Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Il peso delle notizie false

Scritto il 13 Marzo 2019 08:38 da Don Gianni Antoniazzi

Le chiacchiere e le malignità fanno male alla comunità cristiana. Avveniva già ai tempi di
San Paolo e continua ancora oggi. Si spengono se trovano orecchie di persone intelligenti?

Gesù fu vittima di notizie false, fake news, diremmo oggi. Al processo si presentarono falsi testimoni e, davanti a Pilato, le autorità sobillarono la folla per ottenere la libertà di Barabba e la condanna di Gesù (Mt 27,20). A Pasqua, poi, le guardie furono pagate per dichiarare che i discepoli rubarono il cadavere.

Oggi, su Internet e i social girano molte bufale. I meccanismi tecnologici, che viaggiano rapidamente, arrivano a produrre un video dove un uomo celebre dichiara ciò che non ha mai detto. A titolo di esperimento, l’hanno fatto con un ex presidente degli Usa. Incredibile la precisione del movimento labiale e delle espressioni non verbali. Impossibile distinguerlo dal vero. Di questo passo sarà difficile orientarsi, se per esempio, alle elezioni si adottasse lo stesso procedimento per i candidati!

Le notizie false, però, partono da lontano e nascono nel cuore. Poiché cerchiamo conferme, ci piace avere un pensiero analogo agli altri: nasce così la logica imprevedibile della folla, pericolosa perché non ha tempo per verificare i fatti. D’altra parte, le nostre valutazioni sono segnate da pregiudizi e non possiamo osservare la realtà che da un solo punto di vista. Faticoso, dunque, cambiare opinioni e prospettive.

Siamo in Quaresima: questo periodo è un invito a cercare la verità senza sosta e ci ricorda che la realtà è più grande dei nostri pensieri e li precede.

don Gianni

Auguri don Armando

Scritto il 7 Marzo 2019 06:19 da Don Gianni Antoniazzi

Venerdì 15 marzo, il nostro carissimo don Armando compie 90 anni, un’età di tutto riguardo, unita a un’invidiabile vivacità. La parrocchia gli esprime tutto il suo affetto e insieme a lui rendiamo grazie al Signore per il tanto bene compiuto

Foto di don Armando TrevisiolDon Armando è stato parroco a Carpenedo per 34 anni, dal 1971 al 2005. In quel periodo il quartiere ha cambiato volto e, da realtà quasi paesana, è diventato centro cittadino in sintonia con Mestre. Ci sono state sfide culturali, sociali, economiche e pastorali. In questo territorio la fede si è misurata col secolarismo, poi con la globalizzazione, l’indifferenza e, infine, con la disgregazione.

In ogni fase don Armando ha annunciato la carità di Dio per l’uomo. Una carità tangibile, concreta, intelligente e appassionata, realizzata con la forza costante di un nutrito volontariato laico. Don Armando ha offerto alla società una risposta talora dibattuta, ma sempre apprezzata.

Oggi la storia fa chiarezza e molti di quelli che si sono alternati sul palco della città sono passati mentre i fatti, edificati da don Armando, parlano ancora: la casa di Gosaldo è vitale e custodisce le memorie di tre generazioni. Villa Flangini di Asolo è in pieno ririlancio; il Patronato, il Ritrovo, l’Asilo, i Centri don Vecchi, lettera aperta e L’incontro… tutto continua a palpitare grazie alle radici solide, all’entusiasmo dei laici e all’azione dello Spirito che suscita figure che scuotono con la mitezza dell’amore.

don Gianni

P.S.: Avremmo voluto invitare don Armando il 15 Marzo a celebrare la S. Messa in parrocchia ma, anche per rispetto al suo riposo, abbiamo preferito non forzargli la mano con un appuntamento che avrebbe potuto stancarlo.

Quaresima tempo di speranza

Scritto il 27 Febbraio 2019 05:48 da Don Gianni Antoniazzi

Mercoledì 6 marzo inizia il cammino di conversione per giungere alla Pasqua di Risurrezione abbracciati da Cristo e rinnovati. Il primo passo è abbandonare la tristezza che ci tiene inchiodati

Da mercoledì prossimo, 6 marzo, inizia la Quaresima. Ci saranno le liturgie solenni alle ore 9:00, 17:00, 18:30 e 20:45, con l’imposizione delle Sacre Ceneri. Il digiuno, la preghiera e la carità ci condurranno rinnovati alla Pasqua del Signore Gesù.

Per carità di Dio: non si tratta di un cammino triste, ma di speranza e di gioia. Il figliol prodigo era contento di tornare a casa e lì ha trovato festa. Zaccheo, pieno di gioia, scese dall’albero per cenare con Gesù e cambiare vita. I documenti di papa Francesco, scritti per la conversione della Chiesa, hanno sempre un titolo pieno di allegria: Evangelii gaudium (24 novembre 2013), Amoris laetitia (19 marzo 2016), Gaudete et exsultate (19 marzo 2018), ma anche Veritatis gaudium (8 dicembre 2017) e l’inno Laudato si’ (24 maggio 2015).

In effetti ogni progresso, anche umano, pur se faticoso, riempie il cuore di soddisfazione. Se la Quaresima fosse interpretata solo come una serie di divieti, non andremmo da alcuna parte. Se in essa, invece, riconosciamo una proposta che ci fa cantare il cuore, allora giungeremo lontano.

don Gianni

Come camminare nella vita?

Scritto il 20 Febbraio 2019 01:42 da Don Gianni Antoniazzi

La Bibbia ci suggerisce di usare saggezza nelle nostre scelte senza andare avanti da pecoroni
Per decidere non sempre conta il criterio “costi-benefici”. Il Vangelo indica la strada per orientarci

Prima di spendere ingenti cifre per la TAV “Torino – Lione”, il Governo ha pensato di valutare costi e benefici dell’opera. Si resta perplessi perché qualcuno parla di gravi perdite, altri di risultati opposti. Ma qui ci interessa un altro fatto, che cioè l’analisi “costi-benefici”, sconosciuta fino a poco fa, sembrerebbe ora diventare un criterio di scelta generale. Uno strumento da impiegare in ogni circostanza per non ragionare da pecoroni, ma per essere responsabili. Chi di noi, però, accetterebbe di diventare genitore se prendesse in considerazione i costi e i benefici? Un figlio, infatti, condiziona in modo definitivo l’esistenza.

Per fortuna le nostre scelte più vere si muovono secondo il criterio del dono e della speranza, mai secondo la logica di spese e guadagni. Così ogni vera scelta che dischiude all’avvenire sfugge alle valutazioni meramente economiche. Il Vangelo attesta che anche Gesù ha donato tutto e così ha acceso una speranza straordinaria nei discepoli. La politica è libera di scegliere in base ai criteri che preferisce. Se però un giorno dovessimo estendere ad ogni scelta umana il criterio di spesa e guadagno, allora temo che la vita sociale sarà ridotta e la speranza nel futuro del tutto spenta.

don Gianni

La Fede non arriva a caso

Scritto il 13 Febbraio 2019 02:07 da Don Gianni Antoniazzi

Questa vignetta racconta con simpatia quanto sia faticoso diventare delle persone geniali
La riporto perché la fede personale segue la stessa logica

La riportiamo nella lingua originale perché molti fra noi conoscono perfettamente l’inglese e possono apprezzare la rima del linguaggio. Dice come nasce la genialità di ciascuno: 1% ispirazione casuale, 29% sudore (perspirazione), 5% improvvisazione; 8% aspirazione (desiderio); 7% contemplazione (dei fatti letti con attenzione); 15% esplorazione (ricerca); 13% frustrazione (delusioni superate); 11% imitazione (sviluppo della realtà); 10,9% disperazione (ricerca angosciata, pressante); 0,1% pura esaltazione (che significa boria, presunzione, alterigia).

Altrettanto vale per la fede di ciascuno. Alcuni mi dicono: “Beato te che hai fede, io non ce l’ho”. Confesso che comprendo poco. L’incontro personale con Gesù va cercato, desiderato, scrutato. È frutto non del caso o di una coincidenza fortuita ma prima ancora di sudore, delusioni di varia natura, ricerca del cuore e più ancora della mente. Non tutto è a portata di mano. Ci sono realtà splendide che domandano un po’ di fatica. Così come accade per il gioco e per gli affetti: se ci si ferma alla superficie si raccoglie poco. Chi è tenace apprezza molto di più la vita e trova anche la ricchezza della fede. L’incontro con Gesù è sempre un tesoro da scoprire.

don Gianni

Quanti malanni fa la legge

Scritto il 6 Febbraio 2019 03:33 da Don Gianni Antoniazzi

Di nuovo mi sento spinto ad intervenire su un argomento che molti fra noi non vorrebbero venisse affrontato. La nostra povera Italia, e la Chiesa, non trovano vita nel mero adempimento della legge. Solo l’amore fa vivere

La Legge divina e quella dello Stato hanno valore: sono un riferimento certo, creano unità nel popolo e, quando succede, ci danno la consapevolezza di essere fuori strada, in disordine con noi stessi. Il mondo della legge, però, insieme alle sue strutture umane, non ha mai avuto la forza di darci vita, né mai l’avrà. Al contrario. Quando si va davanti al giudice e all’avvocato è semmai per infliggere una pena, per togliere vitalità a qualcuno. È una sconfitta, per tutti, per il vincitore e per il perdente. Una sconfitta visto il tempo perduto, le energie profuse per baruffare, ma più ancora per il clamore negativo che questi fatti portano con sé.

Mio padre e mia madre mi hanno raccomandato di evitare le vie legali. Per le questioni ordinarie meglio risultare perdenti che iniziare una causa. In tutto questo mi pare di essere in linea con San Paolo che più volte precisa come l’amore per la legge abbia dato la morte all’uomo, mentre la legge dell’amore sia fonte di vita.

Lascio a ciascuno la piena libertà di pensiero. Da parte mia, però ho sempre pensato che l’unica risposta credibile davanti alle accuse sia il lavoro assiduo, gioioso e sereno, quasi sorridente. Al posto di impiegare energie e soldi per baruffare a mezzo di avvocati e giudici, preferisco impiegare il tempo e la fantasia per costruire un po’ di vita, se ne sarò capace.

don Gianni

Settimo: non rubare

Scritto il 30 Gennaio 2019 05:30 da Don Gianni Antoniazzi

A Carpenedo stanno accadendo diversi furti in appartamento. Anche in chiesa abbiamo avuto la nostra parte. Non ci rassegniamo a essere ostaggi dei malviventi. Anzi. C’è però da riflettere sul settimo comandamento

Il settimo Comandamento è sintetico quanto incisivo. In ebraico ci sono soltanto due parole, che tradotte in italiano suonano con una negazione e un verbo: non rubare. Il comando è usato da Israele in un tempo nel quale non c’era la tutela dei notai né quella delle forze dell’ordine. Ecco dunque l’intervento divino che vietava di toccare quello che apparteneva ad altri: le cose, gli animali, la donna.

In queste settimane a Carpenedo subiamo furti in gran numero. Sono una lesione alla persona oltre che alla proprietà. Per evitare reazioni private servirebbe maggiore attenzione da parte della forza pubblica, peraltro promessa in campagna elettorale. Non lasciamoci mettere in ostaggio da questo clima di insicurezza! La risposta migliore non è barricarsi in casa o vivere timorosi, ma far fiorire comunque quella vitalità che altrove ci invidiano.

Capiamo poi l’ampiezza del settimo comandamento. C’è il furto eclatante e c’è quello sottile, quando i ricchissimi continuamente sottraggono energie ai poveri. I profeti dell’Antico Testamento e Gesù hanno sempre condannato questa prevaricazione. Dio ha creato la terra per tutti e, indipendentemente dalle capacità di ciascuno, ogni uomo deve avere almeno le possibilità per una vita sufficiente. Il nostro stile di vita è talvolta un furto verso Paesi ove la mortalità infantile è elevatissima e la gente comune sopravvive con poco più di un euro al giorno. Pensiamoci. I ladri hanno tanti volti.

don Gianni

Serve più coraggio di un tempo

Scritto il 23 Gennaio 2019 08:01 da Don Gianni Antoniazzi

Alla fine del ‘900 sembrava consolidato un progresso continuo. Oggi incontriamo sfide sempre più gravose. Serve coraggio, com’era quando si doveva andare in guerra, e sdegno per non accettare compromessi

Serve coraggio per essere felici. Da un mese ci annunciano una nuova crisi economica. Dovremo sostenere nuove fatiche umane e sociali. Soprattutto la generazione dei più giovani, “nativi digitali”, avrà bisogno di più audacia.

Nel IV secolo, Sant’Agostino scriveva che, nel futuro, servono “sdegno e coraggio”. Il primo per rifiutare compromessi, il secondo per rimediare agli sbagli. Oggi sono in voga forme contraffatte e a buon mercato: l’arroganza e l’incoscienza.

Il coraggio autentico, invece, è un desiderio di vita tanto forte da non aver paura di toccare il fondo del dolore. È una disponibilità a morire, a perdere tutto: per questo si riesce a vivere davvero. Non serve l’eroismo, ma imparare a dirci “no”.

Non dovremo abbracciare le armi ma ricominciare progetti, immaginare strade diverse, scrivere decisioni, diventare autonomi e, al contempo, vivere insieme, senza metterci al riparo dalle burrasche.

Potremo aver paura, ma senza restare paralizzati. Il coraggio ci porterà oltre i doveri contrattuali, fuori dalla soglia “di sicurezza”; ci impedirà di essere aridi.

A nostro conforto si sappia che “chi non osa osservare il sole in volto non sarà mai una stella” (W. Blake). M. L. King scriveva che “un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno”.

don Gianni

La preghiera personale

Scritto il 16 Gennaio 2019 02:04 da Don Gianni Antoniazzi

Talvolta tendiamo a trascurare le belle abitudini che i nostri nonni e genitori ci hanno trasmesso. Raccogliersi in preghiera per qualche minuto al mattino e alla sera è un pilastro robusto per la vita

A poco a poco, con gli anni, ci si abitua a mettere da parte le buone abitudini di quando eravamo bambini. Ci pare infatti che diventare grandi significhi andare oltre a quello che i genitori ci hanno trasmesso.

Fra le usanze più comuni, imparate in tenera età, c’era quella di andare a letto la sera con un segno di croce e fare altrettanto il mattino con la sveglia. Si pregava con un Padre nostro, un’Ave Maria e un Gloria, poi si aggiungeva un Angelo di Dio e un L’eterno riposo per i defunti.

Cose puerili, ci pareva. Perché poi l’indipendenza, la libertà, le responsabilità gravose, le scadenze, l’affollarsi di preoccupazioni più urgenti han preso il sopravvento e il resto è andato in secondo piano.

Invece bisogna imparare daccapo, perché a mano a mano che si cresce ci si accorge che nella realtà si può far poco, sempre meno di quanto speravamo, che la vita non va come si pretende, che sono infinite le questioni incomprese e le paure. Quant’è importante, allora, per noi che vogliamo essere di Cristo Gesù, riabituarci a fissare lo sguardo sul Vangelo!

Basta un pensiero al mattino e alla sera, e tutto cambia, come cambia lo scorrere dei giorni e delle ore. Cambiamo anche noi.

don Gianni

Forza che arriva anche da fuori

Scritto il 9 Gennaio 2019 07:38 da Don Gianni Antoniazzi

Nell’anno appena trascorso la nostra parrocchia ha registrato qualche prezioso segno di ripresa. I dati, però, evidenziano che i motivi di speranza vengono spesso anche dall’esterno: Carpenedo vive perché sa accogliere

Indichiamo i dati più significativi del 2018. I battesimi sono stati 45. Furono 31 nel 2017 e 44 l’anno precedente.

Le comunioni e le cresime hanno, invece, evidenziato una flessione: 48 comunioni rispetto alle 74 e 51 degli anni prima e 47 cresime mentre furono 64 e 71 nel biennio precedente. Questi ultimi dati, però non ci preoccupano oltre misura: sono due classi di fiacca. Già a maggio, per esempio, avremo 64 prime comunioni. Nel 2018 ci sono stati 13 matrimoni a fronte degli 11 e 9 nei precedenti due anni. Diminuiscono un poco i funerali: passiamo dai 75 del 2017 e 70 del 2016, ai 62 del 2018.

Fin qui i dati nudi e crudi, che però vanno interpretati. Propongo dunque due considerazioni. Facendo la benedizione delle famiglie, si scopre che la parrocchia è ulteriormente invecchiata. L’età media dei residenti è ora intorno ai 47 anni. I nati in parrocchia sono pochissimi: appena 17. Così pure la catechesi vede meno della metà di bambini presenti nelle nostre strade. Il resto viene da fuori. E questo accade non per stima verso il parroco, ma perché questa gente ha mantenuto qui le proprie radici: qui ci sono i nonni, qui vanno più comodi con la catechesi e qui sognano di tornare ad abitare. Quanto ai funerali, bisogna invece notare che aumenta il numero di coloro che domandano la liturgia direttamente in cimitero anche per ragioni di comodità e convenienza. È un fatto diffuso in tutte le città del Nord. Per esempio: a Bologna si celebrano oramai le esequie quasi solo al camposanto. Al numero dei nostri defunti andrebbero dunque aggiunte anche tutte le liturgie celebrate nella chiesa del cimitero.

In conclusione: come avviene in tutta Italia, anche Carpenedo sta facendo fatica e sarebbe una realtà triste se non fosse accogliente. La maggior parte della festa viene infatti dall’esterno, da chi in qualche modo ha qui il suo cuore.

don Gianni

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