Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Esaltarsi della Croce…

Inserito il 14 Settembre 2014 alle ore 12:22 da Plinio Borghi

Esaltarsi della Croce non sarebbe proprio il top, dal punto di vista umano. Malgrado che anche Gesù ci abbia assicurato, non più di qualche settimana fa, che il suo giogo è dolce e leggero, noi siamo abituati a pensare alla croce come a un peso da sopportare e quando siamo obbligati a subire qualcosa o qualcuno che è una disgrazia usiamo esclamare: “El xe proprio ‘na crose!”. Invece, da cristiani, dobbiamo introiettare il concetto che dalla Croce è dipesa e dipende la nostra salvezza. “Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”, dirà Gesù a Gerusalemme e oggi, in sintonia con la prima lettura, afferma: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo”. E così è stato, il Cristo crocifisso è diventato il nostro “Vessillo regale”, cui guardare se vogliamo ottenere la salvezza. Per questo il crocifisso ha assunto nella nostra cultura una forte carica simbolica e iconografica, in quanto segno ineguagliabile di un Dio che “non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò sé stesso .. diventando simile agli uomini.. e facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce”, come dice San Paolo. Con grande costernazione di chi, non riconoscendolo, ha comunque capito che il messaggio è troppo forte e perciò se l’è presa prima con lui, quindi con i seguaci, poi con i cristiani, con la Chiesa e infine con i crocifissi appesi ai muri. Ancora si scatenano persecuzioni e repressioni contro chi professa questo messaggio di salvezza ed i martiri (Iraq, Siria, Nigeria, Turchia, Cina, ecc.) non si contano più. E’ evidente che simili e inqualificabili atteggiamenti non sono che segni di debolezza, oltre che di profonda ignoranza. Sarebbe un peccato che noi non ce ne facessimo carico e non riprendessimo a dare un po’ più di smalto ad una fede spesso assopita, a volte pavida, talora relegata a pura formalità. C’è un motivo conduttore nella Via Crucis, che ripetiamo a tutte le stazioni ed è ripreso anche nella liturgia odierna al Canto al Vangelo, che dice: “Ti benediciamo o Cristo, perché con la tua croce hai redento il mondo”. Una sintesi efficace che ci impegna: non c’è redenzione solo per noi, ma per tutto il mondo ed è compito nostro farlo capire a chi non ci è ancora arrivato. Maria addolorata, che festeggiamo domani, ci sia d’aiuto e una di queste sere, se abbiamo due minuti, diamo una letta all’Inno alla Croce previsto dai Vesperi odierni: è bello e ci farà bene.

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