Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Ha ancora senso un amor di patria?

Inserito il 26 Agosto 2012 alle ore 07:59 da Don Gianni Antoniazzi

Solennemente al campo scout c’è stata l’alza e l’ammaina bandiera quotidiana. Ma bisogna chiedersi come un cristiano possa essere un “buon” cittadino italiano.

L’Italia ha compiuto 150 anni. E la Chiesa, alla sua maniera, ha festeggiato con una solenne liturgia. Ma bisogna essere onesti e ricordare che questo paese si è costituito con fatica, anche contro il volere del papato, e oggi pure c’è chi preferirebbe al suo posto una semplice confederazione, in ubbidienza alle ideologie di interessi personali.

Da parte mia, mi sento cristiano e italiano. Due appartenenze che non contrastano né sono in concorrenza fra loro. Anzi: vi è una possibile convergenza per il “bene comune”. Ricordo le parole degli antichi padri (S. Giustino in primis): i discepoli del Signore abitano tranquillamente la polis e partecipano responsabilmente alla storia del paese senza evasioni ed esenzioni. Certo: l’Italia non è un articolo di fede né un principio strutturale della Chiesa che resta cattolica e universale. Ma i cristiani sono chiamati ad amare la terra data loro in sorte (Giustino). Per lei c’è gratitudine e rispetto: ha dato da vivere a padri e figli. Di più: si prega per i governanti – anche non cristiani – come nell’antichità si pregava per l’Imperatore. I Cristiani partecipano  con responsabilità alla costruzione della società italiana e lavorano per la giustizia, la libertà e la pace: nella buona e cattiva sorte. Ben sapendo che non sono le proteste o le rivoluzioni a cambiare profondamente il corso degli eventi, ma piuttosto l’amore a immagine del Crocifisso.

Noi cristiani dobbiamo anche superare il nazionalismo, come se la nostra cultura fosse migliore, senza o contro gli altri. E dobbiamo vigilare che non si affermino spinte localistiche che generano razzismo verso i lontani e le regioni vicine. È sempre molto più ciò che unisce e porta a convergenze, ben sapendo che il progresso o è di tutti o di nessuno. Un ripiegamento su di sé e l’esclusione dell’altro contraddirebbe gravemente l’ispirazione cristiana. Sa di barbarie e di regresso ciò che si afferma “da solo”: figli di nessuno non si nasce.

don Gianni Antoniazzi

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