Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Ci voleva Charlie Hébdo…

Inserito il 17 Gennaio 2016 alle ore 12:03 da Plinio Borghi

Ci voleva Charlie Hébdo, con la sua provocante copertina, per scatenare la reazione all’unisono delle tre religioni monoteiste, a prescindere dai rispettivi motivi di divisione interna ed esterna? Il tutto in un quadro di tensioni tra Arabia Saudita e Iran, che riflette ataviche e viscerali contrapposizioni tra sunniti e sciiti? Ognuno ha le proprie gatte da pelare e anche noi abbiamo le nostre, se siamo ancora alle prese con la settimana di preghiere per l’unità dei cristiani, che inizia appunto domani. Secondo me è giunto il tempo di voltare pagina e cambiare registro. Occorre passare innanzitutto dalle preghiere ai fatti: non è possibile che si stia ancora a spaccare il capello in quattro per trovare la strada dell’effettiva unità fra i cristiani! Come non è possibile che nel terzo millennio ci sia ancora qualcuno che in nome di Dio, dell’unico Dio comunque lo si chiami, opprima e uccida il prossimo. È vero che Gesù ha detto che gli inferi non prevarranno, ma non dobbiamo nemmeno fare la fine del famoso Romoletto, che il Signore aveva promesso di salvare dal diluvio universale e se n’è stato lì passivamente ad annegare perché tanto gli era stata garantita la salvezza! Oggi Satana è rappresentato non solo da ISIS e quant’altro, ma pur da discordie e divisioni futili e inconcludenti, sostenute solo dal recondito desiderio di prevalere sull’altro. Se vogliamo “forzare” la mano di Dio, come ha fatto nel vangelo di oggi Maria con Gesù, dobbiamo superare le divisioni interne, che anche per l’Islam non sono altro che contrapposizioni di potere, e sederci tutti allo stesso tavolo, senza aspettare l’ennesima provocazione. La diversa identità religiosa non deve inibire la ricerca degli obiettivi comuni, anzi, deve cominciare ad essere valutata come un arricchimento degli strumenti utili, contrastando ogni tendenza a strumentalizzare la fede per meri fini temporali. Attorno a un tavolo comune, meglio se imbandito, con tutti i coltelli sopra e non sotto, ogni forzatura è d’uopo per non rovinare il clima. Se il Messia stesso è stato indotto a rivelarsi col primo miracolo, per non guastare la festa agli sposi di Cana, in modo così semplice da sembrare banale, come quello di tramutare l’acqua in vino, vogliamo credere che non s’impegnerebbe altrettanto per noi e per quella pace verso la quale ci ha sempre sollecitati se ci vedesse sinceramente uniti ad operare in tal senso? Riflettiamoci un po’ sul serio, tutti: non è materia che riguarda solo i governanti.

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