Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

L’estate che non c’è…

Inserito il 17 Agosto 2014 alle ore 12:15 da Plinio Borghi

L’estate che non c’è può farci mancare tutto, ma non il ferragosto e con esso la festa dell’Assunzione di Maria in cielo, una di quelle che mi sono più care per due aspetti: l’uno per essere il giusto epilogo di un rapporto d’amore che non poteva esaurirsi in un normale processo umano; l’altro perché il fatto è foriero di prospettive analoghe anche per noi. Se poi ci addentriamo nella relativa liturgia, scopriamo tutti gli elementi che hanno reso Maria protagonista di questo fenomeno e che si riassumono nella “disponibilità” a farsi strumento di un piano sconvolgente che non ha pari. L’attualità quest’anno ha fatto precedere la feria d’agosto con il tormentone verso il primo passo di una riforma costituzionale, quasi a voler sottolineare che anche nel nostro piccolo non possiamo aspirare a livelli decenti se non ci rendiamo disponibili ad un totale sconvolgimento dello status quo. Certo, lo spettacolo che ci è stato propinato non ha nulla a che vedere con l’apertura e l’umiltà adottate dalla Madonna, anzi, lo squallore con cui si è imbrattata la democrazia lascia presagire un seguito poco edificante, ma speriamo che un pizzico di illuminazione si faccia strada in chi crede di rappresentarci in quel modo. C’è un concetto che deve conformare la vita di tutti: non ci si dà a piccole dosi, centellinando l’attenzione all’interesse collettivo in funzione di ben più preponderanti interessi personali o di parte. Se la fanciulla di Nazareth avesse agito così, ce la staremmo ancora sognando la Salvezza! E che Gesù pretenda il massimo, fino all’annullamento di noi stessi per la causa, lo dimostra anche la liturgia di questa domenica, dove assistiamo in apparenza ad un Maestro di una scortesia quasi fastidiosa verso una povera cananea che perora la causa della guarigione della figlia. Perfino gli apostoli, con aria da sufficienza, lo implorano di esaudirla, pur di togliersela dai piedi. Ma Gesù continua nella provocazione finché non ottiene dalla donna una totale negazione di sè, tale da configurarsi col ruolo del cagnolino che raccoglie le briciole dal tavolo del padrone. “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”, è stata la logica conclusione del Messia, ansioso di esternare la sua misericordia, che è per tutti, come ci dice oggi anche San Paolo. Ma che non si accende se dall’altra parte c’è riserva mentale, grettezza o, peggio, inganno.

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