Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 2 agosto 2020

Inserito il 30 Luglio 2020 alle ore 14:36 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 2/8/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Tornare a leggere e a disegnare

Inserito il alle ore 13:38 da Don Gianni Antoniazzi

Chi legge sa che un testo intelligente può rigenerare il pensiero. Chi ha fede sa che i Vangeli rendono l’uomo capace della vita di Dio. Anche il disegno ha un’importanza preziosa che stiamo perdendo di vista

Leggere ci distingue dagli animali, ci sottrae agli impulsi del pre-umano e ci rende persone degne di esistere. La stampa di Gutenberg fu una rivoluzione straordinaria, ma più ancora che tutti imparassero la lettura. Questo ha portato civiltà e benessere. Purtroppo da qualche tempo la lettura sta decadendo: ci contentiamo di scorrere i social. O forse è raro trovare un libro che meriti il nostro interesse. Internet è diventata la biblioteca gratuita più vasta della storia umana, eppure la gran parte di noi si concentra solo su testi brevi, non più di 600 caratteri.

Già 20 secoli fa, Tucidide insegnava che la corruzione del linguaggio è il primo passo verso il degrado di un popolo. “Quando il linguaggio è guasto – scriveva – non v’è più modo di comunicare tra i cittadini, non ci sono più persone, solo nemici. E chi inveisce infuriato riscuote più successo”. Ebbene: qui c’è una sorta di ritorno alla barbarie.

Insieme alla lettura si sta decomponendo anche il disegno. Ci contentiamo di guardare immagini, ma non riusciamo più a fissare la realtà con dei tratti fatti dalla nostra mano. Disegnare sviluppa la sensibilità, ci educa a fissare l’attenzione sull’altro, a ricordarne i tratti. Si impara ad osservare e ad esprimere la realtà. Si sviluppa uno sguardo profondo e si raccoglie il valore dell’arte. Quanto ci farebbe bene non fermarci al semplice scatto fotografico del nostro ultimo smartphone, ma tornare alla carta e matita per crescere compiutamente come persone.

don Gianni

“Gli affari sono affari”

Inserito il 26 Luglio 2020 alle ore 10:04 da Plinio Borghi

“Gli affari sono affari”: è la frase magica che giustifica qualsiasi strategia commerciale, non sempre trasparente, talora truffaldina. E non è appannaggio di chi vende: anche chi compra non si risparmia ogni tentativo pur di strappare il prezzo più conveniente. Naturalmente i fattori da considerare sono vari, a partire dal rapporto qualità-prezzo. Tuttavia, non sempre l’aspetto più importante è l’oggetto della compravendita: a volte, e in certi Paesi orientali diventa prevalente, è la stessa trattativa che affascina, che diventa un rito nel quale ogni gesto, ogni proposta, ogni forma di interesse comunque espressa acquistano precisi significati e, se condotti nel rispetto delle regole, appaganti a prescindere da chi abbia o meno fatto l’affare. Ne consegue che il tiramolla estenuante diventa una prassi, cosa che da noi non sarebbe ben gradita. A una cosa bisogna stare attenti: se il compratore lancia un prezzo e il venditore accetta, è tassativamente proibito recedere, pena ritorsioni pesanti. Oggi, nel continuare col discorso delle parabole, Gesù ci fa capire che anche Dio si è messo in affari con l’uomo, appunto per il fatto di avergli concesso il libero arbitrio e quindi la facoltà di scegliere e di decidere. In palio c’è il Regno dei cieli, che nelle similitudini odierne è rappresentato dal tesoro trovato in un campo e dalla perla preziosissima. In entrambi i casi i protagonisti alienano tutto ciò che possiedono, pur di comprare quel campo, di ottenere quella perla. L’oggetto vale la candela, e il Regno pure. Abbiamo il vantaggio che Dio applica il sistema orientale: è di una pazienza infinita e sempre disponibile a continuare la trattativa; se diamo segno di rifiutare, ci rincorre con proposte nuove, ma togliamoci dalla testa di “fare l’affare” senza impegnarci totalmente, altrimenti sono guai. Infatti, nella terza similitudine in lettura Egli impersona i pescatori: alla fine di una pesca abbondante i pesci buoni vengono trattenuti e i cattivi buttati, preludio del grande epilogo, quando non ci sarà più margine e l’offerta verrà soppesata fino in fondo. È chiaro che l’unica cosa che non possiamo fare con il nostro Interlocutore è quella di fare i furbi con strategie fuori luogo, perché a rimanere fregati saremmo solo noi. La posta in gioco è alta, l’offerta deve essere adeguata e, una volta avanzata, se non la manteniamo saranno dolori. Anche in questo Dio è molto orientale e, d’altra parte, è proprio da quelle parti che ha voluto nascere (!?).

Lettera aperta del 26 luglio 2020

Inserito il 22 Luglio 2020 alle ore 20:02 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 26/7/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Anche Gesù ha fatto il cuoco

Inserito il alle ore 19:47 da Don Gianni Antoniazzi

In parrocchia nel corso di queste settimane la cucina ha ricoperto un ruolo prezioso: ha sostenuto il Grest e i campi. Nel Vangelo c’è spazio per momenti conviviali e l’arte culinaria italiana è un’eccellenza mondiale

San Benedetto ripeteva che una “buona cucina” sta a fondamento di una “buona disciplina”. Forse anche il refettorio monastico ha contribuito ad edificare il buon cibo italiano. I Vangeli ci riferiscono un dettaglio prezioso. Dopo Pasqua i discepoli erano storditi per l’assenza del Maestro. Se n’erano tornati in Galilea, separati fra loro: non avevano speranze e vivevano alla giornata. Pietro decide: “Me ne vado a pescare”. Quelli che erano con lui rispondono: “Veniamo con te”, ma non prendono nulla. È una situazione di crisi. Il mattino, uno sconosciuto dalla riva li esorta a pescare dalla parte opposta. Il risultato è straordinario. Appena le barche giungono a riva trovano la colazione già imbandita. Gesù si è messo a cucinare per dare conforto ed energia ai suoi. Il buon cibo è letizia e speranza per ogni persona.

Da giugno la parrocchia ha proposto il Grest in patronato e quello all’asilo, le settimane di Gosaldo per medie e superiori. I cuochi non sono stati marginali: un servizio decisivo per la gioia di tutti. La cucina crea uno spirito fraterno e familiare, gioioso nella condivisione… un servizio che rigenera la speranza, a patto che sia svolto con passione e competenza.

In questi mesi di Covid-19 molti hanno sviluppato l’arte culinaria. Forse sarebbe il caso di porla al servizio delle persone amate anche per mettere al bando la logica dei fast-food che rovina lo stomaco e avvilisce la vita sociale.

don Gianni

Il progetto di Redenzione…

Inserito il 19 Luglio 2020 alle ore 10:03 da Plinio Borghi

Il progetto di Redenzione praticamente non ha tempo: è da sempre nel disegno di Dio, anche se noi, cui non è dato di afferrare il concetto di eternità, abbiamo bisogno di circoscriverlo nei due momenti temporali che vanno dal peccato originale dei nostri progenitori, quando la cacciata dal paradiso terrestre è stata accompagnata dalla promessa che ci sarebbe stato inviato il Salvatore, al Giudizio Universale, quando il Messia tornerà nella sua gloria per consegnare il mondo redento al Padre. Quindi siamo ancora nella fase in cui tutta l’operazione è in piena realizzazione: l’inviato da Dio è stato proprio il Figlio, incarnatosi nel seno di Colei della quale il Padre disse al serpente che “a una donna insidierai il calcagno ed ella ti schiaccerà il capo”; quell’unto dal Signore fattosi Parola per indicare all’uomo la strada della salvezza, morto, affinché il beneficio fosse universale e non avesse limiti, e risorto perché solo questa vittoria sulla morte sancisce la validità di tutto il percorso. Capo della Chiesa da lui fondata e investita del compito non facile di portare a compimento il progetto, a giusta ragione il Cristo può “fregiarsi” del titolo di Redentore, che non ha una sua specificità come gli altri, bensì li riassume tutti. Bene ha fatto allora la gente di Venezia a rivolgersi a Lui come tale per essere liberati dal terribile morbo e ancor meglio ad assumere l’impegno di ricordarlo solennemente ogni anno: è l’occasione per riproporlo nella sua veste trionfante, ma anche per far mente locale sul compito che abbiamo di dare concretezza alla sua opera. Le difficoltà non mancano mai e la peste assume non solo i connotati del morbo, ma si allarga allo svilimento di valori, al disordine sociale, al degrado della civiltà, ecc. Il maligno non sta mai con le mani in mano e continua a tentare di demolire i progetti divini. È il noto discorso della zizzania, che sarebbe stato proposto dal vangelo di oggi se non fosse prevalsa la festa del Redentore. Purtroppo bisogna lasciarla crescere assieme al grano buono e separarla al momento del raccolto per poi bruciarla: preludio del top dell’azione redentrice, e cioè il grande Giudizio, così ben descritto nel cap. 25 di Matteo. Fino ad allora non ci resta che il ricorso al padrone del campo, cioè al nostro Redentore, affinché ci preservi dall’essere attaccati dalla mala pianta, come si è adoperato in occasione della pestilenza. Se poi gli domandiamo una mano anche per liberarci dal Corona virus di oggi, non guasta.

Lettera aperta del 19 luglio 2020

Inserito il 15 Luglio 2020 alle ore 19:38 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 19/7/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Adesso serve il Redentore

Inserito il alle ore 19:17 da Don Gianni Antoniazzi

Il Corriere ha scritto che in Veneto sono saltate 3000 feste e sagre per il Covid-19. Ammiro il Comune che, pur senza fuochi, propone il Redentore. La festa offre speranza, ma espone a circostanze impegnative

In questo weekend celebriamo la liturgia del Redentore e più ancora, a livello umano, si rinnova l’appuntamento con la celebre festa della cena in barca pur senza fuochi in laguna. Al momento sarebbero vietate feste con più di 1000 persone e non è del tutto chiaro come sarà gestito questo aspetto dei festeggiamenti. Già 3000 eventi in Veneto, fra sagre e feste di varia natura, sono stati annullati proprio per questo motivo.

Il problema più grave però non sta anzitutto nel numero dei presenti, ma nel fatto che, dopo qualche ora di festeggiamento, si abbasserà la soglia di percezione del pericolo, le mascherine saranno dimenticate, si ridurranno i distanziamenti e ci si esporrebbe ad un eventuale contagio. Già in passato il Redentore è stata un’occasione di scarsa sicurezza: basta pensare agli incidenti in laguna. Figuriamoci se, dopo qualche ora di cena, si resterà capaci di pensare al pericolo del Virus. Questo appuntamento chiede una singolare maturità da parte dei partecipanti e purtroppo ancora distanti da questo stile.

Ammiro il Comune che continua ad essere propositivo: serve ad alimentare la speranza nel futuro. Chiedo di capire, questa volta più che in passato, che la ragione profonda di ogni festa è il Signore e Lui solo può ridestare la speranza. A Lui serve guardare per affrontare il futuro.

don Gianni

Seminatore maldestro

Inserito il 12 Luglio 2020 alle ore 10:02 da Plinio Borghi

Seminatore maldestro quello che descrive oggi il vangelo? Sembrerebbe di sì, visto dove vanno a finire parecchi semi; ma è uno spunto finalizzato a una parabola particolare, che poi il Maestro stesso si perita di spiegare fin nei minimi particolari. Il tono è un po’ quello della volta scorsa. Infatti, agli apostoli che gli chiedono come mai voglia parlare alla gente (e ce n’era tanta quel giorno!) in parabole, Gesù fa notare che per loro non sarebbe necessario, in quanto è stato concesso di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma per gli altri sì, perché non godono di tale privilegio. E qui parte con degli apprezzamenti poco carini nei confronti di un popolo duro di comprendonio, che spesso e volentieri non ha voluto prestare attenzione a quanto dicevano i profeti: “Perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono”. È chiaro, e lo dice poi, che per cambiare registro devono convertirsi e cioè diventare “piccoli”, abbandonare le loro sicumere e la loro prosopopea, tronfi di essere popolo eletto, come hanno fatto proprio gli apostoli, che si sono affidati completamente alla Parola. Per fortuna abbiamo un Padre che, oltre ad essere misericordioso, è anche estremamente testardo e non molla, non ci lascia alla deriva, alla quale noi volutamente ci lasciamo andare. Lo descrive bene il profeta Isaia nella prima lettura di oggi: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver fatto germogliare la terra, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza … aver … compiuto ciò per cui l’ho mandata”. Quante volte l’abbiamo cantata durante la Messa! E magari non vi abbiamo posto la dovuta attenzione, non l’abbiamo presa come un preciso disegno di Dio che descrive esattamente la missione del Messia, la Parola fatta uomo, inviato perché tutti siano ricondotti a Lui. Che questo sia un fatto scontato, non è assodato: il nostro discernimento, che tuttavia il Padre rispetta, ci porta ad accettare o a rifiutare di far parte di tale progetto: qui ci sta tutta la gamma di reazioni che il nostro Salvatore descrive nell’esplicare la parabola. Attenti, però. Ci sono mille modi per vanificare quel seme che ci viene gettato (e Gesù ne accenna tre: la strada dove è pestato, il terreno sassoso infertile, i rovi che lo soffocano), ma uno solo di efficace: accoglierlo e agevolarne l’evoluzione. Solo questa è la chiave per esserne abbondantemente ripagati.

Lettera aperta del 12 luglio 2020

Inserito il 8 Luglio 2020 alle ore 20:31 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 12/7/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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