Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Siate pazienti, non lamentatevi

Inserito il 12 Dicembre 2010 alle ore 08:00 da Don Danilo Barlese

“Siate pazienti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore.”  (Gc 5, 7-10).

San Giacomo invita alla “pazienza”. La pazienza del discepolo di Gesù è illustrata paragonandola con l’attendere paziente i preziosi frutti della terra da parte del contadino. Il contadino semina; poi egli stesso non può fare più nulla di decisivo: egli può solamente attendere con pazienza il frutto.

All’attesa paziente del ritorno glorioso del Signore appartiene anche la necessità che i cristiani non si lamentino gli uni degli altri, «affinché voi non siate giudicati».
Giacomo ci esorta invece ad attendere con pazienza fino all’arrivo del Signore.
Con l’arrivo del Signore si intende qui la venuta gloriosa di Gesù Cristo in potenza e gloria alla fine dei giorni. Il sostantivo greco “parousía” significa “esserci”, “presenza”, “attualità”.

All’esortazione ad attendere segue l’ammonimento a rafforzare i cuori.
L’attesa paziente della venuta del Signore non è semplicemente un passare il tempo, un “tirare avanti”. È necessario rimanere saldi ed essere forti nelle tentazioni e nei dubbi, nel tempo della sofferenza e della malattia.

Il giorno del Signore sta per venire. Il breve tempo ancora disponibile vuol essere usato per una vita di fede operosa e per cambiare atteggiamenti errati.
Rivolgendosi ai destinatari della lettera chiamandoli «fratelli», li esorta infine a non «lamentarsi» gli uni degli altri. Il proprio disagio non deve essere scaricato sull’altro, col dargliene continuamente peso. In questo modo il lamentarsi diventa giudicare e condannare. Vale infatti il discorso: «Non giudicate, per non essere giudicati! » e: « Se un fratello offende o giudica suo fratello, costui offende la legge e giudica la legge. Se tu però giudichi la legge, non sei più uno che compie la legge, ma uno che la giudica. Uno solo però è il legislatore e il giudice, colui che può salvare e condannare. E tu, chi sei mai tu, che giudichi il prossimo?».

“Il giudice è alle porte”. Di fronte al giudice divino l’uomo deve abbandonare l’atteggiamento di giudice del prossimo e lasciare il giudizio a colui che al contrario dell’uomo non semplicemente condanna, ma è quel giudice che può liberamente salvare e condannare.

Poiché il lamentarsi sotto il peso dell’esistenza tormentata dell’uomo capita spesso, questa esortazione si addice bene al contesto. A chi si lamenta manca la capacità di saper attendere con pazienza. L’impazienza rende irritabili e fa innervosire gli altri.

Don Danilo

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