Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Un mondo di esaltati…

Inserito il 28 Agosto 2016 alle ore 11:49 da Plinio Borghi

Un mondo di esaltati come il nostro rende ridicolo anche il solo termine di “umiltà”. L’umile è un perdente. Il più diseredato è convinto di dover insegnare e ritiene un diritto l’arrembaggio in tutte le circostanze in cui gli sia possibile. Non ha importanza se così mette in difficoltà gli altri o la società stessa: si arrangino anche loro! Questo atteggiamento genera una vera e propria cultura ed è contagioso, al punto che viene percepito anche oltre confine da chi poi viene accolto come ospite, il quale, oltre a rifiutare di farsi identificare o di chiedere asilo, se le sue mire sono dirette altrove, nel giro di ventiquattr’ore sa già come muoversi e come pretendere ciò che secondo lui gli è dovuto. Le guerre, inutili e stupide in ogni caso come tali, che si accendono un po’ ovunque hanno come base questa alterazione mentale e la storia anche recente ne è la dimostrazione più lampante: esaltati che trascinano popoli interi, il mondo intero, in conflitti epocali, che si sarebbero potuti tranquillamente evitare se solo fosse stato fatto un passo indietro. Passo che in ogni caso hanno dovuto poi compiere, volenti o nolenti, perché di solito finiscono per essere perdenti. Mi piacerebbe entrare nel cervello degli ultimi esemplari, quelli dell’ISIS, per capire quali sinapsi sono scattate per porsi quegli obiettivi assurdi e diventare ciò che sono. Non sono né i primi né gli ultimi che pensano di conquistare il mondo: ne abbiamo ovunque di menti malate che sotto sotto covano mire variopinte, anche se non lo danno soverchiamente a vedere. La liturgia di oggi ci offre una bella lezione di vita (e in parte anche di semplice galateo), ma soprattutto ci dimostra che velleitarismo, esaltazione e arrivismo sono esattamente agli antipodi della saggezza. Chissà per quale analogia, mentre ne meditavo i contenuti, mi è venuto in mente il famoso aneddoto delle due fette di torta messe in tavola, una grande e una piccola. Un maleducato si fionda subito su quella più grande e l’altro lo redarguisce: “Non sta bene, educazione vuole che avresti dovuto prendere la più piccola!”. E l’altro di rimando: “E tu cosa avresti preso?” “La più piccola!”, risponde il primo e il secondo a rincalzo: “Ecco appunto, te l’ho lasciata”. Sembra che non ci sia rimedio all’ignoranza arrogante. L’unico, per tutti, è una buona dose di umiltà. Nella modestia saremo amati dall’uomo e graditi a Dio. Lo dice la prima lettura, un testo piuttosto datato, ma mai passato di moda.

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