Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Dio, nostro Salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati

Inserito il 19 Settembre 2010 alle ore 08:00 da Don Danilo Barlese

Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. (1 Tm 2, 1-5)
San Paolo ricorda a Timoteo che ogni cosa nella Chiesa ha inizio nella preghiera, e questa preghiera è a sua volta innanzitutto una preghiera universale, mondiale. La preghiera ecclesiale non è quindi in primo luogo una preghiera per la prosperità della Chiesa e dei suoi membri e secondariamente per tutti gli altri, ma il contrario: il mondo esterno è la prima cosa e la prosperità della Chiesa ne deriva di conseguenza.
Non sempre le nostra liturgie seguono rigorosa-mente questa indicazione.
La preghiera è, in concreto, preghiera per la comunità terrena. La Chiesa si presenta dinanzi a Dio pregando così in vista della sua missione. Essa prega dunque indirettamente per se stessa, proprio in quanto, per essere “testimone di Cristo” e “luce del mondo”, deve essere realmente luminosa. E può esserlo soltanto se la sua luce non è minacciata e spenta dalle tenebre dell’odio e della difensiva. Non le importa di essere perseguitata, ma che il mondo si converta. Non prega per il mondo con il proposito di essere lasciata in pace. L’impegno della Chiesa davanti a Dio è dunque aperto a tutto il volere di Dio; essa gli dice: «Fa’ questo e quello, affinché davanti a te io sia come tu mi vuoi». E questa apertura è appunto «tutta la pietà e la dignità» della vergine-sposa. È cosa gradita che la Chiesa tenda con piena dedizione a conformarsi alla volontà di Dio che “vuole che tutti gli uomini siano salvati”. L’accento è posto su «tutti»: la volontà di salvezza di Dio non ha limiti, e chiunque costruisce dei limiti non si adegua ad essa. Limiti della Chiesa nei confronti del mondo, limiti di un numero circoscritto di eletti, limiti di fondo, aprioristici…
Se coloro che pregano nella Chiesa dovessero sostenere quest’idea fissa (salvezza per pochi) per essere cattolici, Paolo non potrebbe dar loro l’incarico di pregare con sincerità, forti di tutta la speranza cattolica per tutti gli uomini. La speranza deve essere sconfinata quanto la dedizione. Dio è Padre per tutti gli uomini, ognuno è uomo perché ha lo stesso Dio di suo fratello: questa è la ragione dell’amore umano. La volontà di salvezza di Dio su di me è la volontà di salvezza di Dio su di te; come io posso amare me stesso grazie alla volontà di salvezza di Dio, così posso amare anche te; quello che mi auguro in modo incondizionato, lo auguro anche a te in modo incondizionato, che tu sia cristiano, ebreo o pagano. Paolo, in quanto «apostolo», presta insieme allo Spirito Santo una testimonianza totale: nulla in lui è menzognero quando si tratta della sua missione. «Verità» della missione è nello stesso tempo «autenticità» di colui che testimonia: la sua fede è nel contempo la sua fedeltà. Giungono infine indicazioni relative alla preghiera: in primo luogo “le mani alzate”. è l’atteggiamento di preghiera antico e universale, teso ad accogliere la benedizione che discende da Dio. Insieme all’anima anche il corpo deve poter parlare il suo linguaggio nella preghiera. Proprio gli uomini non devono avere qui delle «remore». «Sante» e pure sono le loro mani se il loro cuore è libero da «ira e contese». La preghiera cristiana può e deve aver luogo «dovunque», così come deve aver luogo «in ogni momento» e «incessantemente».

Don Danilo

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