Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Scommettere con Dio…

Inserito il 13 Agosto 2017 alle ore 10:41 da Plinio Borghi

Scommettere con Dio non è conveniente e men che meno provocarlo. Tralasciando la questione di Lucifero, ci ha provato all’inizio dei tempi Adamo e siamo ancora qui a pagarne le conseguenze; nel corso dei secoli le sacre scritture ci ricordano altri episodi finiti male, come, per dirne uno, quello della torre di Babele. Alla base di tutto sta l’eterna tentazione dell’uomo di scambiare la “somiglianza” per “eguaglianza”, vizietto che stiamo coltivando anche nell’era moderna, quando manovriamo la scienza fino a sostituirci al Creatore nell’essere arbitri della vita e della morte non solo nei confronti del creato (che Egli ci ha consegnato perché lo custodissimo), ma addirittura dell’uomo stesso. C’è poco da fare, è sempre in ballo lo spessore della fede che ci ritroviamo, che magari fosse almeno come il famoso granello di senapa: non ci sarebbero problemi di comportamento e potremmo spaccare il mondo! Oggi a darcene l’esempio c’è ancora Pietro, l’apostolo che più ci è affine, mediante la spavalda provocazione al Maestro che è in arrivo alla sua barca camminando sulle acque, con grande apprensione dei compagni che lo prendono per un fantasma: “Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”. Conosciamo l’epilogo: è bastato un soffio di vento più forte per farlo vacillare. Per fortuna Dio ci conosce fin troppo bene e la sua riserva di misericordia è infinita, purché abbassiamo le ali e ristabiliamo le distanze. “Signore salvami!”, ha subito gridato il povero Pietro che stava affondando: non c’erano più dubbi su chi fosse quella sagoma. Questo episodio mi ha fatto tornare alla mente una significativa barzelletta che, visto che è ferragosto, vi voglio riproporre. Un tale si avvicina ad un crocchio di persone che assisteva ai continui lanci dal ventesimo piano del grattacielo di una persona che, giunta a terra, si fermava rimbalzando: plinnn, pilinn, plin.. Avvicinatosi al protagonista gliene chiede ragione. «Semplice – rispose questi – è solo questione di auto convincimento. Al momento del lancio scendi ripetendo a te stesso: “Io sono una palla” e, quando arrivi, ti fermi a piccoli balzi. Vieni con me e vedrai». I due salgono al ventesimo piano e il performer ripete l’operazione invitando l’altro a imitarlo. Questi si decide e si butta ripetendo, piano dopo piano, “io sono una palla, io sono una palla..”. Tuttavia, giunto al terzo piano lo assale un dubbio: “E se fossi un budino?” e subito dopo.. s-ciack. Ogni commento è superfluo.

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