Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Il gioco di parole…

Inserito il 8 Marzo 2015 alle ore 12:06 da Plinio Borghi

Il gioco di parole che sembra trasparire dalla sfida di Gesù, nel brano del Vangelo che la liturgia ci presenta oggi, m’induce a guardare al noto episodio della “cacciata dei mercanti dal tempio” da una prospettiva particolare. Il Messia, invaso dallo zelo per la casa del Padre, come annota Giovanni, risponde ai giudei che lo interrogano sul perché di tanta aggressività: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Gli interlocutori pensarono che si riferisse all’edificio appena sgomberato dai trafficanti, ma, si premura a chiarire Giovanni, “egli parlava del tempio del suo corpo”. S’era capito. D’altronde sappiamo che il Salvatore non è venuto per fare il taumaturgo o stupire con gli effetti speciali. Appunto per questo pare strano questo assalto d’ira per un fenomeno che non tramonterà mai: quello di trasformare i luoghi sacri più famosi e frequentati in enormi mercati. Allora il gesto poteva essere completamente figurativo e il vero tempio che aveva a cuore era quello del nostro corpo, custode della concreta presenza del Creatore, eppure così inquinato dal peccato, frutto di debolezza, ma spesso anche di lassismo, di scarso impegno, di poca cura, fino a rendere questo scrigno indegno del suo divino contenuto. Peggio, spesso non lo rispettiamo e ne facciamo scempio, incuranti del grande dono della vita e del ruolo che ci è stato assegnato: quello di restituirla come un grande investimento a Chi ce l’ha affidata. A conferma di tale interpretazione c’è la prima lettura, come al solito in sintonia col vangelo, la quale tratta proprio dei Comandamenti che Dio ha posto a fondamento di un nostro corretto comportamento. Se la scorriamo non troppo velocemente, riusciamo anche a compiere un discreto esame di coscienza e ad accorgerci di quanto spesso e volentieri siamo fuori strada, tradendo così l’enorme libertà che ci è stata messa a disposizione, non solo, ma con un dispendio di energie che, usate altrimenti, ci farebbero guadagnare tre volte il Paradiso. Bene fa il nostro Maestro allora a sferzarci duramente: ci conosce bene, fin nell’intimità. Proprio così conclude anche l’evangelista: “E non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo”. Il suo arrivo ci era stato appunto promesso per riscattarci dalla nostra ignavia. Ce n’è di che riflettere per tutta la Quaresima.

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