Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Che s’ha da fa’?

Inserito il 13 Dicembre 2015 alle ore 12:11 da Plinio Borghi

Che s’ha da fa’? E’ una domanda dalle varie sfaccettature. Può significare incertezza, per chi non sa che pesci pigliare, ovvero sconforto, come per quel genitore che si trova ad avere a che fare con un figlio incorreggibile; ma  può scaturire anche dal bisogno di chiarimento o essere una risposta ad una vera e propria richiesta di disponibilità. Fatto sta che nel vangelo di oggi troviamo descritte tutte queste situazioni negli interrogativi che i nuovi convertiti rivolgono a Giovanni, ai quali egli risponde sì in modo differenziato, a seconda di chi lo interroga (le folle, i pubblicani, i soldati), ma le cui risposte hanno tutte un unico comun denominatore: la condivisione, che si può esprimere con la generosità, la correttezza, la magnanimità e via dicendo. Il Battista si ferma al minimo, non è lui il Messia che ha da venire e che, dice, non si limiterà a battezzare con acqua, bensì in Spirito Santo e fuoco. Infatti, più avanti ci sarà un altro giusto, giovane e ricco, che chiederà al Maestro cos’altro poteva fare e allora Gesù sarà più drastico e perentorio: lo inviterà ad alienare tutto quello che ha, darlo ai poveri e poi seguirlo. Sappiamo com’è andata a finire: era chiedergli troppo. Inutile nascondersi che pure noi siamo più propensi a tirarci indietro e che il più delle volte si condivide, se siamo generosi, il superfluo, talora, se tirati per i capelli, anche l’utile, ma quasi mai il necessario. Quanto ad aprire la discussione sulle nostre impostazioni o a mettere in gioco addirittura la vita, ne corre ed è tutto da vedere. Certo, le prospettive sono allettanti, ma la nostra poca fede non sa tradurle in certezze e quindi lasciare il certo per l’incerto non è nelle nostre corde! Ecco, questo è un altro di quegli aspetti sui quali l’Avvento ci interpella e apre ogni volta nuovi scenari. Non ci viene chiesto di agire alla cieca, ma di ripercorrere le ragioni del nostro modo di essere, di scuotere la nostre coscienze intorpidite dall’abitudine, per scoprire se c’è spazio per volare più alti, per dare ancora senso al Salvatore che viene. La festa dell’Immacolata non è stata posta a caso in questo periodo di “revisione”. Maria è il più fulgido esempio di stravolgimento della propria vita, non per sé, ma per veicolare la redenzione di tutti. All’annuncio dell’Angelo non s’è nemmeno chiesta: “Che s’ha da fa’?”. Ha risposto subito: “Si faccia di me secondo la Sua parola”. Eh, beh, tutta un’altra musica. Magari da tentare di imitare.

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