Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Anche noi come i gatti randagi…

Inserito il 2 Agosto 2015 alle ore 12:05 da Plinio Borghi

Anche noi come i gatti randagi: metti loro un piatto con un po’ di cibo e te li ritroverai ogni giorno alla stessa ora a miagolare e fare le fusa davanti alla tua porta. Per soddisfare i nostri bisogni primari, la fame in primis, come dicevamo domenica scorsa, siamo pronti a rinunciare anche al nostro orgoglio e ad inseguire e a servire chi ce la fa passare. Gli ebrei della prima lettura ne sono esempio lampante: piuttosto che vivere liberi e affamati nel deserto avrebbero preferito morire da prigionieri del faraone, davanti ad una fumante pentola di carne. Ma Dio ha un progetto su di loro e decide di rifocillarli con manna e quaglie. Anche Gesù, quando ha preso pani e pesci moltiplicandoli, sapeva che quella gente lo avrebbe inseguito. Ed è di oggi la stoccata: “In verità, in verità vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”. Ci ha ben sgamati il Maestro ed era ovvio, ma, come si diceva l’altra volta, aveva uno scopo primario e ineludibile e cioè presentare un cibo che sazia per sempre: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà”. Sostanzialmente in questo capitolo di Giovanni si definisce il senso dell’Eucaristia, che l’evangelista, unico dei quattro, non proporrà nell’ultima cena: assimilare e condividere la Parola del Cristo (l’Inviato da Dio, “via, verità e vita”, come lui stesso si definisce) riassume sia la Comunione che la missionarietà cui siamo chiamati. Solo attraverso la piena comprensione e diffusione della buona novella, infatti, si perpetua la vera presenza del Messia in mezzo a noi, fino a che il messaggio non avrà raggiunto tutti i confini della terra e allora Egli tornerà nella sua Gloria per dichiarare compiuta la missione affidatagli dal Padre. Con questo taglio di visuale ha senso continuare a far memoria del pane spezzato e del vino, sangue versato per la nuova ed eterna alleanza. Altrimenti tutto si ridurrebbe ad una mera ritualità che rasenta la stregoneria ed accostarsi all’altare per ricevere l’Ostia consacrata una cerimonia vuota di significato. Lo chiarisce Gesù stesso, a conclusione del brano di oggi, con parole scolpite e che gli saranno poi imputate negativamente dagli scettici Giudei: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”.

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