Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Maria, madre di Dio

Inserito il 3 Gennaio 2016 alle ore 11:59 da Plinio Borghi

Maria, Madre di Dio: è la qualifica più sublime cui persona umana potesse mai anelare. Introducendo questa festa proprio all’inizio dell’anno solare, evidentemente la Chiesa ha voluto non solo rafforzare l’attenzione su questo grande mistero, ma anche dimostrare come, attraverso tale maternità, Dio sia effettivamente e prepotentemente entrato nella storia dell’uomo. E l’ha fatto nel modo più stravolgente: l’incarnazione di suo Figlio. Fin qui, Maria avrebbe potuto essere relegata a mero strumento; no, dapprima l’ha resa tempio immacolato, degno di accogliere il suo Creatore, e poi l’ha eletta a Sua Madre, rendendo nel contempo tutti noi, già Suoi figli, fratelli in Cristo. Avessimo capito male, ci ha pensato Gesù stesso, sulla croce, ad affidarci a Maria tramite Giovanni. Un tempo la liturgia contemplava in questo giorno la circoncisione di Gesù, come oggi, nella domenica prima dell’Epifania, ne festeggiava con una certa solennità il nome e in quella successiva la Santa Famiglia. Probabilmente c’era un che di cronologico in quell’impostazione, che rischiava di rendere la sequenza un po’ avulsa dalla realtà del nostro tempo e noi meno attenti a come i fatti ci coinvolgano ancor ora nella vita attuale. Fissare ad esempio la festa della Santa Famiglia subito dopo il Natale, a prescindere dagli avvenimenti che ogni evangelista racconta, ci induce a far mente locale sull’importanza di questo nucleo, vitale per la Chiesa stessa e per la società tutta (e sappiamo bene quanto sia oggi accesa la discussione su cosa intendiamo per famiglia e di come ne valorizziamo la formazione). Idem per la maternità divina di Maria, che diventa ipso facto l’interceditrice per eccellenza (quando mai si nega qualcosa all’insistenza della propria madre?). Il vangelo di oggi è il medesimo che abbiamo letto a Natale nella Messa del giorno e cioè il Prologo di Giovanni, a significare che il messaggio che attraversa il periodo che stiamo vivendo non perde di pregnanza: le tenebre non vinceranno mai la luce e questa ci indica, nel Salvatore, la natura del Padre e la nostra prospettiva di eredi, come sottolinea San Paolo nella seconda lettura. A noi il compito di far spazio alla Sapienza, descritta nella prima lettura, che ha piantato la tenda in questo mondo, riconoscendola e seguendola, pena incorrere, per indegnità, nella perdita del diritto all’eredità che ci spetta.

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