Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

La superbia è alquanto fastidiosa

Inserito il 27 Ottobre 2013 alle ore 13:05 da Plinio Borghi

La superbia è alquanto fastidiosa in qualsivoglia modo la si impatti. In politica (ma non solo) ne abbiamo un florilegio di esempi che quotidianamente ci passano davanti: tutti sicuri di sé, tutti convinti che solo loro hanno la verità in tasca e che solo loro sanno come risolvere qualsiasi problema. Tuttologi di professione. Tutto sommato costoro anche li giustifichi: se non facessero così, col cavolo che prenderebbero consensi e voti. Quelli che invece infastidiscono di più sono i giornalisti che fingono imparzialità, ma poi ti aggrediscono con domande retoriche o traspirano tendenze e simpatie ideologiche e politiche da tutti i pori, taluno con mal celata nonchalance, altri, come Santoro e Travaglio, in modo becero. Questo non toglie che ce ne siano molti che si rapportano con onestà intellettuale e con tanta umiltà, lasciando un segno molto più incisivo e più duraturo nel tempo. In effetti, la vera umiltà (non la falsa modestia, che è sempre strumentale) penetra nei cuori, affonda le sue radici nella consapevolezza dei nostri limiti e della nostra insufficienza, è cosciente che tutto ci è stato donato e, nella migliore delle ipotesi, lo mette a servizio degli altri. All’umile non si chiede di essere schivo, ma convinto delle sue doti, senza per questo esaltarsi. In definitiva l’umile, tutt’altro che infastidirti, ti conquista. La liturgia di oggi esalta l’umiltà, dalla prima lettura che afferma come il Signore, pur giudice imparziale, tende l’orecchio verso l’oppresso: “La preghiera dell’umile penetra le nubi, finché non sia arrivata, non si contenta, non desiste”, dice il Siracide; allo stesso San Paolo, che nel suo dire fa sì trasparire decisione e sicurezza, ma attribuisce esclusivamente al sostegno del Signore la diffusione del messaggio. Nel vangelo stride la figura del tronfio fariseo, impettito davanti a Dio, a confronto di quella del povero pubblicano che, defilato, si batte il petto riconoscendosi solo peccatore. “Questi tornò a casa giustificato”, sottolinea Gesù. Tuttavia il primo se ne sarà andato pimpante, convinto di essere lui nell’occhio destro di Dio. Quelli come lui stiano bene attenti alla conclusione del brano del Vangelo: “Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”. Epilogo ineluttabile.

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