Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Quanti timori per San Martini

Inserito il 3 Novembre 2013 alle ore 07:51 da Don Gianni Antoniazzi

L’11 novembre è San Martino: in questi giorni i proprietari di terreni allontanavano dalla campagna i mezzadri che non avessero rispettato gli accordi.

Vita dura quella del mezzadro. Con la famiglia si impegnava a coltivare un terreno altrui dividendo poi i prodotti al 50%, compresa la tassa “poderale” (100 lire nel 1936) e l’assicurazione. Il padrone dava la casa, ma a San Martino era libero di cacciarlo se non avesse rispettato il contratto. Qualcuno diceva che la mezzadria era un retaggio medioevale e nel 1964 è stata abolita. Punto. Qui però mi pare che siamo passati dalla padella alla brace.

Un dipendente fino a giugno lavora per lo Stato (già il 50%). Poi continua a pagare l’IVA sui consumi, le accise sui carburanti, l’IMU (o non so che altro) sulla casa, assicurazione e bollo sull’auto, la tassa sulla TV, il modello Unico o il 730, e … E quando lavora per la famiglia? Altro che medioevo: siamo decisamente peggio.

Almeno i vecchi proprietari avevano l’attenzione a non soffocare i mezzadri perché capivano che soltanto insieme si poteva crescere, altrimenti si sarebbe fatta insieme la fame. Non sempre lo Stato sembra altrettanto lungimirante.

Sale dunque spontanea una preghiera più moderna: San Martino dacci tutto il mantello (non il 50%) che ci serve per il freddo delle tasse e induci sentimenti di carità anche in chi regola l’economia. Se poi la preghiera non funzionasse dovremo attendere il 23 aprile e rivolgere la supplica a san Giorgio perché ci liberi dal drago dei tempi moderni.

don Gianni

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