Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

“Ama il nemico”: il Mandela della pace

Scritto il 15 Dicembre 2013 08:01 da Don Gianni Antoniazzi

Il giovane Mandela fu un uomo di lotta, anche organizzata e violenta, contro le ingiustizie, il razzismo, la fame e l’apartheid. L’esperienza lo rese campione di pace e riconciliazione.

Per liberare i neri del Sudafrica Mandela provò la strada della lotta: nel 1961 fondò insieme ad altri un’ala armata di resistenza, elaborò piani di guerriglia e dispose addestramenti paramilitari. «Unitevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa e il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid!», scriveva lui stesso nel manifesto del 1980. Ma l’esperienza del carcere – più di 25 anni – lo maturò parecchio. Giulia Cerqueti, giornalista fra i pochi bianchi presenti quando Mandela uscì di galera, scrisse: “Si capiva che era diverso dagli altri leader africani, talora discutibili. Dopo gli anni di carcere, Mandela sembrava un attore bellissimo. Nei suoi occhi non c’era vendetta o rassegnazione. Era uno sguardo determinato, sereno, di chi è all’altezza della situazione». La sua forza è stata la capacità di rialzarsi dopo le sconfitte e riconciliarsi coi “nemici”. «Provare risentimento è come bere veleno, sperando che ciò uccida il nemico». Per la riconciliazione fra bianchi e neri tentò ogni strada: istituì il tribunale di verità e riconciliazione, formò gruppi di riconciliazione nazionale e usò lo sport per unire il paese nel tifo compatto.

Abbiamo molto da imparare qui in Italia. Alcuni, anche politici di fama, seminano rabbia e fanno crescere la tensione sociale. Pare che l’odio sia una strada più indicata da molti. Ma il tentativo di abbattere il nemico è rozzo e superficiale: non conduce alla vita. Mandela comprese che “l’oppressore è schiavo quanto l’oppresso, perché chi priva gli altri della libertà è prigioniero del proprio odio”. Un insegnamento appreso dal Vangelo che egli professò con convinzione. Non riuscì invece a portare pace in famiglia: baruffò con 3 mogli diverse e, ancor prima della sepoltura, è esplosa la lotta per l’eredità tra i figli.  Nessuna sorpresa: ciascuno ha le proprie fragilità. Solo Cristo salva, gli uomini fanno quel che possono.

don Gianni

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