Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Pentecoste: si compie la vita

Scritto il 22 Maggio 2019 07:57 da webmaster

Talvolta la fede, seppur sincera, rischia di rimanere in superficie, legata ad immagini, tradizioni popolari e riti. È importante invece accogliere lo Spirito che ci infonde Gesù e restare in comunione con Lui, Signore risorto

Si avvicina la Pentecoste: il 9 giugno celebreremo l’effusione dello Spirito di Gesù. Una data per certi aspetti infelice. Da una parte infatti coincide con la fine dell’anno scolastico: molti avranno il desiderio di festeggiare più che di pregare. Dall’altra saremo abbastanza avanti con la stagione e, se tornasse a splendere il sole, in quella domenica potrebbero cominciare le code per la spiaggia. Insomma, quest’anno ogni circostanza lotta contro.

Nonostante queste coincidenze, è importante che, da parte sua, la parrocchia celebri al meglio questa tappa della fede con la consapevolezza di giungere al compimento della Pasqua. La vittoria di Cristo sulla morte, infatti, resterebbe distante e sterile se noi non accogliessimo lo Spirito di Gesù, che ci unisce alla sua Risurrezione.

Se anche mancano ancora 15 giorni alla Pentecoste, già orientiamo il nostro sguardo verso quell’appuntamento di fede, ricordando che la liturgia più importante sarà la Veglia del sabato sera, 8 giugno, alle 20:45.

Nel cammino di questi giorni sosteniamo anche il cammino dei nostri amici di seconda media: in 55, domenica 2 giugno alle 10:30, riceveranno il sacramento della Crismazione.

don Gianni

In parrocchia niente bavagli

Scritto il 15 Maggio 2019 04:41 da Don Gianni Antoniazzi

In ogni ambiente di vita c’è chi spera di controllare la diffusione delle notizie. Al contrario questa parrocchia e la redazione di lettera aperta desiderano essere uno strumento per diffondere ogni opinione legittima.

La settimana scorsa, dopo aver stampato lettera aperta, la redazione ha scoperto altre lettere non ancora pubblicate. Il rammarico è stato unanime. Si sappia con certezza che in nessun modo lettera aperta vuol escludere pareri diversi dalla linea editoriale. Sarebbe di grande povertà per tutti se in queste pagine si trovasse una sola visione della vita e della fede. Il nostro territorio ha bisogno di idee vivaci e robuste. Ora, chi teme di dire quello che pensa alla fine rinuncia anche a pensare quello che non può dire.

Guai dunque esercitare una censura sciocca e miope. Certo: i testi vuoti, rabbiosi e anonimi non troveranno alcun sostegno nel nostro foglio, ma le voci, anche difformi, meritano di avere risonanza perché aiutano la crescita di tutti.

Il primo atto di un dittatore o di un insicuro è togliere la libertà di parola e di pensiero. Dispiace constatare che, soprattutto in passato, anche fra cristiani c’è stata questa scelta. I lettori però non sono persone vuote o sciocche: hanno intelligenza e discernimento per comporre la propria opinione. Guai, dunque, tarpare le ali alle opinioni altrui.

Spero che in futuro ci sia sempre spazio per il pensiero di tutti.

don Gianni

La politica è lungimiranza

Scritto il 9 Maggio 2019 10:02 da Don Gianni Antoniazzi

Mancano solo due settimane alle elezioni europee del 26 maggio. Senza pretese proponiamo uno spunto di riflessione: per un buon servizio politico servono persone formate e competenti

Per quasi 50 anni i cattolici italiani hanno obbedito al non expedit, disposizione di Pio IX che nel 1874 proibiva di partecipare alla vita politica. Anni luce di distanza da papa Francesco che invita i ragazzi di Azione cattolica a fare politica.

Oggi, cattolici o no, la res publica nazionale ha contratto le malattie tipiche delle democrazie più avanzate, patologie che affliggono molte istituzioni anche ecclesiali. La parola più gettonata di questi anni è riforme, salvo poi fare e disfare come la tela di Penelope. è sufficiente riformare le nostre democrazie perché non vadano alla deriva come vecchi relitti?

La Chiesa cattolica, che forse è esperta in umanità (Paolo VI), ma non in democrazia, fa fatica a trovare in Italia modi per contribuire a educare alla politica i cittadini di oggi e di domani. Dovrebbe insegnare la virtù archiviata della lungimiranza. In qualsiasi istituzione, anche ecclesiale, servono uomini e donne preparati, non i pressappochisti che si improvvisano competenti. Ci vogliono persone formate interiormente alla ricerca del bene comune e alla disciplina del continuo discernimento.

Dag Hammarskjöld, segretario delle Nazioni Unite degli anni Cinquanta, ripeteva: “Il viaggio più lungo è quello che si compie all’interno di se stessi”. Purtroppo pochi eletti vogliono davvero percorrerlo.

don Gianni

Mamme, modelli di vita

Scritto il 2 Maggio 2019 01:56 da Don Gianni Antoniazzi

Domenica prossima 12 maggio è la festa della mamma. La comunità cristiana è vicina a chi genera vita con libertà e responsabilità ed è sempre pronto a sostenere il peso della fatica degli altri

A Maduria, in provincia di Taranto, 14 ragazzi, 12 minorenni, si sono resi responsabili della morte di un uomo di 66 anni, vittima di continui maltrattamenti. Alcuni sono già stati arrestati. Pare che nessuno sia intervenuto per fermare la barbarie: né i vicini del defunto, né i genitori dei giovani, né i servizi sociali. In effetti la moda attuale ci insegna a sfuggire le responsabilità quasi fossero un malanno.

La figura materna va nella direzione opposta. Secondo il filosofo Emmanuel Lévinas la responsabilità sta nel portare l’altro. In questo modo la mamma è la figura concreta dell’etica umana. Ella è accoglienza incondizionata, si lascia invadere e trasformare da chi porta nel grembo. Non pensa al figlio come a una privazione, ma come l’occasione per assaporare la vita con intensità. Una mamma è asimmetrica: non però nel senso del dominio sul piccolo, ma nel senso della cura e della sollecitudine gratuita.

Non è autosufficiente: con lei c’è il papà e il figlio. L’Italia, come nazione, ha bisogno di diventare materna. Ciascuno è chiamato a dare vita, secondo la responsabilità e la libertà propria. Siamo nel tempo giusto per parlarne. Maggio, infatti, viene dal sanscrito mai che sta per grande madre, ed è anzitutto sulla terra che in questi giorni, con la primavera che prova a farsi spazio, esplode di vita.

don Gianni

Cristiani troppo tiepidi?

Scritto il 24 Aprile 2019 08:22 da Don Gianni Antoniazzi

L’attacco in Sri Lanka del giorno di Pasqua ha ucciso turisti facoltosi ma soprattutto tanti cristiani innocenti. Ci sono più martiri oggi che nei primi secoli: chiediamoci se la nostra fede è convinta o resta fiacca

Mi è capitato sottomano Il fatto quotidiano del 23 aprile. In prima pagina c’era un articolo interessante. L’autore, Byung-Chul Han, sostiene che il segno distintivo del nostro tempo è la levigatezza. Dagli smartphone alle sculture di successo, dai dialoghi sui social network all’estetica delle auto: cerchiamo sempre di smussare le punte. Questa logica corrisponde all’imperativo sociale di non ferire e non causare ruvidezze.

Qui in Italia la nostra fede segue lo stesso stile: non prendiamo una netta posizione su Cristo per paura di ferire altri. In molte parti del mondo, invece, i cristiani sanno distinguersi. Attenzione. Mica si dividono dalla gente, perché ogni divisione è pur sempre frutto di odio.
Tuttavia si distinguono, nel senso che vogliono appartenere non alle mode prevalenti, ma alla luce di Cristo. Si distinguono anche per la capacità di perdono e perciò spesso le tenebre li aggrediscono. Così ci sono martiri, oggi più che agli inizi dell’era cristiana.

Qui da noi si preferisce essere cristiani levigati: senza punte, senza accenti particolari. Per esempio: bellissima la veglia di Pasqua. Eppure non ci sono state professioni di fede e nessuno si è scommesso per Cristo. Noi educatori, per primi, non proponiamo di uscire dal clima morbido di una società levigata. Non cerchiamo motivi di distinzione. Così, però, non si cresce: i ragazzi diventano buoni in ogni circostanza ma, al contempo, rischiano di essere buoni a nulla. La Scrittura divina condanna chi è tiepido: Dio lo vomita (Ap 3,15-19). Nella parabola del Padre misericordioso, il figlio grande non prende posizione. Alla fine resta fuori casa.

don Gianni

La Pasqua resiste

Scritto il 17 Aprile 2019 04:49 da Don Gianni Antoniazzi

La risurrezione di Gesù che festeggiamo oggi ci conferma che l’edificio della fede in Cristo non crolla
Resta solido purché almeno una volta ciascuno possa avere un incontro personale con il Risorto

Oggi celebriamo la Pasqua, il passaggio di Gesù dalla morte alla vita eterna. Anche noi, superata la frontiera del tempo, saremo con Lui. Questa gioia, tuttavia, è fragile come sono precari l’uomo e le sue opere terrene: il disastro di Notre Dame a Parigi ce lo ricorda.

Serve un’esperienza personale del Cristo Risorto. È necessario incontrarlo, come i due discepoli di Emmaus. Questo incontro può realizzarsi realmente, ma non su un piano fisico e verificabile. I due discepoli in cammino non riconoscono il volto del Maestro né il timbro della sua voce, eppure dopo sono convinti di aver camminato al Suo fianco.

Così avviene anche per noi. Talvolta lo abbiamo vicino, ma non lo vediamo. I nostri occhi sono oscurati dalla tristezza. D’altra parte neppure gli strumenti di questo mondo, nati nello spazio e nel tempo, possono aiutarci nel misurare la presenza dell’Infinito e dell’Eterno. è qui che la Scrittura ci apre il cuore e la mente e arriva il coraggio di superare la delusione e la paura.

Compiamo il salto della fede che non è un’illusione, bensì il complemento della ragione. Fosse anche solo per un istante, intuiamo in modo autentico la vicinanza del Signore Risorto. La vita, così, si trasforma e la fede in Lui ci edifica in maniera sempre più solida.

don Gianni

La settimana più importante

Scritto il 10 Aprile 2019 03:05 da Don Gianni Antoniazzi

La domenica delle Palme inaugura per i cristiani i giorni più intensi nei quali si rivive l’evento pasquale. Per ciascuno di noi si rinnova il dono straordinario della salvezza e questo è motivo di gioia autentica

La liturgia distribuisce le celebrazioni per la Santa Pasqua in una settimana intera. Già con la domenica delle Palme acclamiamo Cristo che entra in Gerusalemme, la città dell’uomo, tra la folla festante che Lo accoglie sventolando gli ulivi.

Nel Triduo di giovedì, venerdì e sabato santi il Signore rinnova il dono della vita. La sua persona si fa per noi pane e vino, che ci nutrono e ci allietano. Egli stesso entra fra le braccia della morte per vincerla e risorge vittorioso per tutti.

Torniamo, però, alle Palme. La liturgia è singolare: c’è il vangelo gioioso dell’ingresso a Gerusalemme e subito la lettura della Passione con la morte in croce. È importante contemplare questi episodi insieme perché già la Passione è una vittoria serena: è l’amore di Gesù che trionfa sulla rabbia e la fragilità degli uomini.

Con Gesù che cavalca un asinello l’ingresso a Gerusalemme non è solo un trionfo, ma anche un segno umile. Così è Dio, che tiene sempre insieme le doglie del parto e la gioia per la nascita di un nuovo bambino che viene al mondo.

don Gianni

Così proprio non serve

Scritto il 3 Aprile 2019 02:16 da Don Gianni Antoniazzi

Il congresso dei giorni scorsi di Verona non ha favorito il giusto dialogo tra quanti si occupano di famiglia. Al contrario ha finito soltanto per dividere gli animi fino a rendere poco credibili gli stessi valori proposti

Nei giorni scorsi si è tenuto il Congresso mondiale della Famiglia a Verona. Dopo quell’appuntamento la parola “famiglia” è diventata una forbice che divide gli animi. Da una parte, ci sono i tradizionalisti che usano il termine rigidamente al singolare, per indicare un’unica modalità possibile di legame, quella fra sessi diversi; dall’altra, i fautori di una pluralità di esperienze in nome di una libertà dell’individuo sciolto da ogni tipo di vincolo.

A Verona abbiamo assisto a reciproche censure, profonde divisioni e insulti pesanti. Senza una comunicazione autentica e serena, però, non saremo capaci di affrontare nessuna delle sfide future. L’appuntamento di Verona poteva essere un’occasione preziosa per riflettere sulla condizione attuale. Invece, spinti da un pensiero ideologico e da fronti sempre più contrapposti, ne sono scaturiti confusione, toni esacerbati, volontà di contrapposizione e reazioni scomposte, lasciando sullo sfondo qualche valore pur condivisibile.

Purtroppo, quando la modalità è costruita con fattori così inquinanti, anche la sostanza di un annuncio buono, finisce per perdere il proprio valore.

don Gianni

Vivere l’amicizia

Scritto il 27 Marzo 2019 07:35 da Don Gianni Antoniazzi

Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose, ha proposto in merito una bella pagina. I social limitano alquanto i rapporti personali ed è importante riflettere sul valore del contatto reale.

“L’amicizia è una grande avventura, un esercizio di accordo, di armonia, una scuola alla quale si impara a smussare i propri difetti”. Con parole simili Enzo Bianchi, monaco di Bose, presenta la ricchezza del rapporto fra amici. C’è un video su YouTube che val la pena guardare (Enzo Bianchi, l’amicizia).

L’amico esulta per il nostro successo e ci resta accanto nella difficoltà. È il prossimo che ci fa da specchio e da spalla. La tecnologia rischia di rovinare questo legame. Enzo Bianchi parla di una società che non perde tempo per l’altro: “Ci si incontra non più nella gratuità, ma per cene di lavoro. Non si perde tempo, ma si vuole ottimizzare ogni istante. Non ci si sorprende più, ma si programma ogni cosa”.

Più ancora: oramai conosciamo l’altro in modo mediato, o meglio, mediatico, cioè attraverso messaggi, immagini, video, strumenti del social da condividere insieme. L’amico però non è più vicino con le sue fragilità e la sua spontaneità. Si rischia così la morte del prossimo per vivere in un individualismo che ci rovina. Diventiamo isole, singoli in balia di un sistema che ci sovrasta, fragili e deboli di fronte alla vita.

don Gianni

La Fede vince la paura

Scritto il 20 Marzo 2019 06:20 da Don Gianni Antoniazzi

C’è chi sostiene che da duemila anni la Chiesa, con l’Inferno, soffochi i credenti nella paura
In verità nel Vangelo si trova esattamente il contrario: Gesù Cristo ci libera da ogni timore

La paura che ci allontana dai pericoli è preziosa. Essa infatti è figlia della ragione e della prudenza. Purtroppo, un mondo erudito come il nostro rischia addirittura di bloccarsi per lo spavento e su questo sentimento giocano alcuni poteri. In effetti anche il corpo ascolta la paura: diventa bianco, trema, produce adrenalina, scappa o si difende. Spesso l’uomo si paralizza e si allontana dalla strada prevista. Ci sono fobie superficiali: ragni, serpenti e topi; vertigini, spazi chiusi o aperti; il buio, il sangue e altre ancora. Esistono però paure profonde: del dolore e dell’ignoto, col volto dello sconosciuto o quello della morte. Mentre i politici giocano su questi temi, il Vangelo rafforza sempre la sicurezza. C’è, per esempio, l’episodio della tempesta sedata, quando i discepoli, paralizzati per la furia delle acque, scivolano in un atteggiamento pagano e chiedono al Maestro: “Non ti importa che moriamo?”. Gesù guarisce il loro timore offrendo una certezza: accanto all’uomo c’è Colui che placa la tempesta. Con Lui anche l’angoscia della morte si apre alla speranza di una vita nuova. E se non non arrivasse il miracolo della guarigione, allora ce n’è uno più grande ancora: il dono di varcare la soglia del tempo.

don Gianni

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