Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Isolati come dentro una bolla

Scritto il 15 Luglio 2012 08:00 da Don Gianni Antoniazzi

Stiamo come nell’autobus delle ore di punta: schiacciati gli uni sugli altri, chiusi ciascuno nel proprio mondo, allontanati dalle nuove tecnologie.

In poco tempo i mezzi di comunicazione ci hanno aperto frontiere impensabili anche solo fino a 40 anni fa. Con i computer, la rete, e i moderni cellulari si è connessi ovunque e si possono mandare e ricevere documenti, informazioni, immagini, messaggi, telefonate, video, ricerche, informazioni anche complesse in qualunque posto ci si trovi. Se da piccoli avessimo letto queste righe ne saremmo rimasti sorpresi e avremmo pensato: “che fortuna, chissà quante amicizie si costruiscono in questo mondo”. Ma, di fatto, ci troviamo più soli.

Mi vengono in mente 2 problemi.
Quando stiamo in compagnia con qualcuno abbiamo sempre l’occhio rivolto al cellulare e volentieri vi leggiamo i contenuti e rispondiamo alle chiamate. L’incontro con la gente reale è più fragile, superficiale e vuoto.

Seconda cosa: quando abbiamo l’occasione di stare per conto nostro subito ci leghiamo ad uno di questi strumenti infernali e ci mettiamo a giocare (col pretesto del lavoro s’intende).

Al rovescio: per conoscere se stessi, per comprendersi occorre raccogliere le forze, andare a fondo nella nostra intimità. Questa sacra “solitudine” è la prima necessità. Non parlo qui dell’isolamento frutto di pigrizia ed egoismo, ma del bisogno di stare soli con se stessi, e di prendere le distanze dalla fatica ingombrante dei fatti quotidiani: soprattutto dall’apprensione e dall’ansia che ci schiacciano. Se c’è vero silenzio, c’è la possibilità di ascoltare il Diverso (Dio, fratello che sia), che non si impone ma parla ugualmente. La vita interiore ha bisogno di queste dimensioni. Sono un processo di gravidanza dal quale fiorisce poi la libertà personale e la capacità piena di stare con gli altri. I mass media moderni ci allontanano da questa intimità e trasformano il nostro tempo in un deserto. Continueremo a lungo su questa strada? Dovremo trovare un equilibrio. Ricordo che 30 anni fa ci fu una morbosa attenzione per gli orologi al quarzo. Tutti ad esibire gli ultimi modelli. Oggi i nostri giovani quasi non l’indossano più. C’è da sperare che accada una cosa analoga e si torni ad usare il cellulare solo per il lavoro. Lo volesse Dio.

don Gianni Antoniazzi

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