Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Cara «sorella» meglio il silenzio

Inserito il 23 Giugno 2013 alle ore 08:02 da Don Gianni Antoniazzi

Fra le tante richieste di aiuto, una coppia di sposi con due figli ha chiesto i soldi per tornare in patria. È stata mandata da una persona che ha garantito il sostegno della parrocchia.

Spiego il fatto. Martedì sera due sposi dell’est (26 anni lui e 27 lei) sono venuti a chiedere aiuto. Dicevano di avere 2 figli e un terzo in arrivo. Chiedevano da mangiare e soldi per tornare in patria. Da mangiare ne diamo sempre: lo comanda il Vangelo. Soldi solo se la situazione è conosciuta e verificata: per un’offerta in denaro si inventa di tutto.

Dunque: questa coppia ha detto che da anni il figlio piccolo era ricoverato in un ospedale dell’Est, ma non sapeva dirci dove. Sostenevano di essere in Italia da 3 anni ma non avevano il numero di telefono di un datore di lavoro, di un affittuario o di un amico per chiedere informazioni. Hanno aggiunto di essere soli perché i connazionali sono falsi mentre soltanto gli italiani danno aiuti. E alla domanda di parlare con un famigliare hanno risposto che il fratello sarebbe giunto in Italia la prossima settimana. Che lavoro svolge? “Raccoglie elemosina” – è stata la risposta – “fortunato lui che ha 5 figli da esibire”.

Per farla breve li ho mandati via con due chili di formaggio e un sacco di pane. Niente soldi. Hanno protestato e urlato che gli avevano promesso il nostro sostegno. E di fatto sono venuti qui su indicazione di una persona di Mestre (una suora ci hanno detto).

Bene: si sappia con chiarezza che prima di aiutare, noi desideriamo verificare. Se non si è sicuri della situazione meglio star zitti piuttosto che mandarci canaglie. Ma ancora di più: chi vuol fare la carità si metta all’opera, non si limiti a parlare promettendo l’intervento di altri.

don Gianni

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