Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

La riforma della scuola…

Inserito il 5 Luglio 2015 alle ore 12:16 da Plinio Borghi

La riforma della scuola è in dirittura d’arrivo, dopo un percorso come al solito controverso e turbolento. D’altronde, se da un lato la Scuola rappresenta la cosa più importante per uno Stato che voglia garantirsi un futuro, dall’altro questa consapevolezza genera aspettative, prerogative e mire da parte di tutte le componenti della società: allievi in primis, con famiglie al seguito, insegnanti, imprenditori, movimenti religiosi e privati e via dicendo, senza trascurare le attività collaterali che un settore del genere incentiva, edilizia scolastica ed editoria per dirne un paio di consistenti. Naturalmente ognuno guarda le cose con un’ottica del tutto peculiare e, ahimè, troppo spesso soggettiva, che rischia di trascurare l’oggetto primario di tanta attenzione: l’allievo e la sua formazione. A dipanare tutto questo guazzabuglio non contribuiscono certo gli insegnanti, che hanno sempre annoverato più sindacati loro che tutte le altre categorie messe assieme, non s’è mai capito se per l’eccesso di autonomia professionale o per l’alto livello medio dei titolo di studio, elementi che li rendono meno disposti a farsi rappresentare, figurarsi poi a farsi controllare o governare! A riprova, Il fenomeno ha investito pure altri settori, a mano a mano che l’acculturamento cresceva. Anche i moderni genitori, per la stessa ragione, hanno ben pensato di affrancarsi dalla deferenza e dal rispetto dovuti un tempo al ruolo dei maestri e si son messi ad interferire con una certa aggressività, provocando nella migliore delle ipotesi un ulteriore arroccamento della categoria docente. Urge darsi una mossa, seguita da una ridimensionata generale. Il Vangelo (ma va!?) dimostra a tutti che nessuno si sta inventando qualcosa di nuovo e a riprova, proprio oggi, riferisce in quale considerazione il Maestro per eccellenza fosse tenuto dai suoi conterranei (“Non è costui il falegname, il figlio di Maria..? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?”), malgrado la correttezza e la profondità del suo insegnamento. A Gesù, che non aveva alcun sindacato cui rivolgersi, non è rimasto che concludere con una frase, da allora famosa: “Nessuno è profeta in patria” e continuare altrove la sua opera. A noi non mancano i mezzi coi quali cimentarsi per dare qualche giusta percossa alla nostra superbia, come ci invita a fare San Paolo, utilizzabili assieme alla preghiera, alla tolleranza e alla disponibilità ad un confronto serio e oggettivo. Altrimenti non lagniamoci se poi ci calano le decisioni dall’alto, magari con qualche botta di voto di fiducia.

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