Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Tendere la mano…

Scritto il 25 Ottobre 2015 11:35 da Plinio Borghi

Tendere la mano in cerca di aiuto o farlo per dare aiuto è un gesto che mi ha fatto sempre tanta tenerezza, specie se a compierlo è un bambino o un vecchio in difficoltà o un povero che chiede l’elemosina. Come non ricordare la sicurezza che ti dava tendere la mano quando sapevi che c’era la mamma o il papà che te l’avrebbe presa con fermezza? Come non guardare con occhio di riconoscenza la guida o il compagno di cammino che afferra la tua mano per aiutarti a superare l’ostacolo? E come non esprimere gratitudine allo sconosciuto che ti consegna l’elemosina senza altezzosità e senza farti sentire a disagio? C’è uno scambio di sensazioni positive in tutto questo, perché pure chi dà aiuto ha bisogno di sapere che l’atto è importante per chi lo riceve. Anche il darsi la mano è ricco di significati, che vanno dal saluto formale a mettere una persona a proprio agio, dalla solidarietà alla complicità, dall’espressione di fiducia al gesto rassicurante e non ultimo alla tenerezza dei due innamorati, che camminando tenendosi per mano manifestano come in nessun altro atteggiamento la loro intimità. Tutti questi pensieri mi si sono accavallati leggendo la liturgia odierna, dalla quale traspare un Dio misericordioso, attento, conduttore del suo popolo, fautore di grandi cose, ma che ha bisogno del nostro aiuto e che noi gli si rivolgiamo per dare la nostra disponibilità. Gesù ne fa sintesi con la guarigione di Bartimeo, il cieco figlio di Timeo (i diseredati nel vangelo, al contrario dei ricchi, sono sempre chiamati per nome, in questo caso c’è perfino la declinazione della paternità!), il quale gli tende la mano e grida forte il suo bisogno di aiuto, al punto di infastidire i seguaci del Messia. Ma questi si ferma e lo chiama, dimostrandosi così “gratificato” da tanta insistenza. E ne ha ben donde, perché infatti lo guarisce ridandogli la vista, ma, come ha fatto in altre occasioni e affinché sia chiaro che nulla gli è piovuto dall’alto, lo congeda con la famosa frase: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. Non ha detto “ti ha guarito”, perché il Maestro non è affetto da falsa modestia, la guarigione è stata opera sua, ma ha fatto capire come la fede sia base per un rapporto efficace, dignitoso e affettuoso. Bartimeo, peraltro, non se n’è andato, ma si è aggregato ai seguaci. Fervorino finale: perché non riflettiamo sull’atteggiamento che assumiamo quando preghiamo?

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