Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Vita e sofferenza

Scritto il 15 Ottobre 2015 11:57 da Plinio Borghi

Vita e sofferenza sembrano un binomio ineluttabile, specie se lo condiamo con tutto il nostro pessimismo, capace di farci smorzare anche la gioia di vivere. È chiaro che la nostra condizione umana ci predispone a entrambe, a volte in modo alternato e altre in contemporanea; è altrettanto chiaro che per taluni prevale, in forma più o meno preponderante, la sofferenza e per altri, apparentemente più fortunati, la gioia. Sta a noi saperle gestire per creare il giusto equilibrio e non soccombere passivamente alla prima o bearsi irresponsabilmente della seconda. Potremmo portare ad esempio tante situazioni di persone che hanno saputo perfino vivere con gioia la loro enorme e continua sofferenza, anche senza scomodare i santi conclamati, ma non è questo il punto. Semmai va analizzato il senso che noi siamo disposti a dare all’una e all’altra. Diciamo che la vita è una missione da portare a termine, è un percorso, quasi sempre a ostacoli, che richiede impegno per superarli, ma ci corrisponde anche con altrettante soddisfazioni, se sappiamo coglierle nel modo giusto e tenere conto di quanto la gioia sia intrinsecamente più labile della sofferenza. In tutto ciò la fede ci offre una mano consistente, se cominciamo intanto a vivere il Vangelo non come un giogo, bensì come una cosa impegnativa ma bella: non a caso esso è definito la “buona novella”. Che è un Dio che assume la nostra natura umana, che ne vive tutti gli aspetti e che soprattutto nella sofferenza e nella morte ignominiosa riesce, con la resurrezione, a riscattare tutte le nostre debolezze e a proiettarle oltre la vita stessa. Così ci parlano Paolo e Isaia oggi. E Gesù ci dà anche la chiave per investire al meglio: il servizio agli altri. Chi pensa di farsi strada a gomitate e, nella convinzione di essere al centro del mondo, pretende che tutto gli giri attorno; chi si arroga il diritto di passare sopra a tutto e a tutti e di fare il prepotente; chi si ritiene titolare del diritto alla felicità e se gli altri non ce la fanno chi se ne frega finisce per sbattere il naso e non solo non arriva primo, ma non arriva proprio. Certo, che si voglia o meno seguire il Maestro, c’è comunque da portare la croce, ma un conto è trascinarla stancamente e un conto è abbracciarla con gioia, come fece Lui. In questo caso il binomio più consono a noi cristiani sarà: vita e felicità.

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