Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 4 ottobre 2015

Scritto il 30 Settembre 2015 08:17 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 4/10/2015. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Sapapian: XXXII edizione

Scritto il 30 Settembre 2015 06:41 da Redazione Carpinetum

Questa domenica dedichiamo la nostra copertina ad una attività che ci aiuta a diventare una famiglia e a far crescere nel territorio quel legame che infonde vita

In questa domenica, 4 ottobre, alle ore 14.30, si terrà la Sapapian, giunta alla sua XXXII edizione. Un evento che, in linea con i precedenti 31 anni, costituirà una bellissima occasione per la parrocchia di Carpenedo, che vedrà la propria comunità vivere insieme momenti di svago, sportività e condivisione. E al di là delle parole, in cosa consiste esattamente la Sapapian? In una corsa, per nulla competitiva, sebbene le premiazioni per i classificati sul podio ci saranno, come sempre, e verranno offerte da gentili negozianti del territorio della nostra parrocchia. Prevede due possibili percorsi, uno breve e uno lungo per i più tenaci.

Le iscrizioni saranno aperte sabato 3 e domenica 4, il giorno stesso, e avranno luogo qui a Carpenedo, gestite dai ragazzi scout del clan Al Bazar, che si occupa dell’organizzazione dell’intero evento e che offrirà tutte le informazioni necessarie.

Beh, che dire…si aspetta un’affluenza degna degli anni passati, contando sempre sulla grande energia che la nostra comunità ha saputo costantemente offrire, cosciente che l’importante non sarà arrivare primi, bensì contenti!

Federico Biscaro

Quanti Eldad e Medad…

Scritto il 27 Settembre 2015 12:31 da Plinio Borghi

Quanti Eldad e Medad annoveriamo nelle nostre comunità, a partire da quelle parrocchiali? Pochissimi, eppure ce ne vorrebbero! Chi sono? Due egregi sconosciuti citati nella prima lettura (dal libro dei Numeri) sui quali si posò lo Spirito, per cui cominciarono a profetizzare lì, nell’accampamento, senza recarsi nella tenda di Mosè. Scandalo! “Come si permettono?”, disse un servitore corso da Mosè, “bisogna scacciarli!”. Bella la risposta di Mosè: “Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!”. Quanto mi piacerebbe che tutti i nostri pastori avessero lo stesso atteggiamento di Mosè! Invece temo che i più nutrano i sentimenti del servitore, che provino un senso di fastidio se qualcuno tenta di invadere il loro campo di competenza. Tuttavia, nemmeno la gente è così pronta a dare una mano. Teniamo presente che prima di questo episodio, Mosè, stufo di tenere a bada da solo il più di mezzo milione di persone, lagnose e mai contente, che Dio gli aveva affidato, si era rivolto al suo Signore, che gli aveva garantito, oltre che mandare carne al popolo (premessa del famoso episodio delle quaglie), di affiancarlo con settanta anziani, sui quali avrebbe effuso il suo spirito. Però, e lo riprende anche la lettura di cui si parla, quei settanta profetizzarono una sola volta e poi non lo fecero più. Ecco il motivo per cui ricorse a quei due. Noi abbiamo ricevuto tutti quello Spirito col Battesimo e ci siamo quindi impegnati con la Cresima, ma poi? Quanti si sentono coinvolti nell’opera missionaria della Chiesa e cioè nel profetizzare? Eppure Gesù, proprio nel vangelo di oggi, assume lo stesso atteggiamento di Mosè, quando Giovanni voleva impedire che alcuni non seguaci scacciassero i demoni nel suo nome: “..Non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi”. Bella strategia in controtendenza, come al solito! Il Maestro in buona sostanza ribadisce  che quello che conta è operare il bene e agire per il bene. Se poi chi lo fa si muove nel suo nome, anche se non appartiene alla Chiesa o alla comunità, ben venga. Quanta energia sprechiamo in contrapposizioni inutili! E quanto potenziale avremmo se chi cammina nella stessa direzione cercasse di farlo assieme, da compagni di viaggio e non da concorrenti. È un chiaro invito alla vera apertura verso l’altro.

Lettera aperta del 27 settembre 2015 e Calendario Pastorale 2015/2016

Scritto il 23 Settembre 2015 07:39 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 27/9/2015. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Abbiamo inoltre inserito la copia PDF scaricabile del Calendario Pastorale parrocchiale 2015/2016 con tutti gli eventi previsti fino a giugno e oltre. E’ lo stesso documento che in questi giorni viene distribuito in chiesa.

Je ne suis pas Charlie Ebdo

Scritto il 23 Settembre 2015 07:02 da Don Gianni Antoniazzi

Non sono Charlie Hebdo e lo scrivo con convinzione. Pagherò gli insulti della rete, se serve, ma è necessario che anche un cristiano abbia un briciolo di libertà di parola

La satira di Charlie Hebdo è sempre più vuota, sterile, distruttiva, ignorante e presuntuosa. Istiga alla rabbia e non edifica nulla. Ha pubblicato queste due vignette, che riporto con vergogna su “lettera aperta”, perché i lettori ne valutino la stupidità. Riguardano la vicenda di Aylan, il bimbo fotografato morto in riva al mare. Il Cristo sorridente cammina ad occhi chiusi sull’acqua. Accanto a lui c’è il bimbo affogato. Il titolo recita: “La prova che l’Europa è Cristiana”. Vicino a Gesù è scritto: “I cristiani marciano sulle acque” e sotto: “I bambini musulmani affogano”.

Di pessimo gusto anche l’altra vignetta. Nel cartellone pubblicitario stile McDonald il pagliaccio sorride guardando il morto e propone “due menù bambino al prezzo di uno”. Il titolo aggiunge: “Così vicino alla meta”. Quasi che il bimbo stesse venendo in Europa perché ingannato dalla pubblicità e sia stato ucciso da un’economia beffarda. Nella migliore delle ipotesi queste immagini sono il tentativo di denunciare la lentezza economica e religiosa di fronte all’immigrazione. Tutti capiamo però la pericolosa regressione culturale. Siamo tornati a proporre una guerra fra religioni e regna l’idea che l’economia sia solo distruzione dell’uomo. Il fatto più grave però è usare un bambino morto per fare satira (se così la si può ancora chiamare).

Non si può strumentalizzare la sofferenza per far guadagnare lettori e soldi al giornale. Questo stile rabbioso ed egoista distrugge. L’amore maturo e saggio è la risposta credibile per la Storia. Va poi aggiunto un altro punto. I nostri miseri rappresentanti europei hanno marciato in favore di Charlie e qui a Venezia molti han fatto manifestazioni. Dov’è finita l’intelligenza di questi mediocri pensatori? Perché tanto silenzio adesso che il giornale dimostra il suo volto più offensivo? Come sempre la democrazia deviata non è protesa alla verità e al bene comune, ma alla ricerca del consenso.

A suo tempo abbiamo risposto alla satira di Charlie facendo un dopo scuola per immigrati: manifestazione di una comunità che non fa satira, ma cerca l’unione. A queste seconde vignette rispondo aumentando il nostro servizio agli immigrati. La proposta sarà chiarita in fretta.

don Gianni

La fine del grillo parlante…

Scritto il 20 Settembre 2015 12:11 da Plinio Borghi

La fine del grillo parlante di collodiana memoria, schiacciato sul muro con una martellata infertagli da quella perla di verità che era Pinocchio, rimarrà per sempre l’emblema del fastidio che provoca chi è nel giusto. Ognuno di noi è senz’altro testimone o protagonista di qualche episodio di tal specie, frutto di un atteggiamento sociale da sempre presente, se la prima lettura di oggi, dal libro della Sapienza, inizia proprio con queste parole: “Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo..”. Quando mi affacciai al mondo del lavoro, assieme ad altri giovani e volonterosi, venimmo tosto ripresi per eccesso di zelo, dato che la nostra alacrità metteva in cattiva luce l’andamento lento degli altri veterani (eravamo nel pubblico impiego, ma non credo che nel privato sarebbe andata tanto diversamente!). Non ci adeguammo del tutto, ma dovemmo abbassare un po’ i toni per evitare guerre inutili. D’altra parte la lettera di San Giacomo, nella seconda lettura, riprende: “Fratelli miei, dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni”, per cui essere di stimolo va bene, ma provocare ad arte diventa controproducente. Mi è rimasta impressa la filippica nel film “Scipione, detto anche l’africano” (forse l’ho già citata), durante la quale Catone, interpretato da Vittorio Gassman, dice al protagonista (Mastroianni) che se si vuol vivere tranquilli, nella società, non bisogna mai essere peggiori degli altri, ma neppure migliori: uguali. Squallido, eppure innegabile. Per fortuna Gesù, nel Vangelo, ci offre ancora una volta lo spunto per superare l’impasse e va oltre la critica e oltre la provocazione. Anche gli Apostoli, infatti, non erano esenti dalla tentazione di primeggiare o di non sentirsi sufficientemente valorizzati; il Maestro li coglie in castagna mentre ne discutono e, ripresi, tacciono (tipica reazione di chi viene sgamato!). Ed Egli, che ovviamente sapeva, taglia la testa al toro dicendo: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”. Non è un argomento nuovo e in più di qualche circostanza Gesù stesso ne darà esempio concreto, come nell’ultima cena, quando laverà i piedi a tutti. D’altronde, volgendo l’attenzione ai piccoli, agli sprovveduti, agli ultimi, facendoci noi stessi piccoli, sprovveduti e ultimi, ben difficilmente susciteremo invidia negli altri e il fatto che solo così possiamo incontrare il Cristo e conoscere il Padre che l’ha mandato non è proprio secondario!

Lettera aperta del 20 settembre 2015

Scritto il 16 Settembre 2015 07:36 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 20/9/2015. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Cosa imparare dai bambini

Scritto il 16 Settembre 2015 07:22 da Don Gianni Antoniazzi

Iniziano la scuola e la catechesi per i più giovani. Non è facile distinguere chi educa da chi è educato. Bambini e ragazzi hanno davvero molto da insegnarci

Cos’ha da insegnarci un bambino? Prima di tutto a dimenticare i torti. Basta guardare i piccoli quando giocano. Sono capaci di forti contrasti e di tornare legati in pochi minuti, contenti anche senza motivo.

Poi dovremmo imparare a fidarci gli uni gli altri quanto loro fanno con noi. Se trattassimo amici, parenti e colleghi come talora facciamo coi nostri figli – con rimproveri e minacce – in breve resteremmo soli. I bambini invece non ci lasciano, continuano a credere in noi, nonostante tutto.

Loro ci insegnano poi a non vergognarci. Qualche volta basta un motivetto di poco conto, per vedere un bambino muoversi, “ballare” e battere le mani. Scarso senso del ridicolo, ritmo, cuore e libertà.

Ci insegnano a lottare con tenacia. Quando desiderano qualcosa usano ogni energia, fisica e psicologica. Dalla seduzione al pianto, dalla rabbia al sorriso. Li chiamiamo capricci, ma dovremmo imparare la loro caparbietà.

Da ultimo vivono ogni giorno come fosse l’ultimo. Hanno davanti a sé un lungo tempo, eppure non vogliono aspettare, assaporano il presente. Ci sarà un motivo per cui Dio chiede di essere come loro.

don Gianni

Una verifica ciclica…

Scritto il 13 Settembre 2015 12:03 da Plinio Borghi

Una verifica ciclica delle nostre impostazioni è quanto mai opportuna, a prescindere da quali siano gli ambiti d’impegno. Per chi si occupa di investimenti o attività economiche in genere, diventa addirittura obbligatoria, pena mandare a scatafascio ogni prospettiva. All’inizio del nostro cammino di vita era la scuola che vi provvedeva, non solo con scrutini ed esami, ma anche riformando e riadattando i vari percorsi alle mutate esigenze. Col crescere dell’età e il crearsi di una propria coscienza nei vari campi, lavoro compreso, siamo direttamente chiamati ad effettuare scelte che di volta in volta richiedono conferme ovvero svolte, più o meno radicali. Se no, c’è l’appiattimento più becero e ridurremmo la vita ad una mera routine. Chi poi ha una professione o un incarico soggetto al giudizio del pubblico non può limitarsi ad una verifica personale, ma deve per forza tastare il terreno prima di assumere decisioni importanti che lo riguardano. È umano. E Gesù, sulla cui umanità non c’è dubbio, segue anch’egli questa strada e ce ne dà un esempio oggi, quando chiede ai discepoli: “Chi dice la gente che io sia?”. Forse era un pretesto per provocare, allora come ora, una nostra analisi: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Come dire: siete sicuri di conoscermi bene? È un po’ il richiamo di un paio di domeniche fa, quanto lamentava che troppo spesso lo lodiamo con la bocca, ma non col cuore. Infatti, nel giro di una manciata di minuti, Pietro, che ci rappresenta sempre al meglio, prima lo qualifica per quello che è, cioè il Cristo, ma poi, udito ciò che gli sarebbe toccato, cerca di dissuaderlo dall’eseguire la volontà del Padre e si becca del “Satana”. Credere che Gesù sia il Cristo, spiega poi il Maestro, significa rinnegare sé stessi, prendere anche noi la propria croce e seguirlo, pena, in caso contrario, perdere la propria vita. L’Apostolo Giacomo nella sua lettera ci spiega su che cosa dobbiamo verificarci, la misura dell’effettiva sequela: sono le opere; la fede da sola non basta, senza le opere non salva, anzi, è morta. L’occasione dell’accoglienza, propugnata dal Papa e di recente sollecitata dal Patriarca perché sia concreta, è una prova del nove: non basta dire va, mangia e vestiti. Devi provvedere tu, dice San Giacomo. E giacché il fenomeno in atto non può più definirsi emergenza, non basta tamponare: occorre anche una programmazione, che Governo ed Europa si ostinano a non fare.

Siamo alla partenza

Scritto il 9 Settembre 2015 06:11 da Don Gianni Antoniazzi

Ogni inizio porta con sé un vigore e una speranza che non hanno eguali. Domanda però coraggio e anche un po’ di incoscienza: se dovessimo calcolare ogni cosa finiremmo per non cominciare mai

«Avvicìnati lentamente al lavoro, ma comincia adesso e ciò che inizi portalo a termine». Sono parole di un poeta, filosofo e oratore greco del 600 a.C. (Biante).

Si è appena concluso l’ultimo campo estivo, quello dei chierichetti, e la vita della parrocchia riprende già il suo ritmo consueto. Questo passaggio porta con sé un po’ di tristezza, perché si conclude il tempo della vacanza, però inizia quello dell’impegno. Ma è come avere un figlio: c’è la fatica e la responsabilità, ma anche gioia, energia nuova, speranza e cambiamento di vita. Sono necessari poi anche coraggio e un po’ d’incoscienza: se stessimo a calcolare tutto non cominceremmo mai.

Certo si può cominciare un’opera sbagliata: straordinario non è l’uomo senza errori. Grande è colui che dopo ogni caduta ha la forza di cominciare di nuovo.

Pronti non lo siamo e non lo saremo mai. Chi comincia non conosce tutta la strada e, per certi versi, si comporta come dilettante allo sbaraglio. Tuttavia anche gli apostoli furono fragili. Ricordiamolo: furono dei dilettanti a costruire l’arca di Noè, mentre il Titanic fu realizzato da professionisti: eppure…

don Gianni

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