Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Comportatevi come “Figli della luce”

Inserito il 3 Aprile 2011 alle ore 08:03 da Don Danilo Barlese

Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà». (Ef 5, 8-14)

Il tema della luce, contrapposta alle tenebre, non è nuovo nella riflessione cristiana. Nuovo e originale invece è lo sviluppo che culmina nel versetto 14 dove la luce è identificata con il Cristo risorto. La contrapposizione tra passato e presente, «un tempo/ora», compare più volte nelle lettere di Paolo. Essa esprime la svolta o conversione radicale attuata nella fede e siglata dal battesimo che ha fatto passare i credenti dalla sfera delle tenebre a quella della luce. L’immagine desidera sottolineare la scelta di fede. Infatti i cristiani sono “luce” ma “nel Signore”: solo in unione a Gesù partecipano alla verità, salvezza e vita, di cui la luce è un simbolo. A questa condizione deve corrispondere una vita come «figli della luce», cioè da persone totalmente dedite e impegnate nella nuova vita da discepoli. Sul piano operativo questo comporta uno stile di vita attivo e costruttivo, il cui «frutto» consiste in ogni «bontà», «giustizia», e «verità». Sono tre dimen­sioni positive che abbracciano l’intera esistenza dell’uomo e corrispondono allo stile di vita raccomandato dalla tradizione biblica. Ma per i cristiani non si tratta di valori etici astratti o astorici, elencati una volta per sempre in una serie di norme. Essi piuttosto devono «esperimentare», «saggiare» il quotidiano, con tutti i rischi e le ambiguità, per scegliere «quello che piace al Signore». Quest’ultima è una formula biblica che descrive l’impegno per giungere alle scelte operative di ogni giorno come un atteggiamento dinamico di fedeltà all’appello storico di Dio. Il risvolto negativo poi definisce senza equivoci lo stile di vita dei figli della luce. I cristiani devono dissociarsi dalle imprese ”improduttive” delle tenebre: non si parla di «frutto» per le tenebre, ma solo di «opere» infruttuose. La lettera propone ai discepoli un compito di riabilitazione nei confronti di «quello» che sta nelle tenebre. Il testo per la verità non parla di «persone», ma di «azioni» improduttive delle tenebre che devono essere «smascherate», rese manifeste dallo stile di vita di quelli che sono luce nel Signore di modo che tutto diventi luce.
Nella citazione finale del frammento poetico si parla di colui che deve risvegliarsi e risorgere dai morti per essere illuminato da Cristo. Qui sembra più chiara l’allusione all’esperienza iniziale di quelli che nella fede e nel battesimo sono «risorti dallo stato di morte dovuto ai peccati».
La piccola professione di fede può anche annunciare una promessa per quelli che non hanno ancora esperimentata la forza vivificante del “Cristo Luce”. In ogni caso è molto bello questo richiamo alla luce autentica che dà nuova coscienza ed energia di vita a quelli che accolgono l’annuncio della fede e l’invito alla conversione.

A cura di Don Danilo

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