Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Trucco e tatuaggi

Inserito il 22 Febbraio 2015 alle ore 12:07 da Plinio Borghi

Trucco e tatuaggi hanno trovato un loro sviluppo a tutto campo, in momenti differenziati, da metà del secolo scorso in poi. No, non mi riferisco al tempo di carnevale, come quello appena trascorso, ma al costume dilagante in tempi normali. In precedenza, quasi esclusivamente in campo femminile, ci si limitava a qualche leggero tocco ogni tanto e, di norma, al solo rossetto. A mano a mano che nella società ci si liberava dai condizionamenti, anche il trucco si è espresso in forme sempre più pesanti e stravaganti, dilagando alla grande anche in ambito maschile e incoraggiando così l’abitudine di “camuffarsi” per mostrare agli altri quello che in realtà non siamo. Più tardi è invalso il vezzo del tatuaggio anche in ambienti normali, medi e alti (un tempo era praticato solo nella suburra), seguendo un po’ quella che fu la traccia dell’abbronzatura, una volta aborrita dai ricchi e poi rincorsa a tutti i livelli, anche in modo artificiale, per farne sfoggio in qualsiasi stagione come status symbol. Tutti alla ricerca di un’originalità che ci rende … esattamente uguali agli altri! Un appiattimento peggiore di quello che attribuivamo ai condizionamenti sociali di vecchia data. Ed è la stessa linea di condotta stigmatizzata da Gesù nel vangelo in questo periodo, ma per motivi diametralmente opposti: allora ci si atteggiava per ostentare quello che si sarebbe dovuti essere e magari non si era (osservanti degli obblighi della legge, del digiuno, ecc.), oggi si fa lo stesso per atteggiarsi a quello che si vorrebbe essere, puntando a modelli di riferimento che non hanno alcuno spessore. Gesù definisce siffatti atteggiamenti falsi e alterati, propri degli ipocriti e dei farisei, c’invita ad essere noi stessi, con i nostri difetti e le nostre fragilità, e a rapportarsi a chi veramente conta, cioè “il Padre vostro che è nei cieli”, il quale “vede nel segreto e ti ricompenserà”. Se in coscienza il nostro comportamento piace a noi e a Lui, che bisogno c’è di rincorrere fasulli riconoscimenti? Col rischio che poi, sentendocene appagati, il Padre ritenga che abbiamo già avuto la nostra ricompensa e ci chiuda la porta in faccia per quella vera. La Quaresima ci guidi verso la giusta direzione e chissà che alla fine di un percorso di revisionismo serio non ritroviamo proprio noi stessi. Sarebbe già questa una buona conversione.

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