Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Siamo al disfattismo puro…

Inserito il 4 Settembre 2016 alle ore 11:55 da Plinio Borghi

Siamo al disfattismo puro. Non bastava anelare al fuoco su questa terra, non bastava essere momento di contraddizione e di divisione, non bastava sottolineare che la vita è uno sforzo continuo perché la porta per la salvezza è stretta e non basta prendere la propria croce. No. Occorre rincarare la dose e porre come condizione l’odio per i propri cari e financo per la propria vita. Beh, qui si esagera e i detrattori del Vangelo, di fronte ad un brano come quello di oggi, vanno a nozze. Già parlare sempre di croce sembra prefigurare una vita di rinunce e sofferenze, se poi ci mettiamo anche l’odio.. Eh sì, è facile strumentalizzare un testo leggendolo a pezzetti! Senza contare che, fuori dalla visione dell’insieme, perdiamo per strada il tono delle singole frasi. Il Maestro anche stavolta ha usato un’iperbole molto forte, dato che il suo messaggio è tutto fondato sull’amore. Ma, pur su un piano prettamente laico, domandiamoci per un attimo: che cosa non si farebbe per amore? Ti butteresti anche sul fuoco! E se incontrassimo ostacoli dalle persone amate? Passeremmo sopra i loro cadaveri! E allora che cosa chiede Gesù ad un discepolo? Né più né meno che questa predisposizione a distaccarsi da tutto e da tutti, per poter abbracciare la croce con gioia, come ha fatto lui. È una questione di valutazione e di scelte, come spiegherà poi nei due successivi capoversi del brano in lettura. Quindi due atteggiamenti ci sono richiesti: l’umiltà di fronte al disegno del Padre, che non conosciamo, ma che passa attraverso la buona novella che il Salvatore è venuto a portarci, e la sapienza del cuore, come invochiamo al salmo responsoriale, che è quella che ci aiuta nel discernimento. In merito a ciò, proprio la prima lettura, dal libro della Sapienza, è emblematica e diretta. Un tempo, col vecchio rito della Messa in latino, quando il sacerdote, dopo l’atto penitenziale, si apprestava a salire all’altare, recitava: “Allontana da noi, o Signore, le nostre debolezze, affinché meritiamo di salire al luogo santo con la mente pura”. Ecco il modo per predisporci alla sequela: mente pura e sapienza del cuore. Il mondo ci guarda, a questo proposito, ed è pronto a deriderci come fa con chi si accinge a realizzare progetti faraonici (vedi i due citati dal vangelo) e poi non ha i mezzi per portarli a termine. Essere suoi discepoli, dice il nostro Messia, richiede una rinuncia totale e questa comporta l’acquisizione dei mezzi necessari per arrivare fino in fondo. Così è.

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