Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Nascita, vita e morte…

Scritto il 6 Aprile 2014 12:43 da Plinio Borghi

Nascita, vita e morte sono i fondamentali di qualsiasi cosa esista nell’universo, salve ovviamente le debite eccezioni. Per noi esseri umani a questi se ne aggiungono altri tre: il concepimento, la relazione e il “post mortem”, fatti anche qui i vari distinguo fra chi non riconosce nel concepimento la scintilla della vita e chi da sempre si sbizzarrisce a filosofare sulla nostra destinazione dopo la morte. Per noi cristiani gli obiettivi sono chiari (i famosi Novissimi, abc del catechismo appreso fin da fanciulli), ma quel che oggi mi sollecita di più l’attenzione è “la relazione”, elemento che caratterizza la nostra vita. Pensarla senza è puro esercizio di fantasia: nemmeno il più solitario eremita o asceta se ne può sottrarre, sia essa esercitata in forma diretta che indiretta. La sublimazione della relazione fa luogo all’amore e all’amicizia, quest’ultima, non a caso, definita appunto un tesoro. In funzione di ciò, siamo tenuti a curare al meglio i nostri rapporti interpersonali, senza fermarci a risultati modesti o intermedi, ma con lo scopo di ottenere il massimo. A “condire” per bene questa tendenza c’è la relazione con Dio, che ci ha già gratificato della sua amicizia non solo donandoci il Figlio, ma addirittura sacrificandolo, e nel modo più ignominioso, per riscattarci. Tesoro ineguagliabile e inalienabile!  Di ciò fa sintesi la liturgia odierna, che culmina con l’episodio della resurrezione di Lazzaro. C’è un incalzare di rivelazioni, a partire dalla prima lettura dal libro del profeta Ezechiele: “Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri”, a proseguire con San Paolo: “Colui che ha resuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” e fino al Vangelo di Giovanni, dove è Gesù stesso che si rivela: “Io sono la resurrezione e la vita”. Tuttavia la sottolineatura più bella è proprio la commozione del Maestro di fronte alla morte dell’amico, un vero amico, per il quale “scomoderà” la potenza del Padre e la sua intesa con Lui per ridargli la vita. L’amicizia, con questo episodio, è assurta quasi a ottavo Sacramento e sarà riflesso dell’amore stesso di Gesù. Che non mancherà di rivendicarla per sé, quando proclamerà: “Da questo vedranno che siete miei amici: se vi amerete gli uni gli altri come io ho amato voi”. Se manterremo questi input nel curare le nostre relazioni, constateremo come la qualità della vita muterà da così a così.

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