Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Gettare la maschera…

Inserito il 1 Marzo 2015 alle ore 11:48 da Plinio Borghi

Gettare la maschera non è sempre cosa facile, specie quando si è abituati a portarla ovvero a mostrarsi per quel che non si è. Di questo abbiamo già detto in varie circostanze e non è quindi l’argomento di oggi. Diciamo però che non sempre la maschera serve a falsare in senso negativo: una serie di attività ne richiede l’applicazione, dalla più ovvia che è quella teatrale (che poi impazza proprio a Carnevale), passando per tutte quelle per proteggere il volto a causa del pericolo derivante da mezzi o strumenti in uso e fino a quelle più seriose e necessarie, come le troviamo addosso al chirurgo che sta operando o all’ammalato in carenza di difese. Non basta. Ce n’è ancora una: quella che impattano l’ignoranza, l’inaccessibilità, la non conoscenza, la ricerca e la scoperta. È la più difficile da togliere perché di norma invisibile e perché penetrarla spetta alla soggettività altrui. Gesù ha portato e porta tuttora questo tipo di maschera, primo in quanto la definizione della sua “fisionomia” (leggi: comprensione del suo messaggio) non troverà mai compimento fino a quando non tornerà nella sua Gloria (ecco l’attualità del Vangelo) e secondo a causa dell’impenetrabilità del suo mistero, al quale a noi è dato solo di credere ciecamente. Tuttavia oggi la liturgia ci presenta un altro di quegli episodi in cui Egli ha voluto “gettare la maschera”, mostrandosi per quello che è e complice il Padre che, ancora una volta, lo indica come il Figlio diletto al quale prestare ascolto: la sua Trasfigurazione. È uno dei rari aspetti di questo periodo che trovano momenti di memoria anche in altri giorni dell’anno, in questo caso il 6 agosto. Così è ad esempio per la Croce, il 14 settembre, per il Corpo di Cristo (Corpus Domini), la domenica dopo la Trinità, per il suo preziosissimo Sangue il 1° di luglio. Con l’episodio odierno il Maestro vuole consegnare ai tre apostoli ai quali ha riservato l’evento una chiave di lettura sia della sua Resurrezione (infatti li obbliga a mantenere il segreto fino a quella data), sia del nostro destino finale. E se gli astanti hanno provato un senso di benessere tale da voler piantare subito le tende per Lui e i suoi interlocutori (Mosè ed Elìa), vuol dire che il nostro epilogo sarà veramente appagante. A questo serve la Quaresima: a penetrare il mistero della salvezza e a pregustare ciò che ci riserva il futuro nell’eternità.

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