Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Acqua in un secchio bucato

Inserito il 19 Aprile 2017 alle ore 19:40 da Don Gianni Antoniazzi

Sarà l’effetto del “reddito di inclusione”. Il benessere nasce da una persona ricca di valori, cultura, stabilità e coraggio. Il primo aiuto dev’essere allora di tipo umano e riguarda la formazione

Forse qualcuno non sarà d’accordo con le mie affermazioni, ma è necessario aprire la discussione. Parto da qui: lo Stato deve lottare contro la povertà dei suoi cittadini perché ciascuno abbia il necessario per una vita dignitosa. Su questo non discuto.

Venerdì scorso, però, è stata approvata a palazzo Chigi un’intesa per il “reddito di inclusione”. È un’azione di contrasto alla povertà. La regola prevede un sostegno “fino a 485 euro al mese” per ogni nucleo famigliare che viva sotto una soglia economica e abbia requisiti specifici.

Per qualcuno si tratta di campagna elettorale in vista delle elezioni. Forse l’intenzione è buona ma resta da capire cosa sia la povertà. Essa nasce quando in una famiglia mancano gli strumenti culturali, i valori e lo stile di vita necessario ad affrontare le fatiche quotidiane dell’esistenza. Si arriva all’indigenza anche per solitudine e per quella rabbia che talora coltiviamo nell’animo.

Per combattere queste miserie non è sufficiente un contributo economico, ma serve una vicinanza umana. Serve un’azione personale da parte di coloro che hanno più esperienza di vita e possono trasmettere la propria saggezza ai fratelli che si trovano nel bisogno.

La legge non tocca in alcun modo questi temi, che pure sono decisivi. Per questi motivi ritengo che il “reddito di inclusione” versi acqua dentro un secchio bucato. Chi riceve il denaro mensile avrà una ragione in più per restare seduto sulle proprie pigrizie. Lo sperimentiamo anche in canonica: quando al povero si dà del denaro al posto del cibo, la somma ricevuta vien spesa quasi sempre non per migliorare la propria vita, ma per togliersi uno “sfizio”: gioco o sigarette, alcool o altre dipendenze.

L’esperienza insegna che mettere soldi senza verificare se ci sia qualche capacità amministrativa non ha senso. C’è il rischio di rendere stabile o addirittura peggiorare la situazione iniziale. Per migliorare la vita è necessario un legame d’affetto e un esempio credibile da seguire.

Per questo è necessario che nel nostro gruppo della San Vincenzo possano entrare altri uomini e donne adulti che sostengano i poveri da vicino, senza dare troppo denaro se non quando si è certi di aver tappato, almeno in parte, i buchi più grandi nello stile di vita dei bisognosi.

don Gianni

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