Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Esterrefatti e molto arrabbiati…

Inserito il 17 Settembre 2017 alle ore 08:29 da Plinio Borghi

Esterrefatti e molto arrabbiati è solo la minima parte della ridda di reazioni che si affastellano quando ti arrivano notizie come quella del branco che si avventa sulla coppia polacca e sul transessuale con una violenza inaudita o dell’ennesimo femminicidio perpetrato con brutalità inusuale, magari coinvolgendo innocui bambini, ovvero della strage del solito ubriacone alla guida, senza contare gli atti terroristici a sfondo pseudo religioso attuati col metodo del “chi ciapo ciapo”. Sono convinto che se nell’immediatezza avessimo fra le mani i beceri fautori di simili misfatti nessuno di noi sarebbe esente dalla tentazione di infliggere loro la più sofisticata e sadica delle torture cinesi finché non abbiano scontato al massimo tutte le sofferenze che hanno fatto patire alle loro vittime innocenti. Eh sì, sembra che la vecchia legge del taglione avesse il suo motivo d’essere. Eppure quand’era in vigore qualcuno predicava: “Il rancore e l’ira sono un abominio, il peccatore li possiede. … Perdona l’offesa del tuo prossimo … Se qualcuno conserva la collera verso un altro uomo, come oserà chiedere la guarigione al Signore?” È il tono della prima lettura di oggi dal libro del Siràcide, che conclude così: “Ricordati dell’alleanza con l’Altissimo e non far conto dell’offesa subita”. Siamo a livello di anteprima, perché Gesù nel Vangelo va oltre e non solo incita a perdonare, sempre, ma addirittura ad amare chi ti fa del male. La nostra tendenza relativistica ci porterebbe ad insinuare che è la logica dei Maestri della fede pretendere il massimo per ottenere almeno il minimo e battere insistentemente su questo tasto, data la nostra natura umana refrattaria e reattiva, pena il caos morale, e anche sociale. Tuttavia, è chiaro a tutti che, se potessimo agire d’istinto, quale merito ce ne deriverebbe? L’eroismo che ci è chiesto per essere santi consiste nel vivere con serietà il nostro credo nella quotidianità delle cose. Non è facile e in ogni caso ci vuole il suo tempo ed è proprio il tempo che prima o poi ci fa vedere anche i misfatti più repellenti sotto una luce diversa, nell’approfondire le situazioni a monte. Di primo acchito il povero nonno della strage di Erba continuerà a sembrare un marziano, ma poi ci accorgiamo che forse la sua fede salda ha accorciato i tempi per arrivare alla comprensione. Mentre scrivo, sto sentendo il Papa a Bogotà e la mia poca fede induce la ragione a pensare all’utopia. E invece… chissà!

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