Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Correggere per amore…

Inserito il 10 Settembre 2017 alle ore 11:03 da Plinio Borghi

Correggere per amore è diverso dal correggere con amore: nel primo caso è una questione di sostanza e nel secondo di metodo. Nella figura del medico, o meglio del chirurgo, si nota meglio la differenza: se interviene con amore il paziente è rovinato; deve essere deciso, risoluto e, se serve, anche brutale. Ciò non toglie che lo debba fare per amore, non solo del prossimo, ma anche della sua professione, della sua missione, della sua deontologia. Tanto vale per l’educatore, che agirà sempre per amore e doserà i modi in base alle circostanze e ai soggetti. Sui genitori, non ci piove che operino “naturalmente” per amore, ma in loro è pure essenziale, soprattutto nei primi anni di vita dei pargoli, agire tanto “con” amore, perché è quello che i neonati e gli infanti percepiscono di più. Per la “correzione fraterna”, molto ben esemplificata nelle letture che la liturgia odierna ci propone, il discorso non cambia, con l’aggiunta di un’attribuzione di responsabilità della quale spesso non ci rendiamo conto, anzi, tenderemmo ad eluderla, fedeli al principio che a pensare ai fatti propri si campa cent’anni. Errore! Ezechiele è chiaro: il Signore dice che se tu avrai ammonito l’empio ed egli non si rimedierà, questi morirà comunque, ma tu sarai salvo; se invece non lo avrai distolto dal suo comportamento, tu sarai ritenuto responsabile della sua rovina. Gesù nel vangelo indica addirittura un percorso per le ammonizioni, solo ultimato il quale potrai sentirti “esente” nei confronti del riottoso. Da notare che in tutte e tre le fasi (dialogo personale, poi con i testimoni e infine con l’assemblea) s’impone la massima discrezione e il rispetto. Noi invece tendiamo esattamente all’opposto: pettegolezzo a nastro (l’ultimo a saperlo è sempre l’interessato), tam tam sui social, diffamazione generale (il termine che si usa di solito è più incisivo, ma poco consono in questo contesto) e rovina dell’immagine. Questo non è proprio “agire per amore”, men che meno correzione fraterna. D’accordo, non è facile seguire la strada indicata dal Maestro: le reazioni sono quasi sempre scomposte e nessuno ama sentirsi chiamato in causa. Tuttavia, farlo è un obbligo e se il fratello percepisce che si fa per amore, uno spiraglio per far breccia si apre. San Paolo, nel ricordare che tutta la legge si riassume nell’“amerai il prossimo tuo come te stesso”, conclude con una frase efficace: “L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore”.

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