Redazione Carpinetum

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