Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Quanti Eldad e Medad…

Scritto il 27 Settembre 2015 12:31 da Plinio Borghi

Quanti Eldad e Medad annoveriamo nelle nostre comunità, a partire da quelle parrocchiali? Pochissimi, eppure ce ne vorrebbero! Chi sono? Due egregi sconosciuti citati nella prima lettura (dal libro dei Numeri) sui quali si posò lo Spirito, per cui cominciarono a profetizzare lì, nell’accampamento, senza recarsi nella tenda di Mosè. Scandalo! “Come si permettono?”, disse un servitore corso da Mosè, “bisogna scacciarli!”. Bella la risposta di Mosè: “Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!”. Quanto mi piacerebbe che tutti i nostri pastori avessero lo stesso atteggiamento di Mosè! Invece temo che i più nutrano i sentimenti del servitore, che provino un senso di fastidio se qualcuno tenta di invadere il loro campo di competenza. Tuttavia, nemmeno la gente è così pronta a dare una mano. Teniamo presente che prima di questo episodio, Mosè, stufo di tenere a bada da solo il più di mezzo milione di persone, lagnose e mai contente, che Dio gli aveva affidato, si era rivolto al suo Signore, che gli aveva garantito, oltre che mandare carne al popolo (premessa del famoso episodio delle quaglie), di affiancarlo con settanta anziani, sui quali avrebbe effuso il suo spirito. Però, e lo riprende anche la lettura di cui si parla, quei settanta profetizzarono una sola volta e poi non lo fecero più. Ecco il motivo per cui ricorse a quei due. Noi abbiamo ricevuto tutti quello Spirito col Battesimo e ci siamo quindi impegnati con la Cresima, ma poi? Quanti si sentono coinvolti nell’opera missionaria della Chiesa e cioè nel profetizzare? Eppure Gesù, proprio nel vangelo di oggi, assume lo stesso atteggiamento di Mosè, quando Giovanni voleva impedire che alcuni non seguaci scacciassero i demoni nel suo nome: “..Non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi”. Bella strategia in controtendenza, come al solito! Il Maestro in buona sostanza ribadisce  che quello che conta è operare il bene e agire per il bene. Se poi chi lo fa si muove nel suo nome, anche se non appartiene alla Chiesa o alla comunità, ben venga. Quanta energia sprechiamo in contrapposizioni inutili! E quanto potenziale avremmo se chi cammina nella stessa direzione cercasse di farlo assieme, da compagni di viaggio e non da concorrenti. È un chiaro invito alla vera apertura verso l’altro.

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