Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Siamo all’epilogo del “Credo”…

Inserito il 6 Novembre 2016 alle ore 10:34 da Plinio Borghi

Siamo all’epilogo del “Credo” e perfino la natura ci aiuta a comprenderlo. D’altronde, cosa meglio della natura può darci la sensazione del ciclo della vita? Quest’aspetto crepuscolare che novembre ci presenta ben si coniuga sia con il ricordo di quanti ci hanno preceduto sia con la conclusione dell’anno liturgico, che già si aggancia, anche nelle argomentazioni, con il nuovo incalzante. Nulla muore in natura, sebbene par di assistere a un arresto generale, nemmeno ciò che in teoria marcisce sul serio, perché anche quello serve a favorire la ripresa della nuova vita: il famoso seme che se non si sacrifica non potrà mai generare la pianta. Così è con i nostri morti, che solo agli stolti possono sembrare tali, recita l’antifona: essi invece sono vivi e sono nelle mani di Dio e non saranno più tormentati dal male, sono in pace. E continuano a rimanere in comunione con noi (“la comunione dei santi”). Certo, non tutti godranno il premio agognato: coloro che non si sono peritati di lasciare questo mondo da giusti non lo avranno, né sarà loro concesso dopo che la resurrezione della carne avrà sancito lo status quo, com’è così ben descritto nel famoso cap. 25 di Matteo. Proprio oggi, per restare in tema, la liturgia ci offre due spaccati interessanti: da un lato la prima lettura, dal secondo libro dei Maccabei, ci racconta la tragica fine di sette fratelli e della loro madre, per mano del re, per non aver voluto tradire i princìpi della fede; moriranno fiduciosi nella promessa di Dio circa la resurrezione. Emblematica la frase che il quarto infine rivolge al re: “Ma per te la resurrezione non sarà per la vita”. Dall’altro lato il vangelo registra una provocazione a Gesù da parte di alcuni sadducei, non credenti nella resurrezione, con motivazioni da presa in giro. Il Maestro risponde a tono, ma anche qui colpisce molto la frase finale, che non è ad effetto, ma evidenzia una sacrosanta verità  di positività e di speranza: “Dio non è il Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui”. D’altra parte, si leggeva proprio la scorsa settimana dal libro della Sapienza, se Dio volesse la morte di qualcosa, non l’avrebbe nemmeno creata!. Ecco riassunto l’epilogo della nostra professione di fede, che vede nel culto dei santi la certezza in cui è riposta la nostra speranza e nel suffragio per le anime dei defunti (tutti, non sta a noi giudicare chi può o non può essersi salvato) la prospettiva aperta dalle parole di Gesù: la vita eterna. Amen.

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