Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

La “santa” alleanza…

Inserito il 26 Ottobre 2014 alle ore 12:10 da Plinio Borghi

La “santa” alleanza, che combatte contro l’autoproclamatosi “Califfato” islamico in Iraq, risponde anche ad un pregnante invito del Papa che, a fronte di tanta strage e ferocia, ha invitato tutti a fermare i sanguinari jihadisti dell’ISIS. Certo, il Santo Padre non ha incitato ad imbracciare le armi, ma non ha chiarito in quale altro modo poter e dover agire. Non è che bastasse un buffetto sulla guancia o una tiratina d’orecchi e men che meno una sorta d’embargo o un’azione diplomatica, tutte cose che comporterebbero il riconoscimento di siffatta banda di mascalzoni. In attesa di chi debba addossarsi l’onere di intervenire via terra, si è adito il metodo del bombardamento “intelligente”, così ben sperimentato tra Israele e Gaza, della serie “chi ciapo ciapo” e se qualche civile ci va di mezzo “no xe colpa mia”, ma con scarsa efficacia. D’altronde se è vero che quelli sono come i batteri, ben coltivati nei nostri organismi e pronti a far scoppiare una malattia distruttiva in ogni parte del corpo, vanno trattati con “bombe” di antibiotici: è legittima difesa. Cambiamo scenario: l’operazione “Mare nostrum” sta per esaurirsi e non sembra che quella che intraprenderà l’Europa si coniughi molto bene col problema dell’accoglienza, né risulta siano previste iniziative a monte per assistere in loco chi è spinto verso le nostre terre ovvero rimuoverne le cause. Di contro va preso atto che i mezzi per rispondere alle ondate migratorie cominciano a far acqua da tutte le parti e questo tipo di accoglienza si sta dimostrando dannoso per entrambe le parti. Ciò premesso, oggi la liturgia, nel rilanciare i due comandamenti fondamentali dell’amore a Dio e al prossimo, mette il dito sulla piaga, proprio a partire dalla prima lettura, dal libro dell’Esodo: “Così dice il Signore: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto…»”. Ahi, ci siamo e ci riguarda un po’ tutti! Dovremmo amare come noi stessi anche il nemico o il persecutore, pur essi nostro prossimo? Il migrante che ci sottrae risorse e che mina la nostra tranquillità o il citato batterio pronto a scatenarsi contro di noi sono parimenti prossimo da amare come noi stessi? E se no, come quaglia il tutto con il comandamento? Giuro che non so trovare una risposta minima, ancorché interlocutoria. Lascio a ognuno il compito di cimentarsi in merito.

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