Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Le promesse elettorali…

Inserito il 14 Giugno 2015 alle ore 11:53 da Plinio Borghi

Le promesse elettorali e gli atteggiamenti di sicumera nel presentarle, ad una attenta analisi, potrebbero rappresentare una buon esempio di delirio di onnipotenza, tanto è evidente che non vi saranno né tempo né mezzi sufficienti per realizzarle, se non in minima parte. Tuttavia, a noi piace crederci, anche in ossequio al principio che se non si punta molto alto si continuerà a volare basso e se non si spinge avanti al massimo stiamo già tornando indietro. Chi invece è veramente onnipotente non si perde in dimostrazioni complicate, ma per farsi capire dal suo popolo usa esempi semplici, quasi infantili, ma di una efficacia disarmante. È quanto leggiamo nella prima lettura di oggi: Dio, per dimostrare che tutto gli è possibile, dice che, se vuole, prende un ramoscello di albero di cedro, lo pianta nella cima più alta e lo fa crescere, sì da far diventare piccoli i fusti più possenti della foresta. Chiara l’allegoria del Regno dei cieli, che viene ripresa anche dal brano del Vangelo di Marco con l’esempio del granello di senape, il seme più piccolo che si conosca e che ciò malgrado genera uno degli alberi più frondosi, sotto il quale tutti trovano riparo. Eppure fatichiamo a prestar fede a simili prospettive e rimaniamo ancorati alle nostre meschine certezze, attaccati alla vita effimera che stiamo percorrendo, al corpo prigione del nostro spirito, al punto che, se buttiamo l’occhio su quanto dice San Paolo nella seconda lettura, e cioè di anelare alla liberazione di quest’anima, siamo presi da un istintivo dissenso, accompagnato da gesti scaramantici. Non vergogniamocene, è normale che la morte faccia paura e lo sottolineava bene anche il nostro santo ex Patriarca Roncalli. Perché la nostra fede è ancora più piccola di quel granello di senapa, come dice Gesù in altra parte del Vangelo, dove aggiunge che se fosse almeno grande uguale potremmo spostare le montagne, diventeremmo come il Padreterno, la cui potenza ha infuso nella nostra debole natura. Per scoprirlo alla grande basta vivere intensamente anche questo lungo tempo ordinario che la liturgia ci riserva, e non per questo meno stimolante dei tempi forti dai quali siamo appena usciti, applicando anche nella fede quel principio suaccennato e cioè puntando direttamente, senza mezze misure, a sederci a pieno titolo al banchetto celeste e a bere con Gesù quel vino nuovo che ci ricordava domenica scorsa.

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