Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Natale: l’incontro decisivo

Scritto il 25 Dicembre 2010 08:00 da Don Danilo Barlese

Il Santo Natale è l’incontro con Cristo.
È il momento decisivo della nostra vita. Lo sguardo di questo Bambino ci raggiunge nel profondo del cuore per donarci la consapevolezza di essere amati e salvati.

Il Santo Natale è la grande chiamata all’incontro.
All’incontro con Cristo e all’incontro tra noi.
In questa Santa Notte tutto quello che stiamo facendo diventa secondario rispetto “all’andare a Betlemme”. E chi ha ricevuto per primo l’annuncio cerca di invitare l’altro per condividere il cammino verso la mangiatoia.

Non è in gioco soltanto un dolce sentimento. è in gioco tutta la vita. Di tutti.

Preghiamo il Signore perchè ciascuna famiglia della nostra comunità e del nostro territorio apra le orecchie e il cuore all’annuncio dell’angelo. Ogni famiglia accolga l’invito a mettersi in cammino per incontrare Gesù e così incontrare tutti gli altri, tutte le altre famiglie.

E preghiamo il Signore anche perché ciascuna famiglia, ciascun componente di ogni famiglia, si faccia “angelo” nella sua famiglia, per le altre famiglie.

L’incontro di tutti davanti a questo Bambino sarà la felicità di tutti. Tutti amati. Tutti salvati dai propri peccati. Tutti avvolti dallo Spirito Santo per raggiungere di corsa e pieni di gioia ogni altra persona per un abbraccio di speranza, per un gesto di carità, una parola di fiducia.

Davanti al volto di questo Bambino si impara a dire “NOI”, si impara l’arte della famiglia e della pace, si riceve la chiave per aprire il significato profondo di ogni giornata e trasformare la vita in dono…
«Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, oggi è nato per voi un Salvatore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

Buon Natale a tutti!

Don Danilo

Come aveva promesso

Scritto il 19 Dicembre 2010 08:00 da Don Danilo Barlese

Nell’aprire la sua lettera, Paolo si presenta come «servo» di Gesù Cristo, cioè una persona che “gli appartiene”. Nella Bibbia era questo il titolo d’onore di un primo ministro nei confronti del suo signore, e in modo specifico designava il personaggio descritto dal profeta Isaia (il «Servo di Jahwè»), al quale era stata conferita la missione non solo di annunziare ai giudei esiliati la loro prossima liberazione, ma anche di renderla possibile mediante la sua sofferenza espiatrice.

In quanto servo di Gesù Cristo Paolo è anche «chiamato ad essere apostolo». Nelle sue lettere il termine «apostolo» indica tutti coloro che si dedicano all’annuncio del vangelo.

In forza del carisma apostolico Paolo è «scelto» (= messo da parte) «per (annunziare) il vangelo di Dio», cioè la buona notizia che Dio ha rivolto a tutta l’umanità.

Il vangelo, per il quale Paolo è stato “messo a parte” come apostolo, era già stato «promesso» da Dio «per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture».
Al popolo di Israele Dio aveva preannunziato per mezzo dei profeti, un momento futuro nel quale la salvezza iniziata con l’esodo dall’Egitto avrebbe trovato il suo compimento.

Il vangelo di Dio ha come tema centrale il «Figlio suo».
Per mezzo del profeta Natan, Dio aveva promesso a Davide che la stessa dignità sarebbe stata propria, in modo speciale, di ogni re (messia, unto) appartenente alla sua dinastia, assicurando al tempo stesso che questa sarebbe stata stabile per sempre sul suo trono.

Quando in seguito all’esilio babilonese la dinastia davidica era ormai scomparsa, i giudei cominciarono a sperare che Dio un giorno avrebbe inviato un discendente di Davide  che, sulla linea degli antichi oracoli profetici, avrebbe liberato definitivamente il suo popolo. A lui perciò fu assegnato il titolo di Messia (in greco “Christos” – “l’Unto” per eccellenza) e fu riconosciuta in modo specialissimo la dignità di «Figlio di Dio».

Sullo sfondo di queste attese si comprendono le caratteristiche che Paolo attribuisce al Figlio di Dio di cui parla il vangelo. Esse sono delineate in due frasi. Nella prima si dice che «secondo la carne» il Figlio di Dio è «nato dalla stirpe di Davide» e di conseguenza è il suo lontano discendente, inviato da Dio per portare la salvezza finale a Israele.

Nella seconda frase si afferma che lo stesso Figlio di Dio è stato «costituito Figlio di Dio con potenza», cioè ha potuto esercitare in modo effettivo i suoi poteri, «secondo lo Spirito di santificazione», ossia in forza di un dono speciale dello Spirito.

Il Figlio di Dio ha dunque conseguito, mediante la sua risurrezione, una dignità immensamente superiore a quella che i giudei attribuivano al «Figlio di Davide».
Paolo conclude affermando che il Figlio di Dio di cui parla il vangelo è «Gesù Cristo nostro Signore»: a Gesù di Nazaret compete non solo il titolo di «Cristo» (Messia), che rimanda alla sua ascendenza davidica, ma anche quello di «Signore» (Kyrios). Questo nome Kyrios/Signore, significa la piena partecipazione al potere stesso di Dio. L’«obbedienza della fede», a cui l’annuncio dell’apostolo deve portare, può indicare l’adesione al messaggio cristiano, oppure, con più probabilità, quell’obbedienza a Dio che si esprime nella fede.

Con il termine «fede» l’apostolo indica la piena fiducia in Dio. La missione affidata ad ogni cristiano ha come scopo finale la «gloria del suo nome», cioè il riconoscimento di Dio come unica fonte di salvezza per tutta l’umanità.

Don Danilo

Mercatino dei giocattoli

Scritto il 18 Dicembre 2010 04:05 da Redazione Carpinetum

I ragazzi di 2° media invitano la comunità al mercatino che si terrà domenica 19 dicembre dalle 9.30 alle 13 sul sagrato della chiesa.

Cogliete l’occasione per far felice qualche altro bambino.

Il ricavato sarà destinato al pagamento di una bolletta del gas di chi si trova in difficoltà.

Vienite all’incontro del Gruppo Missioni!

Scritto il 17 Dicembre 2010 09:43 da Redazione Carpinetum

Carissimi,
quest’anno il Gruppo Missioni Terzo Mondo organizza i due incontri con gli sponsor nella giornata di sabato 18 dicembre in orari e luoghi diversi al fine di agevolarne la partecipazione:

  • ore 15,00 presso il LUX di Carpenedo nella sala Giovanni Paolo II (l’entrata si trova accanto alla chiesa dei Ss Gervasio e Protasio di piazza Carpenedo);
  • ore 20,45 presso il Centro don Vecchi Bis di Carpenedo (entrata da via Società dei 300 campi n. 53).

Le riunioni dureranno circa un’ora, e, per permettere a coloro che lo desiderano di pagare le quote o di iniziare nuove adozioni, saremo a disposizione mezz’ora prima dell’inizio e alla fine della riunione.

Come sempre nella riunione verrete informati sulle iniziative intraprese quest’anno, sullo stato di avanzamento dei progetti e sulla situazione dei collegi che sosteniamo in India, in Kenya e nelle Filippine, tutto documentato con le immagini che proietteremo.

Chi desidera far pervenire una lettera al bambino sostenuto in Kenya, potrà consegnarla direttamente a Daniele Schiavinato, presente alle riunioni.

Per ulteriori informazioni vi invitiamo a visitare la pagina dedicata a questo incontro sul nostro sito.

Come sapete, l’espandersi della nostra attività si basa sul passaparola, pertanto vi invitiamo a portare amici e conoscenti che desiderano conoscere le nostre esperienze sulle adozioni a distanza.

Confidando di vedervi numerosi, vi salutiamo cordialmente.

Andrea Groppo

Siate pazienti, non lamentatevi

Scritto il 12 Dicembre 2010 08:00 da Don Danilo Barlese

“Siate pazienti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore.”  (Gc 5, 7-10).

San Giacomo invita alla “pazienza”. La pazienza del discepolo di Gesù è illustrata paragonandola con l’attendere paziente i preziosi frutti della terra da parte del contadino. Il contadino semina; poi egli stesso non può fare più nulla di decisivo: egli può solamente attendere con pazienza il frutto.

All’attesa paziente del ritorno glorioso del Signore appartiene anche la necessità che i cristiani non si lamentino gli uni degli altri, «affinché voi non siate giudicati».
Giacomo ci esorta invece ad attendere con pazienza fino all’arrivo del Signore.
Con l’arrivo del Signore si intende qui la venuta gloriosa di Gesù Cristo in potenza e gloria alla fine dei giorni. Il sostantivo greco “parousía” significa “esserci”, “presenza”, “attualità”.

All’esortazione ad attendere segue l’ammonimento a rafforzare i cuori.
L’attesa paziente della venuta del Signore non è semplicemente un passare il tempo, un “tirare avanti”. È necessario rimanere saldi ed essere forti nelle tentazioni e nei dubbi, nel tempo della sofferenza e della malattia.

Il giorno del Signore sta per venire. Il breve tempo ancora disponibile vuol essere usato per una vita di fede operosa e per cambiare atteggiamenti errati.
Rivolgendosi ai destinatari della lettera chiamandoli «fratelli», li esorta infine a non «lamentarsi» gli uni degli altri. Il proprio disagio non deve essere scaricato sull’altro, col dargliene continuamente peso. In questo modo il lamentarsi diventa giudicare e condannare. Vale infatti il discorso: «Non giudicate, per non essere giudicati! » e: « Se un fratello offende o giudica suo fratello, costui offende la legge e giudica la legge. Se tu però giudichi la legge, non sei più uno che compie la legge, ma uno che la giudica. Uno solo però è il legislatore e il giudice, colui che può salvare e condannare. E tu, chi sei mai tu, che giudichi il prossimo?».

“Il giudice è alle porte”. Di fronte al giudice divino l’uomo deve abbandonare l’atteggiamento di giudice del prossimo e lasciare il giudizio a colui che al contrario dell’uomo non semplicemente condanna, ma è quel giudice che può liberamente salvare e condannare.

Poiché il lamentarsi sotto il peso dell’esistenza tormentata dell’uomo capita spesso, questa esortazione si addice bene al contesto. A chi si lamenta manca la capacità di saper attendere con pazienza. L’impazienza rende irritabili e fa innervosire gli altri.

Don Danilo

Concerto di Natale dell’Orchestra e Polifonica Benedetto Marcello pro restauro chiesa

Scritto il 11 Dicembre 2010 12:23 da Redazione Carpinetum

Grande evento musicale!

Sabato 11 dicembre 2010 – Ore 21
Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio – Carpenedo

Esecuzione de Il “Messiah” di Haendel
Oratorio per soli Coro e Orchestra

Per saperne di piu’ visita le pagine dell’iniziativa Una “volta” per tutti.

Teniamo viva la speranza con l’ascolto delle Scritture

Scritto il 5 Dicembre 2010 08:00 da Don Danilo Barlese

San Paolo ricorda con forza che le Sacre Scritture sono in grado di istruire i credenti e di consolarli, conferendo loro il dono della perseveranza e della speranza.

A partire dal caso singolo l’apostolo afferma in generale il principio della destinazione cristiana delle Sacre Scritture: sono state scritte «a nostra istruzione». Già nella prima lettera ai Corinzi riferendosi alle vicende dell’esodo dall’Egitto, aveva richiamato la stessa tesi: «Ora questi avvenimenti accaddero loro come “prefigurazioni” e furono messi per iscritto a nostro ammonimento, a noi che ci è venuta incontro la fine dei tempi».

L’apostolo prosegue la sua esortazione con una preghiera: quel Dio che, mediante le Scritture, dona perseveranza e consolazione possa conferire a tutti i credenti, sull’esempio di Cristo, una profonda sintonia di pensieri perché in modo unanime possano rendere gloria a Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo.

In questa prospettiva riprende il tema dell’accoglienza presentando Gesù come il modello a cui tutti i membri della comunità devono rifarsi: “Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio”.

Cristo ha accolto tutti i membri della comunità, senza discriminazione. Egli dunque non è solo un modello a cui riferirsi, ma anche colui che, stabilendo un rapporto personale con ciascuno di essi, ha reso possibile il loro rapporto di comunione vicendevole.

Questo esige dunque lo spostamento del baricentro della esistenza dal proprio io all’altro. Si tratta di agire per il bene del prossimo e a scopo “costruttivo”. La prospettiva è quella della crescita della comunità: “edificio” che s’innalza sulla base della solidarietà dei credenti.

L’unità solidale della chiesa, voluta da Cristo, è frutto della grazia che comunque non dispensa dall’impegno. Si tratta di una condizione indispensabile perché la comunità traduca la sua unanimità nel cantare a una sola voce la lode al «Padre di nostro Signore Gesù Cristo». La liturgia ecclesiale è espressiva di unità solo in un contesto di fattiva comunione e questa trova in quella il suo segno più alto.
Il gesto di Grazia divina incarnato in Cristo ha assunto diversi significati. Verso i giudei Gesù si è fatto «servitore» per dare compimento alle promesse fatte ai padri. Sempre in Cristo, infine, tutte “le genti” hanno ricevuto il dono della misericordia, per il quale devono ringraziare continuamente Dio. «Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome».

Don Danilo

Programma appuntamenti de “Il Ritrovo”

Scritto il 3 Dicembre 2010 02:53 da Redazione Carpinetum

E’ stato inserito il programma degli appuntamenti al Ritrovo degli anziani aggiornato.

Evidenziamo che domani Sabato 4 dicembre alle ore 15,00 si terra’ il concerto strumentale dell’Immacolata con i Sigg. Lazzari & Carraro.

Abbiamo avuto dei problemi a ricevere il programma completo per i mesi di novembre e dicembre, pertanto pubblicheremo gli eventi man mano che ci verranno segnalati. Ci scusiamo per l’inconveniente e raccomandiamo di visitare periodicamente la pagina del programma.