Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 4 febbraio 2018

Scritto il 31 Gennaio 2018 08:37 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 4/2/2018. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

La malattia e la Fede

Scritto il 31 Gennaio 2018 07:07 da Don Gianni Antoniazzi

La parrocchia invita gli ammalati che possano muoversi a partecipare sabato 10 febbraio, alle ore 16, alla Santa Messa in occasione della Madonna di Lourdes per invocare la benedizione del Signore.

Il Signore ha sempre cercato le persone sofferenti. Il Vangelo di Marco, per esempio, inizia molto rapidamente col battesimo di Giovanni, le tentazioni nel deserto e la chiamata dei primi discepoli: tutto in appena 20 versetti. Poi subito dedica uno spazio più ampio a Gesù che opera guarigioni: libera un indemoniato, risana la suocera di Pietro, guarisce i lebbrosi.

La fede cristiana non impone il dolore, la rinuncia e la tristezza. Gesù stava a pranzo in allegria e raccontava parabole piene di vita. Qualcuno lo chiamava “mangione e beone”. Invita ad essere Beati, cioè gioiosi. È venuto perché la sua gioia fosse in noi e la nostra gioia fosse piena.

Qualunque sia la situazione attuale, il termine della nostra vita è la pienezza di vita. Se anche per qualche istante la nebbia dovesse coprire le vette luminose delle nostre attese, sappiamo che presto tornerà il sole. Il Vangelo, dunque, propone di tenere ben scolpita nel cuore la speranza della vita piena.

Dopo di che bisogna tener conto che la condizione umana è sottoposta al criterio della fragilità, cioè al regime del “finito”, non dell’infinito: abbiamo da misurarci col dolore ma sarà marginale, non ne conserveremo ricordo, ne usciremo più maturi e staremo nella bellezza data a noi dal Cristo risorto.

don Gianni

Mamma quanti falsi maestri!

Scritto il 28 Gennaio 2018 09:58 da Plinio Borghi

Mamma quanti falsi maestri! Chi ha avuto l’avventura, come me, di assistere all’evoluzione di questa società post bellica e in particolare a quel picco storico che fu il ’68 non può che convenirne, specie dopo che l’epilogo ha smascherato gli attori in malafede. Sono sorti come i funghi e con l’aggravante che hanno avuto troppi seguaci, molti dei quali non si sono arresi nemmeno di fronte all’evidenza. Annidati in tutte le categorie di cittadini, fino alle altre sfere, sono costretti a mugugnare sotto vento, salvo riflussi nostalgici quando pensano di trovare terreno fertile per riprendere vecchie tesi ormai stantie. È umano, ma il guaio è che continuano, da bravi revanscisti, a rompere le uova nel paniere a chi sta con fatica costruendo un minimo di compattezza e portando nel Paese un po’ di chiarezza, sociale, politica, storica e financo religiosa. E fin qui passi: fa parte dei cicli e ricicli della vita; ma il guaio più grosso è che riescono a trovare ancora humus fra le nuove generazioni, che spesso e volentieri non fanno che riproporti dei “dejà vu” come se inventassero qualcosa di nuovo e questo, lo dice uno che conserva ancora qualche nostalgia di talune impostazioni e di vecchie battaglie, è semplicemente deprimente. Non faccio nomi o riferimenti perché si spazia ovunque, da destra a sinistra, nella Chiesa e nei suoi detrattori. Né, pur rilevandolo, mi meraviglio più di tanto, perché il fenomeno esiste da sempre ed è la storia prima o poi a farne scempio. C’era anche ai tempi di Gesù, tanto che è lui stesso, unico e vero Maestro, a metterci in guardia dai falsi maestri che si sarebbero affacciati nel corso dei tempi. Il vangelo di oggi descrive un suo intervento in sinagoga e chi lo ascolta, a proposito di quanto si diceva la settimana scorsa, si accorge che parla come uno che ha autorità, che ci crede e si mette in gioco, non come gli scribi e i farisei che erano abili a caricare gioghi sulle spalle altrui. E quel Maestro ci sta parlando da oltre duemila anni, con la sua parola ha fatto e guidato la nostra storia. Vorrei tanto dire a chi si erge a inventore dell’acqua calda: “Ma cosa cerchi rimestando nel torbido? Hai una Parola chiara, adatta alle tue aspirazioni di giustizia ed equità, che è sempre nuova e fresca, proferita da un Maestro ineguagliabile, che ti accompagna e ti è guida, purché ti appoggi con coerenza e fiducia. La puoi usare come metro per valutare chi ti vuol abbindolare. Di che altro hai bisogno?”

Lettera aperta del 28 gennaio 2018

Scritto il 24 Gennaio 2018 08:44 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 28/1/2018. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Donare qualcosa di sé

Scritto il 24 Gennaio 2018 07:56 da Don Gianni Antoniazzi

Domenica scorsa due fratellini avevano previsto di andare a sciare. Parlando con i genitori del tema trattato a catechismo, hanno deciso di fare a meno della giornata di svago per aiutare un bisognoso.

Domenica scorsa, a fine Messa, due bambini son venuti a salutarmi assieme al loro papà e al loro nonno. Mi hanno consegnato una lettera scritta di proprio pugno: dentro c’era anche del denaro. Mi hanno chiesto di leggere il biglietto dove c’era scritto: “Noi abbiamo risparmiato questi soldi rinunciando a sciare”, firmato Nicole e Marco. L’offerta era più che sufficiente per una bella domenica sugli sci. Commosso, ho ringraziato.

Nei giorni precedenti, la catechista aveva proposto di fare un servizio in casa per raccogliere un’offerta in favore dei poveri. Poi, discutendone con i genitori, è nato questo gesto. Dico grazie alla famiglia per il significato educativo dell’offerta. Ringrazio questi ragazzini che hanno pensato a chi si trova nel bisogno.

Mercoledì 14 febbraio inizia la Quaresima. Abbiamo molto da imparare dai più piccoli. Di quante cose potremmo fare a meno e quanto saremmo ricchi se cominciassimo a fare spazio per chi ha meno di noi.

don Gianni

Il carisma è come il coraggio

Scritto il 21 Gennaio 2018 10:25 da Plinio Borghi

Il carisma è come il coraggio: se uno non ce l’ha non se lo può dare, diceva pressappoco il Manzoni. Il carisma è sostenuto da diverse qualità, naturali e acquisite, come, fra quest’ultime, l’autorevolezza, che a sua volta prescinde dall’autorità. In Italia abbondiamo di persone alle quali è conferita, per mille motivi, una qualche autorità (dicono che un cittadino su due possa fregiarsi del titolo di “presidente”), ma scarseggiamo di persone autorevoli. Per quanto mi riguarda, nella mia lunga frequentazione del mondo della burocrazia, della politica, del sindacato e dell’associazionismo, ho potuto rilevare che proprio dalle persone senza autorità sono emersi esempi fulgidi di autorevolezza, che deriva appunto da conoscenza, competenza, preparazione, credibilità, comportamento e, non ultimo, dalla capacità di rapportarsi agli altri, fino al punto di attrarli e ottenerne rispetto. Certo, con tutti questi presupposti, avere anche autorità aiuta. Mi si sono affastellate queste considerazioni da una parte considerando la liturgia di oggi e dall’altra vedendo i consueti riti della campagna elettorale che si è scatenata. Pazienza per la solita salva di promesse che hanno la stessa consistenza di uno spettacolo pirotecnico, ma assistere alla corsa affannosa di emerite nullità per il ruolo di leader, esibendo panacee come se fossero programmi illuminati, non riesco ancora a digerirlo senza reazioni. Gesù non ha ufficialmente alcuna autorità, se non quella conferitagli dal Padre e al momento ignota al mondo. Solo più tardi, quando calmerà le acque e i venti che rischiavano di rovesciare la barca degli apostoli, questi se ne renderanno conto. Non ha ancora cominciato l’annuncio della lieta novella, per cui nella sua “campagna acquisti” non può mettere in atto tentativi di “adescamento” (nel senso etimologico: siamo in ambiente di pesca), eppure la sua autorevolezza e il suo carisma traspaiono da tutti i pori, visto che, al suo richiamo, tutti lasciano subito reti e parenti per seguirlo. “Vi farò diventare pescatori di uomini”: s’è mai sentita panzana simile e propinata a gente concreta come i pescatori? Eppure si lasciano “irretire” (sempre in senso etimologico), sentono che non è uomo da promesse fasulle, l’hanno già chiamato “rabbì” senza nemmeno conoscerlo. Mmmm.., ho la vaga idea che in questa kermesse elettorale farò come Diogene: andrò con la lanterna in cerca di persone credibili!.. Auspicando un epilogo diverso dal suo.

Lettera aperta del 21 gennaio 2018

Scritto il 17 Gennaio 2018 07:06 da Redazione Carpinetum

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Gli elettori hanno testa

Scritto il 17 Gennaio 2018 04:51 da Don Gianni Antoniazzi

Si avvicinano le elezioni e attendiamo di conoscere a giorni le liste dei candidati. C’è però la preoccupazione che le sparate elettorali non siano rispettose dell’intelligenza dei cittadini chiamati a compiere la loro scelta.

In tempo di elezioni qualche candidato mente con promesse irrealizzabili. Talvolta il clima diventa imbarazzante, in pieno stile Totò. Sembra una gara a chi la spara più grossa, senza considerare che gli elettori capiscono molto più di quanto si pensi.

Per esempio: il debito pubblico supera i 43.000 euro a testa. Un peso capace di bloccare l’Italia al primo intoppo. Pochi ne parlano. Al rovescio: si promette che gli uni o gli altri riceveranno più contributi. Non si può offendere l’intelligenza degli elettori.

Domenica scorsa don Fabio Longoni ricordava che, secondo un’etimologia dal greco, “Italia” deriva da “italoi”, cioè “paese dei vitelli”. E continuava: a marzo qualcuno proverà a metterci l’anello per portarci dove vuole.

Sarebbe già prezioso se qualcuno si impegnasse a trasformare il flusso di denaro pubblico in un vero motore di crescita, paragonabile alle energie che i privati, con minori risorse, riescono a sviluppare. A pensarci bene, però, già questo obiettivo, potrebbe risultare incredibile nel contesto italiano.

don Gianni

Avere punti di riferimento…

Scritto il 14 Gennaio 2018 10:21 da Plinio Borghi

Avere punti di riferimento è un’esigenza: nessuno può essere talmente autosufficiente in tutti i campi da non aver bisogno almeno di un confronto. Gli stessi responsabili della cosa pubblica, per quanto illuminati, si fanno circondare da consiglieri personali ed esperti nelle varie materie. Da bambini non c’è problema: genitori ed educatori li troviamo già “confezionati” e disponibili. Divenuti un po’ più grandicelli, quando si affacciano le prime difficoltà di carattere spirituale e morale, l’ottica si allarga verso un confessore o, meglio ancora, un padre spirituale col quale poter creare un feeling adeguato. Più avanti anche gli amici del gruppo o del “branco” possono costituire un momento d’appoggio, specie su cose di cui magari riteniamo poco consono parlare ai genitori. Qui s’impone il massimo dell’attenzione e una preparazione il più matura possibile all’approccio, per non correre il rischio di farsi abbindolare da chi forse tanto a posto non è e sembra affidabile, ma è solo scaltro. Meglio avere sempre il piede su due staffe e tenere attivo sulle cose il rapporto con i riferimenti tradizionali; una tecnica da adottare anche da adulti, se si vuole evitare il rischio di farsi male da soli. Un buon insegnamento in tal senso non poteva che venire dal vangelo di oggi. Giovanni, nella sua correttezza e umiltà, ha sempre avvertito che sarebbe arrivato uno più grande di lui e, rinunciando al suo ruolo di referente, lo indica ai suoi senza indugio: “Ecco l’agnello di Dio!”. Gesù, raccomandato da cotanto predecessore, avrebbe potuto benissimo rastrellarli tutti senza tante cerimonie. Macché! Prima chiede loro cosa volessero e, ricevuta come risposta interlocutoria: “Rabbi dove abiti?”, disse loro; “Venite e vedrete”. Sappiamo com’è andata a finire e poi il passaparola ha fatto il resto. A me è sempre piaciuto tanto il taglio dato a questo racconto dall’evangelista Giovanni: andare a casa di qualcuno, trovarsi a proprio agio, soffermarvisi addirittura per la notte ha significato una scelta radicale, un approdo a quello che sarebbe divenuto un punto di riferimento definitivo, di quelli che ti trasformano e che manterrai per la vita. Noi cristiani possiamo contare su un valore incommensurabile, rispetto a chi ne ha altri o non crede affatto. Peccato troppe volte lo sottovalutiamo. Facciamo come il Samuele della prima lettura di oggi: una volta saputo da Chi arrivava la voce che lo chiamava non lasciò andare a vuoto una sola delle Sue parole.

Lettera aperta del 14 gennaio 2018

Scritto il 10 Gennaio 2018 07:34 da Redazione Carpinetum

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