Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Conformismo e anticonformismo…

Scritto il 19 Febbraio 2017 09:36 da Plinio Borghi

Conformismo e anticonformismo sembrano alternarsi nella liturgia di oggi come in un gioco delle parti, non certo per approdare a forme di furbizia che mettano in campo, a seconda della convenienza, varie opportunità di comportamento. Su quello abbiamo già noi di nostro un’esperienza da esibire difficilmente eguagliabile: a parole siamo tutti anticonformisti, contestatori e controcorrente e poi, per farlo, eccoci a dire tutti le stesse cose, a vestirci tutti allo stesso modo, ad assumere atteggiamenti che sembrano impostati col timbro. Il che pare ben sintetizzato nella famosa battuta: “Ricordati, figliolo, che tu sei unico e irripetibile… esattamente come tutti gli altri!”. No, Gesù non è così e in queste domeniche sta sciorinando tutto il suo anticonformismo: oggi insiste nel ribaltare la logica dell’interpretazione pedissequa della legge invitando a porgere l’altra guancia, ad amare il proprio nemico, a cedere al prepotente, a metterti d’accordo con chi hai controversie onde evitare di soccombere davanti al giudice (quanto litigiosi siamo invece noi! I tribunali sono pieni di controversie inutili) e così via. Ma la chicca più forte è quella di domenica scorsa: “Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te (notare che non dice se tu hai qualcosa contro di lui!), lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono”. Agire al contrario vuol dire essere come i pagani, cioè rifugiarsi nella piatta normalità. Tuttavia, subito esplode anche il suo conformismo, ma solo nei confronti del Padre: “Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli”. Non si può essere anticonformisti con Dio, altrimenti si scivola nel soggettivismo. E proprio con quest’ottica si leggono sia la prima lettura, dove il Signore invita Mosè a sollecitare così gli israeliti: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”; sia la seconda, dove San Paolo ci invita ad uniformarci a Cristo, perché noi siamo tempio dello Spirito di Dio e quindi meritiamo il rispetto conseguente, che non è quello di crederci sapienti ragionando come il mondo, bensì di farci stolti agli occhi degli altri, per essere sapienti davanti a Dio. Certo che, a dirla facile, così si sgretola tutto il nostro concetto di diversità. Se poi penso che queste cose si dicevano già duemila anni fa e oltre, mi sa che le nostre pretese di originalità si rivelano ben misere.

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