Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Il florilegio paolino…

Inserito il 7 Agosto 2016 alle ore 12:38 da Plinio Borghi

Il florilegio paolino, proposto dalla liturgia di oggi per dimostrare la forza della fede e quanto si arrivi a fare se ci si crede, induce a trarne conclusioni valide anche sul piano “laico”. Se andassimo a spulciare tutti i risultati ottenuti in ogni campo o ad analizzare tutte le conquiste che l’uomo è riuscito a perseguire, ci accorgeremmo che il minimo comun denominatore è costituito da una convinzione incrollabile e da una determinazione granitica di farcela. Sicuramente i procedimenti o i percorsi saranno stati costellati di dubbi, e guai se così non fosse, ma questi non hanno fatto che incrementare e incentivare il cammino verso il risultato. La differenza fra queste impostazioni e la nostra fede sta “solo” nel fatto che noi sappiamo qual è l’epilogo, anche se non lo conosciamo, in senso etimologico, perché la conoscenza è proprio il premio finale. Sembra una contraddizione, un controsenso, ma in realtà non è così, dato che l’occhio della fede va oltre la logica. Per questo chi non ha questo dono, se è un laico onesto, ce lo invidia. Ne ho conosciuti di persone e personaggi sedicenti non credenti che mi hanno dato conferma di ciò, anche se ne ho incontrati altrettanti che catalogavano tout court come mistificanti i motivi e pertanto le azioni conseguenti al nostro credo. Per la cronaca fra questi ultimi non ho mai annoverato ricercatori di qualsivoglia spessore, perché questa sì è una logica stringente: chi è onesto nella ricerca, vuoi del risultato scientifico, vuoi della verità, non può non ammettere che la fede costituisce una marcia in più. Certo, non basta pensare di averla e di custodirla gelosamente, come il servo infingardo della parabola dei talenti; bisogna investirla e il vangelo di Luca, da domenica scorsa, continua a dirci come: accumulando con le risorse terrene un tesoretto utile al regno dei cieli. Oggi è in evidenza l’elogio al servo sempre preparato all’arrivo del padrone: chi si lascia andare approfittando dell’assenza sarà sopraffatto dall’improvvisa comparsa e ne pagherà le conseguenze; chi invece avrà atteso “attivamente” e avrà continuato ad amministrare bene sarà depositario di una fiducia illimitata e avrà molto più di prima. Bella la conclusione del brano, anche questa apparentemente illogica, ma oggetto di profonda riflessione per tutti, specie per chi riveste incarichi di responsabilità: “A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà chiesto molto di più”.

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